OUSITANIO VIVO ottobre 1998

Tribuna etnica

Sos fizos liberos de Sardigna
a cura di Massimo Manavella

La Sardegna non è nelle spiagge della Costa Smeralda e nelle strade di Porto Cervo, dove è normale incontrare i Vip. La Sardegna è una terra dove la Natura si è divertita a spargere a piene mani, manciate di bellezza. La Sardegna è la gelosa custode di una solitudine misteriosa, che ti cattura lentamente, se sai ascoltare. La Sardegna è la terra dei nuraghe, delle tombe megalitiche e dei pastori, che scendono nei paesi della costa per vendere il loro pecorino. Uomini fieri: moderni discendenti dei re pastori della civiltà nuragica. La Sardegna è tant’altro ancora e spiace vedere navi da guerra statunitensi, ferire le sue splendide acque. I figli liberi di Sardegna sono stanchi di vedere la loro terra, sul tavolo di un’asta che pare non aver fine.

Ne parliamo con l’ingenier Bastianu Compostu, coordinatore nazionale di Sardigna Natzione, probabilmente il movimento sardista più vivace ed attivo.

Parlaci del vostro movimento.

Il nostro partito nasce da un’esperienza particolare, quella di Su Popolu Sardu, movimento nato nel 1972, su un binomio rivoluzionario per quel periodo: Socialismo e Autodeterminazione. Siamo nell’epoca dei gruppi extraparlamentari, ed esso trae origine dall’esperienza di Emilio Lussu e Simon Mossa. Mossa, meno conosciuto, era un indipendentista convinto, al contrario di Lussu che, secondo me, fece un errore madornale ed irrimediabile per il sardismo. In un momento in cui il movimento sardo era al suo massimo storico, avendo raggiunto punte del 70% dei voti, lui lo spaccò, fondando il Partito Socialista Sardo, il quale ebbe circa sei mesi di vita e poi confluì nel Partito Socialista Italiano.

A quell’epoca noi eravamo molto giovani, io mi affacciavo al mondo politico attraverso le pagine del Manifesto, molti miei compagni erano rientrati in Sardegna dopo l’esperienza dell’emigrazione in Italia ed in Germania. Nel corso di incontri e discussioni, iniziammo a prender coscienza della situazione particolare della Sardegna, attraverso le teorie sull’autodeterminazione dei popoli, si fece strada il concetto di nazione e della condizione di colonia della nostra terra. Il tutto unito alle teorie di Marx e Lienin, che stavano avendo in quel periodo una diffusione capillare tra i giovani. Costituimmo Su Popolu Sardu che prese subito piede, nacquero sedi ovunque in Sardegna; in Italia a Roma, Firenze e Torino; persino in Germania ed in Australia. Siamo arrivati ad avere nel ’79 un movimento incredibilmente radicato, ed in quell’anno passammo all’esperienza elettorale insieme al Partito Sardo d’Azione, movimento molto piccolo che raccoglieva ciò che era rimasto dopo la diaspora di Lussu. Noi sul territorio eravamo molto più forti e radicati, per dare un esempio alla sezione di Roma c’erano, quell’anno, 250 iscritti. Ma quando si andò alle urne praticamente tutte le preferenze, circa 40 mila voti, andarono al P.S.d’Az., noi non avemmo neanche un eletto.

Il risultato mette in crisi il movimento, ne escono diversi dirigenti, tra i quali alcuni fondatori (Mario Carboni, Gianfranco Pintora, Agostino Colombano) per confluire nel P.S.d’Az.

Angelo Caria con il sottoscritto ed alcuni altri, dà il via ad un nuovo processo politico, nel quale vengono elaborate teorie indipendentiste in termini chiari: mentre prima era per noi fondamentale che la lotta di classe e l’autodeterminazione avessero un’evoluzione parallela ed assolutamente collegata, con il nuovo progetto cambiammo strada e restando fedeli all’ideologia socialista, donammo, però, priorità assoluta alla liberazione del nostro popolo. Il Movimento cambiò nome prima in Sardigna e Libertade e poi in Partidu Sardu Indipendentista. La nostra linea politica completamente rielaborata ci diede la consapevolezza che i sardi non dovevano farsi assolutamente intrappolare in gabbie ideologiche collaudate per altre situazioni politiche, riferendoci agli schieramenti politici italiani. L’essere sardista diventò completamente slegato dalla fede politica di ognuno. Lanciammo il Progetto dei 3 Livelli, all’interno dei quali ogni sardo avrebbe potuto trovare la collocazione che più gli si confaceva: al I° livello gli indipendentisti; al II° livello Sardigna Natzione che raccoglieva gli autonomisti ed i federalisti; al III° livello La Casa Comune dei Sardi, all’interno del quale si ritrovavano tutti coloro che ritenevano che la Sardegna avesse dei diritti da difendere sia di tipo sociale che etnico.

Come al solito però le scadenze sono dettate dalle elezioni, quindi questo progetto è stato costretto ad un’accelerazione per presentare un cartello politico, col nome di Sardigna Natzione alle elezioni. Il nome affascinante fece presa, non sbancammo, ma prendemmo oltre 56 mila voti e per 130 non avemmo un senatore a Roma. In seguito a questo successo tutti i movimenti ed i gruppi che gravitavano intorno al Progetto, con vari gradi di coscienza sardista, si identificarono completamente in Sardigna Natzione. In pratica i tre livelli si fusero, tra l’altro senza alcun congresso del partito, perciò sta di fatto che attualmente S.N. non ha un suo statuto, ma continua a far riferimento a quello del Partidu Sardu Indipendentista. Quindi siamo un movimento del tutto anomalo, che funziona in maniera particolare, l’organo supremo è il Coordinamento Nazionale formato da una quarantina di persone, non fisse, poiché non è necessario essere eletti ed avere un’investitura per partecipare al coordinamento e le proposte dell’ultimo arrivato contano quanto quelle dei fondatori. A prima vista potrebbe sembrare una nebulosa caotica, invece ti assicuro che funziona molto bene, permettendoci una discussione molto fertile e proficua e le decisioni prese sono realmente tali per tutti. Le iniziative promosse, anche quelle piuttosto rischiose, hanno la totale adesione. Per iniziative rischiose intendo azioni di protesta, gestite dal movimento, con la massima precisione, ma che possono far rischiare la galera ai militanti. Queste azioni, per lo più a carattere simbolico sono promosse con regolarità dal movimento, a questo scopo è stato creato il corpo delle Chentu Berrittas ( Cento Berretti). Per non essere scambiato per un corpo paramilitare e quindi perseguibile penalmente, le Berrittas un tipico berretto sardo, vengono tenute in una scatola che viene potata sul luogo della manifestazione, per essere indossata da chiunque lo voglia. Ne abbiamo offerta una anche agli agenti Digos, intervenuti per controllare il nostro operato. Naturalmente chi indossa la Berritta deve esser cosciente dell’incarico di rappresentante del popolo sardo, che si assume. Gli antichi governatori sardi si chiamavano Giudiches, ebbene chi indossa la Berrritta deve pensare a loro quando lo fa, per essere consapevole di quello che sta facendo. Durante tutto il corso della manifestazione le Chentu Berrittas sorvegliano e rilevano se vengono compiuti atti nocivi per il popolo sardo. Durante, ad esempio, una visita di Scalfaro in Sardegna, le Chentu Berrittas si schierano, dopo l’omaggio alla bandiera sarda, quale rappresentanza della nostra nazione, valutando e verbalizzando se nel suo discorso vengono pronunciate affermazioni che offendano il popolo sardo.

Non ti fai l’idea del fastidio che dà alle istituzioni italiane, le quali vengono sempre avvisate della presenza delle Chentu Berrittas dai comunicati stampa.

Attualmente nella politica sarda ci sono notevoli evoluzioni. Il nostro linguaggio, le nostre rivendicazioni stanno passando a livello popolare, siamo di fronte ad un livello di sensibilizzazione di massa. Sentiamo parlare di autodeterminazione e di sardismo dagli esponenti sardi di tutti i partiti italiani. Giorni fa sono stato invitato alla presentazione di una Costituente Sarda, promossa dal Polo delle Libertà. Perciò l’obiettivo della sensibilizzazione popolare è stato raggiunto, adesso si tratta di trovare il sistema per far fruttare tutto ciò, e soprattutto fare in modo di non essere travolti dalla propaganda fine a se stessa dei partiti italiani. Sardigna Natzione non ha l’ambizione di diventare il partito unico dei sardi anzi, noi ci consideriamo un sorta di lievito che serve per far crescere il nostro popolo. Il progetto che abbiamo attualmente in cantiere, il Polo Dei Sardi, un nome infelice ma che rende subito l’idea di che cosa si tratti, è nato come necessità di adeguamento di fronte ai nuovi scenari politici.

Sono già stati fatti quattro congressi ideologici, dove si sono intraprese discussioni con tutti i movimenti sardisti e con parecchi rappresentanti sardi di partiti italiani. Purtroppo le ultime elezioni amministrative hanno di nuovo rallentato i lavori e ci hanno visti ancora una volta, speriamo l’ultima divisi. S.N. aveva intenzione di presentare alla tornata elettorale il Polo dei Sardi, non essendo stato possibile si è presentata da sola. Il P.S.d’Az. si è presentato con l’UDR, mentre Costituente Sardista altro piccolo movimento, si e presentata con l’Ulivo. Nei grossi centri nessuno ha avuto risultati imporanti, in quelli piccoli le cose sono andate decisamente meglio. Tutti noi puntavamo molto su Cagliari, anche per una questione simbolica, ma il sistema maggioritario ci ha schiacciati.

Quindi il vostro rapporto con gli altri movimenti sardisti è buono…

E’ oserei dire ottimo, anzi loro comunicano attraverso noi. Attualmente sto girando per risistemare i contatti allentati a causa delle elezioni amministrative. Il Discorso che sto portando avanti è questo "Noi vogliamo costituire l’aggregazione per le regionali, vi facciamo scegliere tutto, a noi non interessano le cariche, l’unico nostro obbiettivo è che il Polo dei Sardi funzioni, chi vuole gli assessorati che se li prenda pure. S.N. non esiste per questi motivi…"

Il problema è la difficoltà di dialogo tra loro degl’altri gruppi, ma questa aggregazione sarà l’unico modo per poterci contrapporre agli schieramenti italiani.

In parallelo funziona il Congresso dei Sardi che costituisce lo strumento etnico. E’ un agglomerato di intellettuali che sta funzionando particolarmente bene. Sono quaranta studiosi sardi, firmatari della Carta degli Etnisti, che prevede la costituzione di un Governo Morale, col compito di promulgare vere proprie leggi che impegnino moralmente i sardi verso la loro nazione. Uno dei primi deliberati potrebbe riguardare la questione dell’unicità della scrittura del sardo. Non per porre divieti, ma per richiedere un impegno morale, nell’usare tutti la medesima grafia, in modo che la nostra lingua venga maggiormente tutelata. Impegno morale che diventa automaticamente quasi un vincolo, poiché dal momento in cui la maggioranza vi aderisce, colui che non lo fa sa che le sue pubblicazioni rimarranno isolate e prive di riscontro nelle vendite. Tutto questo negli esclusivi interessi della nostra lingua. Una miriade di grafie sono da considerare come delle malattie per la lingua, che prima o poi la portano alla morte.

Un altro deliberato potrebbe riguardare la scuola sarda, in modo da renderla più operosa verso la nostra cultura e formare in modo migliore le generazioni sarde future. A questo scopo sono addirittura previsti dei finanziamenti, dalla legge regionale sulla tutela della nostra lingua.


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