OUSITANIO VIVO lui 1999

 

Da gachar: due recensioni per la trilogia occitana di Michel Gayraud

Sabato pomeriggio 5 giugno, a Peveragno, nell’ambito della manifestazione "Esprit de frontiera", sono stati proiettati tre film del regista Michel Gayraud di Montpellier: Trobadors, Crosada e Flamenca. Le tre opere sono strettamente connesse per l’uso esclusivo della lingua occitana (con sottotitoli in francese), le scelte stilistiche di assoluto rigore e l’ispirazione trobadorica.

Trobadors (47') è dedicato alla vite e agli amori di sette famosi trovatori: sette "clips medievali", giocate sul linguaggio astratto e antinaturalista dell’autore, che coinvolgono alcuni cantautori occitani, tra i quali l’originale Gérard Zucchetto, nel tentativo, sempre improbo, di inventare una linea musicale per le poesie trobadoriche. Da questo punto di vista la soluzione più audace ma anche più efficace è quella finale, nella quale il raffinato testo poetico viene cantato e danzato a ritmo di rock.

Crosada (30') ripropone brani dal poema occitano "Canson de la Crosada", scritto all’epoca degli avvenimenti. Interessante l’idea del coro di bambini, presi tra gli scolari delle scuole Calandretas, che a turno recitano i versi dedicati a quella triste guerra.

Ma il lavoro certamente più interessante di Gayraud è Flamenca (39'), ispirato al grande "Roman de Flamenca" del XIII secolo. Un rarefatto e intenso dialogo d’amore che si svolge con cadenza settimanale: una sola parola bisillabe ogni domenica, durante la funzione religiosa che costituisce l’unica occasione per Flamenca di sottrarsi alla gelosa sorveglianza del marito. Una discorso amoroso essenziale, intenso, concentratissimo, che provoca durante la settimana profondi turbamenti ed emozioni nell’animo dei due innamorati (Marion Weidmann e Jean-Michel Hernandez). Questa trama stupefacente è resa col linguaggio asciutto e stilizzato di Gayraud, che nulla concede ai triti e predigeriti stereotipi narrativi con i quali soap-opera, sceneggiati televisivi e colossal americani hanno distrutto ogni cultura cinematografica. Gayraud cerca invece di recuperare la grande lezione dei maestri del cinema, quando il cinema era ancora una forma d’arte: da qui il rifiuto delle scenografie realistiche, gli sfondi monocromi e astratti, la recitazione impersonale, la frammentazione del tessuto narrativo, l’esaltazione del potere evocativo della parola.

Uno stile cinematografico che, è giusto ammetterlo, risulta un poco ostico al nostro gusto di teledipendenti (o, il che è lo stesso, di iconoclasti mediatici in un mondo di teledipendenza), specie nel caso in cui i tre film vengano proposti senza interruzione alcuna.

Alla fine i due amanti, completamente nudi, potranno sciogliere in un libero discorso il segreto della loro passione.

Il pubblico ha avuto la possibilità di ascoltare la presentazione di ogni film da parte dell’autore e di discutere con lui al termine della proiezione. Valeva la pena (per parafrasare uno slogan oramai abusato) essere tra i pochi presenti.

Diego Anghilante


Sette quadri, sette razon, tutte rilette nel lengadochano di Ives Roqueta, con aggiunta di versi musicati da sette cantanti.Così quando J.M. Carlotti ti spara una stampida rimani inchiodato lì, sciabolata che ti arriva dritta dopo settecento anni e ti taglia in due come uno di quei quarti di F. Bacon scatenando per la sala un odore di oriente che pare d’essere caduti dietro Le Vieu Port di Marsiglia e ti dimentichi di essere in una biblioteca sotto la Besimauda.Invece siamo a Peveragno, un sabato pomeriggio verdecupo. Dopo il film sui trovatori arriva stessa tecnica stesso stile La Crousado. Anche quà il sasso che atterra lo stronzo Guis ha l’effetto di un missile su un’ambasciata

Terzo film stessa tecnica. Scacchi e macchie di sangue roba da Breton. Flamenca è l’ultimo corto che ci scorre davanti. La forza espressiva di Michel Gayraud è pari a quella dei principi assediati, ecco che Gayraud esce coraggiosamente in campo contro gli stereotipi, contro il cinema daei luoghi comuni, contro la mumnificazione di questa parte della letteratura d’oc. Gayraud vince così sbaragliando tutte le melensaggini pseudomedievali e piazzando al centro la lingua ombelico d’Europa, in tutta la sua attualità. Dopo il periodo surrealista questa vecchia mucca francocarolingia continua solo più a ruminare poltiglia di seconda o terza mano. Non sarà certo una rivoluzione ma questi tre piccoli film ci fanno vedere che si può osare. Battersi, riportare la palla non al centro ma al sud, nel cuore latino e mediterraneo e vincere; per forma e per contenuto.

Claudio Salvagno

 

 


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