OUSITANIO VIVO janvier 1999
Idea "La Merla Bianca"
Cè dalle nostre parti una favola popolare che parla di
una merla bianca che ad un certo punto non volle più seguire gli
altri merli, bianchi come lei, che volavano lontano a svernare.
Così un anno decise di restare e di affrontare linverno
perchè voleva vedere la neve.
Rimase, anche se sapeva bene che sarebbe stato duro, che sarebbe
rimasta sola, che avrebbe rischiato di soccombere. Ed infatti nel
momento più micidiale dellinverno, i famosi giorni
della merla, i giorni del gelo più intenso, la merla
bianca rischiò di morire. Solo rifugiandosi in un camino da cui
usciva un filo di fumo che le permise di scaldarsi riuscì a
sopravvivere.
Quando il gelo cessò e la merla uscì dal camino, però, non era
più bianca, ma nera, come poi da allora tutti gli altri merli
che come lei impararono a vivere nei nostri paesi anche
dinverno senza migrare più.
Questo racconto naturalistico e simbolico offre il pretesto per
toccare con la leggerezza della favola e la profondità del mito
alcuni grandi temi - e misteri - del nostro vivere su questa
terra, primo fra tutti il rapporto con il tempo - che tutto
cancella e tutto conserva - e con le metamorfosi che esso
comporta: i cambiamenti della natura (stagioni), degli individui
(età, sentimenti ecc...), i cambiamenti delle cose (i popoli, la
storia ...), una metamorfosi continua che non si può evitare
fuggendo ai tropici.
E il trascolorare del tempo, che ha del
miracoloso, del magico, e che è una profonda realtà delle cose
umane: la forza vitale che tutto cancella e tutto rinnova, il
futuro che ci incuriosisce e ci spaventa, ma che domani, dopo
aver visto la neve, vivremo come passato. Sognato?
Ma dove sono le nevi di un tempo? si chiedeva Villon. Solo i
miti, i riti, le magìe, gli incantesimi - la poesia - possono
evocare quello che non cè ancora, quello che non cè
più. Il fumo del camino che, a patto di diventare nera, consente
alla merla bianca di vedere la neve di domani, il fumo che le
consente di affrontare le paure, i rigori dellinverno,
i giorni della merla.
Come dire queste cose meglio che con il teatro che con le sue
forme mobili, i suoi incantesimi e le sue metamorfosi può
rappresentare - rendere presente il qui e laltrove, il
passato e il futuro, e con le sue illusioni-da ludere, giocare -
i suoi giochi, ci può confortare nellattesa delle nevi del
duemila?
Il progetto vuole difatti essere anche una riflessione molto
attuale, spassionata e controcorrente, rispetto
allappuntamento millenaristico - che non è tale per altre
culture e altri calendari - che non è palingenesi nè
apocalissi, solo un appuntamento con il futuro, paure e speranze
che tutti viviamo, che altri hanno vissuto e vivranno.
Sul tessuto connettivo del mito, La Merla Bianca si svilupperà
in una serie di quadri coreografici e musicali-in italiano e in
dialetto peveragnese - in cui confluiranno i materiali raccolti
dalla storia e dalla tradizione, gli apporti creativi e le
suggestioni del nostro tempo.
Rita Viglietti
P.S. Il nucleo originario de La Merla Bianca è comparso, con il titolo I giorni della merla, sulla rivista "Cuneo, Provincia Granda", n.3, 1981