OUSITANIO VIVO Aprile 1997
Intervista a Mariano Allocco
presidente della Comunità Montana Valle Maira
di Antonio Rovera
Allora, Mariano, c'è davvero questo "brivido
di vitalità" nelle nostre valli?
Bè, è innegabile che qualcosa si è mosso e si muove. Innanzitutto a livello regionale: abbiamo finalmente un Assessorato alla montagna e, cosa importante, presieduto da un politico, Roberto Vaglio, molto attivo e attento ai nostri problemi sia come montanari e sia come occitani. Il che, lasciatelo dire, non è poco, anzi! Un nuovo contesto politico più attento e più fattivo non può non influire positivamente sull'esito delle nostre iniziative.
Quali?
Non sono poche. Per esempio tutto il lavoro, diciamo così, "diplomatico"
che punta a far capire, a far prendere consapevolezza a chi ha il potere
di legiferare che il Piemonte è diviso in due aree correlate, ma
economicamente molto distanti: da un lato, la pianura, che è ricca
di gente, di strutture e di infrastrutture; e dall'altra, la montagna,
che è molto meno ricca, diciamo pure povera di gente, di strutture
e di infrastrutture. E qualcosa in questa direzione si sta ottenendo. I
più attenti hanno già capito che la montagna e le sue risorse
naturali e umane sono un notevolissimo patrimonio economico, sociale e
culturale per l'intera regione: ma non si è ancora pienamente accettata
una fondamentale conseguenza, che, cioè questa ricchezza è
tale solo se sulle Alpi vi sono uomini ad accudirle.
Ricordiamoci che la montagna rappresenta il 52% del territorio della Regione
Piemonte.
Cosa vuoi dire?
Voglio dire che solo la presenza attiva dell'uomo, del montanaro che può valorizzare veramente il patrimonio alpino. Ma perchè gli uomini rimangano in montagna occorre, come dicevo prima, considerare la montagna a sè, distinta dalla pianura, come un territorio particolare che, pur correlato al resto della regione, ha problemi propri, specifici che solo una legislazione mirata può seriamente affrontare e correttamente risolvere. Perchè la scuola di Elva non può essere trattata come una qualsiasi scuola di Cuneo o di Torino. E questa distinzione per la scuola, ma anche per gli altri servizi, non viene quasi mai tenuta presente. Quando sento l'Enel o le Poste parlare di tagli necessari per ragioni di economia, di efficienza, di redditività, eccetera, ho la netta sensazione che le valli stiano subendo una specie di assalto finale a tutti i loro servizi. Certo, è vero: stipendiare il personale di uffici collocati in paesi incassati in fondo alle valli rappresenta un costo che, ad un primo sguardo superficiale, non rientra nei parametri dell'efficienza e di produttività. In realtà le ricadute di efficienza e di produttività andrebbero valutate in termini diversi, per esempio come contributo, come incentivo alla permanenza umana in valle. Che, oltre alla scontata cura e valorizzazione del territorio, significa anche, per esempio, recupero architettonico delle borgate, esistenza di attività economiche locali, eccetera.
Come correggere allora questa tendenza?
Be', lo ripeto, oggi, a livello di Regione Piemonte, abbiamo il vantaggio
di muoverci in un contesto istituzionale che presta molta attenzione alla
montagna e le stesse Comunità Montane possono fare molto, dalla
funzione di interfaccia fra Regione e il territorio via via fino a svolgere
una seria attività di coordinamento per le iniziative dei singoli
comuni.
Ma secondo me, per quanto riguarda le nostre valli, abbiamo una carta in
più che continuiamo a non giocare...
Quale?
La carta dell'identità!
In che senso?
Nel senso che possiamo giocare la carta dell'identità e realizzare
due punti: da un lato, per farci forza politica e, dall'altro, per far
germogliare una nuova spinta economica.
Mi spiego.
Il mondo politico italiano ha subito una specie di terremoto che ha, o
almeno aveva, sfaldato i partiti tradizionali. Questo ha concesso spazio
a forze nuove che danno voce ad esigenze locali. Nel momento in cui, però,
i partiti tradizionali ricuciranno le loro smagliature (cosa che stanno
già facendo a ritmo serrato), vedremo ritornare con prepotenza i
loro uomini, cioè dei terminali operativi per gli interessi di partito
e non per i bisogni delle valli.
Per questo, dico, è necessario giocare la carta della nostra identità.
Guardiamo, per esempio, al modello catalano, a ciò che, oltre al
proprio peso economico nel contesto spagnolo, ha significato per la Calaluña
avere una fortissima identità nazionale.
Insomma, dobbiamo essere noi ad avere la forza di creare un nostro progetto
politico, coalizzando tutti - movimenti, associazioni e singoli individui
-. Anche perchè, purtroppo, il limite macroscopico che abbiamo noi
amministratori occitanisti è di essere soli. Chi abbiamo dietro
le spalle? Voglio dire, dov'è quello staff-pensante di collaboratori
che dovrebbero fornirci le informazioni, la documentazione necessaria per
coordinare, per realizzare il nostro lavoro e, perchè no, per rafforzare
il consenso? Non c'è: io, noi, siamo veramente soli.
Dicevi che giocare la carta dell'identità occitana può realizzare anche il punto economico...
Sì, perchè ci permetterebbe di trovare una nostra via
al mercato, una nostra nicchia particolare. Sapere chi siamo significa
essere in grado di presentare all'esterno le valli con una loro offerta
specifica, con il loro denominatore comune che è l'identità.
Nessuno, esterno alle valli, ha interesse a farsi carico dei nostri problemi
perchè al gioco dell'efficienza e del profitto non siamo una zona
di profitto. Ma possiamo essere vincenti se riusciamo a sederci attorno
ad un tavolo dove il gioco dell'efficienza e del profitto segue le regole
di un modello nostro.
E qui, per poter definire le nostre regole del gioco, scatta di nuovo la
necessità di poter disporre di un progetto politico.
Per creare o rafforzare questa forza politica occitana servono uomini. Ci sono?
Esserci ci sono e i gruppi che lavorano sul territorio sono anche in
gamba, ma sono sparsi.
Voglio dire che mancano di organizzazione e di coordinamento.
Tutti hanno fatto un lavoro importante, diciamo pure che hanno fatto tutto
ciò che era possibile fare.
Ora però è necessario un salto di qualità sul territorio
per far germogliare dalle nostre radici culturali le possibilità
di rinascita economica.
Insomma, occorre avviare una discussione per verificare se non sia opportuno
uscire dal perimetro della ricerca culturale pura, isolata comunque a livello
elitario per spingere gli sforzi progettuali verso la realizzazione di
un modello politico capace di influenzare anche il destino economico delle
nostre valli.
Se condividiamo questa tesi non dobbiamo avere paura di darci obiettivi
ambiziosi: il respiro di questo progetto deve essere di livello europeo.
Va ricercato un "espaci occitan" in un contesto che assuma dimensioni
più vaste, le dimensioni della nostra identità, le dimensioni
di una nazione a cavallo di tre stati.