OUSITANIO VIVO Settembre 1997


Il Celeste Impero e le sue colonie


Dopo la restituzione di Hong Kong alla Cina da parte del Regno Unito nel luglio scorso, può sembrare un po'sconcertante analizzare lo scenario geopolitico dell'Impero del Mezzo sottolineandone le fratture interne ed i rischi di sfacelo.
Purtroppo, per chi non si accontenta dell'apparenza, questa analisi si deve fare. Perchè sembra chiaro agli osservatori che tutti i colossi del mondo hanno piedi d'argilla. La loro potenza attuale non garantisce ai grandi Stati un futuro assicurato e non garantisce nemmeno la permanenza del loro assetto territoriale.
Questo vale per gli USA, per la Russia, per l'India, per il Brasile e ovviamente per la Cina.
Riguardo il futuro nulla è sicuro. Ma per chi crede come me, nella forza radicale delle aspirazioni etnolinguistiche, nella potenza rivoluzionaria delle culture sottomesse e nell'intesa obbligata tra popoli diversi nel quadro di associazioni macroregionali, conviene studiare da vicino queste realtà.

Forze e debolezze della Cina
L'odierna Repubblica popolare cinese si presenta come una massa territoriale compatta pressapoco estesa come l'Europa ma senza quelle appendici pen solari che sono tipici del nostro continente.
Come noto sul piano demografico è altrettanto massiccia. Va tuttavia segnalato che il 90% del miliardo e 200 milioni di cittadini cinesi vivono nella metà est del paese.
Avendo tre millenni alle spalle, la civiltà cinese è sicuramente quella più radicata di tutte le civiltà umane. Ha subìto molteplici influenze dovute a parecchie invasioni della Cina originaria da parte dei popoli della steppa (Unni, Mongoli, Turchi, Manciù) e dei Tibetani. E' stata sottoposta a tentativi di conversione religiosa da parte dei Semiti (Arabi, Ebrei, Aramei) e degli Europei.
Ha assorbito tutto, invasori e culture diverse. Malgrado la loro potenza economica e militare, Europei, Russi e Americani restarono estranei al popolo cinese e non poterono avere un ascendente tale da influire sul suo destino se non in modo marginale.
Nel corso dei secoli, irradiante dalla sua culla antica, la civiltà cinese è diventata un collante molto pregnate tra popolazioni e culture diverse: i bacini dei fiumi Giallo (Hoang Ho) e Azzurro (Yangzijiang) verso sud in direzione dell'Indocina e verso il nord-est, verso la Corea e il Giappone.
Questo si verifica a livello linguistico: col sistena di trascrizione ideografica, un testo scritto in mandarino, cioè nella lingua cinese, poteva senza difficoltà essere letto da Giapponesi o Vietnamiti nonostante la profonda diversità delle loro rispettive lingue.
Un altro ruolo è toccato al confucianesimo, la dottrina filosofica e morale elaborata nei secoli V° e IV° a.C. da Confucio e Mencio, poi sviluppata dai mandarini i burocrati del "Celeste Impero". Questa filosofia ha avuto ed ha tutt'ora un influenza enorme sui Cinesi e i popoli vicini. Non è un caso se la Cina del "nuovo corso" e del "socialismo di mercato" sta rivalutando in fretta il suo patrimonio morale confuciano che, comunque, non era stato totalmente cancellato nel marxismo-leninismo in salsa maoista.
E' caratteristico della Cina e dell'India, civiltà dei grandi fiumi, l'avere mantenuto una profonda unità etnica, linguistica e culturale di centinaia di milioni di esseri umani nell'arco di parecchi millenni. Parlano oggi tre dialetti vicini al mandarino 850 milioni di Han, ai quali si possono aggiungere 90 milioni di locutori dello xiang (Hunan) e del kan (Jiangxi), idiomi differenziati dell'etnia han.
L'unità politica cinese si è formata in tempi remoti, unendo le terre della Cina settentrionale, l'impero fu fondato dalla dinastia Qin nel 221 a.C.. Da quell'epoca ci furono secoli di unità ed altri di scissioni dovute sia alle conquiste dei Barbari, sia alle rivalità interne. Ma sempre si mantenne vivo lo spirito nazionale, mai rotto dagli invasori sempre assimilati.
A seguito del crollo della dinastia Qing, nel 1911, passarono decenni di frantumazione politica con le manovre interessate degli Europei e quindi la crudele invasione giapponese. Sulla scia di una lunga lotta di liberazione nazionale e sociale, il potere maoista di chiaro stampo nazionalista e comunista fu in grado di reggere a lungo questo paese enorme e molto diversificato.
Il maoismo mantenne l'unità delle cosidette Diciotto provincie, cioè la Cina più autentica, e agganciò risolutamente le colonie periferiche al centro concedendo statuti di fittizia autonomia alle numerose minoranze etniconazionali. Solo la dittatura del partito comunista, il partito unico, permise di tenere insieme enormi regioni con degli interessi e delle aspirazioni spesso in contrasto.
Malgrado le frustazioni per la gente comune, legata ad una cultura imperniata sulla famiglia, la dittatura maoista fu inoltre capace di fermare il fenomenale incremento demografico e nello stesso tempo di dare l'avvio ad un processo di decollo economico. Questo però raggiunge i suoi limiti e dopo Mao Zedong il cambiamento più significativo fu l'incentivo dato nel campo economico alle iniziative private.
Con Deng Xiaoping e Zhao Ziyang alla guida del paese si è fatta avanti la Cina del terzo millennio. Nelle regioni i più in contatto con l'estero, cioè le aree costiere, da Pechino al nord fino a Canton al sud, un vasto movimento di liberalizzazione dell'economia sta trasformando radicalmente la società cinese sia nel livello di vita sia nella mentalità. Le provincie, emancipate dal potere centrale, hanno politiche economiche autonome e possono commerciare. Purtroppo restano disomogenei i progressi dell'economia e l'incremento della ricchezza nazionale. Le provincie ricche e quelle povere possono avere violenti contrasti tra di loro ed arrivare fino allo scontro bellico, come è recente nel caso dello Zhejiang e dell'Anhui, o del Guangdong e del Hunan.
Si accresce il profondo divario economico tra provincie costiere ed interne, tra le zone favoreggiate e quelle no, tra gli individui arricchiti in fretta - spesso i quadri del partito comunista - e gli altri. Aumentano le probabilità di un colossale spostamento di disoccupati. Negli anni venturi inquietante appare l'arrivo ipotizzato di 200 o 300 milioni di persone nelle zone trainanti.
Altrettanto preoccupante sembra la volontà del governo di preservare il potere assoluto del partito unico oramai svuotato del suo ideale sociale. Ai vecchi slogan proletari ed anti-imperialisti è subentrato il nuovo "arricchitevi". Scommettendo sugli interessi degli stessi Cinesi e del resto del mondo, si pensa di fare della Cina una immensa Singapore : in quell'isola-stato della Malesia, quasi tutta popolata da Cinesi, vige un sistema autoritario nel più assoluto rispetto della libertà imprenditoriale.
La democrazia è ancor lontana dall'essere il bene comune dell'umanità se il 20% di questa ne resta esclusa con la benedizione di tutti gli Stati del pianeta. Questi ultimi hanno troppo paura della frantumazione della Cina che una vita democratica potrebbe indurre. Un mercato così colossale va salvato costi quel che costi. Purtroppo, le immagini commoventi di Piazza Tienanmen sono già archiviate negli uffici diplomatici.

Problemi etnici e geopolitici della Cina
Il "Celeste Impero" non è la terra dei soli Cinesi, è un vero impero con tante etnie colonizzate, più o meno sinizzate. Ai problemi seri che pongono queste s'intrecciano i litigiosi rapporti con gli Stati vicini. Ne derivano buie prospettive da non trascurare.
Non si può fare astrazione dei contenziosi frontalieri dell'"Impero di Mezzo", quali la delimitazione della frontiera coi Russi sul Fiume Amur, o l'appartenenza tuttora indefinita degli isolotti del Mar Cinese Meridionale (Paracelso, Spratly) che hanno un forte odore di petrolio, o ancora i vari punti caldi del tracciato frontaliero con l'India e con il Vietnam.
Ma gravano sul futuro della Cina, in modo ancor più pesante, i seguenti problemi geopolitici che Pechino dovrà gestirsi, da solo presumibilmente. Vediamoli partendo dalla periferia per arrivare al cuore del paese, le Diciotto provincie.

1) Il Tibet
E' una vera colonia di Pechino. Dal 1951. I Tibetani subiscono un reale tentativo di soffocazione politica, culturale ed economica da parte dei Cinesi.
Questa si traduce in un'occupazione militare pesantissima, nello smembramento del paese di ben cinque pezzi, in un'invasione demografica massiccia e nella chiara volontà di cancellare sia le basi della civiltà tibetana imperniata sul buddismo che l'autorità morale delle elite autoctone (i lama).
Legata alla grande figura del Dalai I Ama, capo del governo in esilio, la resistenza testarda e pacifica dei Tibetani si urta ad una dura repressione. Da qualche tempo ha trovato un eco importante negli ambienti occidentali. Tuttavia non riesce a strappare a Pechino reali concessioni di autonomie per la sedicente "regione autonoma".
Se si esclude l'annientamento fisico di 1,5 milioni di tibetani, il Tibet con la sua insistente richiesta d'indipendenza resterà a lungo un sicuro fardello per la Cina.

2) Lo Xinjiang
Altra colonia degli Han, il Turkestan orientale, chiamato "Xinjiang" dai Cinesi.
Entrato due secoli fa nella sfera d'influenza cinese è diventato dall'arrivo dei comunisti al potere, "Regione autonoma Uigura". E' popolato prevalentemente da autoctoni - Turchi (Uiguri, 7 milioni; Kazaki, 1 milione; Kirghizi, 120000), Mongoli (150000), Pamiri (40000) - e da numerosi coloni han (6 milioni) e hul - Cinesi di fede mussulmana - (600000) più qualche Manciù.
Tutti mussulmani, i Turchi dello Xinjiang hanno pochi valori in comune cogli Han. Le relazioni sono pessime tra i due popoli. I Cinesi, sensibilissimi all'unità nazionale, diffidono di questa gente che guarda da sempre con interesse le evoluzioni del Turkestan occidentale, già russo-sovietico.
Dalla colonizzazione in poi furono i pastori kazaki i più restii al potere degli Han. Ultimamente i sedentari uiguri sono insorti contro la crescente occupazione del loro paese da parte dei Cinesi, passati in 40 anni dal 4% al 40% della popolazione. Dal febbraio 97 la repressione ha fatto parecchie centinaia di vittime, nel più assoluto silenzio occidentale.
Come per il Tibet, la questione della decolonizzazione dello Xinjiang è aperta dagli attivisti indipendentisti. Ma questa regione, che fu oggetto di un lungo contenzioso con il Russi e dove stanno le basi nucleari e spaziali della Cina nonchè le abbondanti risorse minerarie del paese, è troppo preziosa perchè Pechino possa rinunciarvi. Grosso problema in prospettiva per i paesi turchi vicini, presi tra la naturale solidarietà etnica e la paura di scatenare l'ira cinese.

3) Gli Hul, Cinesi di fede Islamica.
In numero di otto milioni sparsi in tutto il paese, gli Hui son presenti soprattutto nello Yunnan e nella "Regione autonoma hui", il Ningxia. Considerati come una nazionalità diversa degli Han - si pensi a Serbi e Croati - la loro storia si confonde con quella di costoro salvo che furono un fermento di disordini in tutti i momenti bui della storia cinese. Questa turbolente popolazione è molto sensibile al rispetto della sua tradizione religiosa e per questo resta in contatto con i Turchi, il chè non è gradito da Pechino.


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