OUSITANIO VIVO Marzo 1998
L'Arco Latino: Le Valli occitane, la Granda, che fare?
di Mariano Allocco Presidente della Comunità Montana Valle Maira
Dalle valli del Kyè a sud, alle Valdesi a nord, un arco di dodici valli alpine costituisce un'area omogenea sul piano della conformazione del territorio, dell'economia, della storia e soprattutto della lingua e della cultura che è sottesa dalla lingua: coscienza di identità che lentamente e faticosamente comincia a riemergere dopo tante, tantissime generazioni di smemoratezza, disgregazione in epoca prima sabauda e poi unitaria. Quest'area ha avuto nel tempo vicende alterne, ora fortunate e prospere, ora disperatamente tragiche: tutta una sua storia che nei limiti di un articolo di giornale non può stare, ma la certezza che le valli non sono sempre state nella tragica condizione di oggi o di ieri, costituisce una delle convinzioni su cui si incardinano i progetti di quanti oggi lavorano per il futuro, siano essi amministratori o imprenditori, intellettuali o politici. E' recente, ma direi ormai largamente affermata, la coscienza che la marginalità è concetto relativo: si è marginali rispetto a qualcuno o a qualche cosa, ma se si cambiano le relazioni la marginalità può sparire o addirittura rovesciarsi. Certamente le valli sono state e sono marginali rispetto ai centri di potere politico ed economico della egemone pianura piemontese, sia in epoca sabauda che in quella post-unitaria, ma non lo sono più in nuove aggregazioni geopolitiche che nell'Europa unita dei prossimi anni verranno ad aggregare aree con legami oggettivi di cultura, di lingua, di comuni interessi economici al di là e al di sopra delle strutture statuali ereditate dall'800. Molto bene ha centrato il nuovo dinamismo interno all'Europa il Prof. Augusto Biancotti direttore del Dipartimento di Scienze della terra all'Università di Torino, nell'articolo recentemente comparso su "Provincia Oggi", mensile di opinione e cultura d'impresa della Provincia di Cuneo, sotto il titolo "L'Arco latino - riflessioni su una scelta geopolitica". (1) Da est a ovest, da Gibilterra a Palermo, un arco ideale, "L'arco latino", comprende 1/5 di tre Stati: Spagna, Francia, Italia. Il suo architrave, che ci comprende, è il tratto centrale che unisce Barcellona a Torino e a Genova, e si caratterizza come una macro-regione da sempre unita per ragioni economiche, geografiche, politiche. La sua analisi, metodologicamente scientifica, ci coinvolge in pieno come politici eamministratori. Io credo sia compito della nuova classe dirigente delle valli di sprovincializzare la progettualità politica e culturale per poter trovare la collocazione geopolitica più consona alla storia e allo sviluppo vitale del territorio occitano alpino. Questa affermazione a molti può sembrare un'enormità, ma già il 27 settembre 1589, i rappresentanti dei 12 Comuni della Valle Maira chiedevano, con un bellissimo documento, sostanzialmente le stesse cose al Duca di Savoia, che subentrava ai Marchesi di Saluzzo nel possesso della valle: libertà di guardare economicamente oltralpe "...in Prouenza & Delphinato, quando vanno per loro traffico di mercantie...", autonomia interna "...franchigie, immunità, buone vianze & laudabili costumi..." e libertà religiosa "...di viver in libertà di loro coscienza...". Non si tratta dunque di fare battaglie di retroguardia sulla secessione, sulla piccola patria o altre eredità tardo ottocentesche, ma di puntare direttamente al cuore dei nuovi modelli di aggregazione nell'Europa dei prossimi decenni, con una visione chiara delle proprie risorse e del modo di giocarle economicamente e soprattutto politicamente. Bisogna uscire anche a livello provinciale dalla logica indotta dalla marginalità, incominciando a costruire un sistema di comunicazioni che induca fenomeni di campo: sicuramente strade quindi, ma anche conoscenze, rapporti tra comunità e tra singoli, complementarietà economiche, sinergie politiche; un vero "campo" in senso algebrico. Questo significa "sprovincializzare"! Ed è in questa direzione che porta il progetto chiamato "Espaci Occitan", perchè vuole essere stumentale per l'area occitana cisalpina alla costruzione di quel sistema complesso di relazioni tra cultura, lingua, economia e uomini che mette in moto le risorse di una regione vasta che dalla pianura piemontese, passando per il Midì mediterraneo, arriva fino alla Catalogna in piena espansione economica e politica. Un primo piccolo passo per uscire dal vicolo cieco della marginalità, alta o bassa che sia. Un altro passo è stato fatto con i progetti di nuova generazione per utilizzare la risorsa acqua. I progetti fatti fino ad ora erano concettualmente fermi alla costruzione della rete delle grandi centrali progettate ad inizio secolo e ai maxi-invasi. Ma abbandonato definitivamente il concetto neocolonialista di "prelievo", l'uso polivalente e a basso impatto ambientale della risorsa acqua è alla base del nuovo progetto che si sta elaborando in Valle Maira e che ha la potenzialità per diventare esemplare: partendo dalla intuizione positiva della Legge Galli che l'acqua non è proprietà e riserva dell'individuo, ma è un bene appartenente ad una collettività, quest'ultima si organizza per una gestione dello sfruttamento che abbia ricadute sui singoli attraverso la progettazione di uno sviluppo del territorio fatto da chi la collettività rappresenta e nei cui confronti è responsabile, in una logica che supera definitivamente l'impostazione capitalistica di inizio secolo. Anche in questo caso, l'insieme delle relazioni che si verranno a costituire tra le valli da una parte e la pianura piemontese dall'altra, saranno funzionali a ridurre la "marginalità" della montagna perchè i benefici della gestione comune pubblico-privata della risorsa acqua, tenderanno a ridurre il differenziale costi che oggi viene in parte erogato in forma di sussidi, ma che incide comunque in modo eccessivo sulle attività produttive in territorio montano. E' questa la maniera per arrivare all'appuntamento del 2000 in Europa con qualche speranza di essere attrezzati per viverci bene. E' questa la direzione in cui si dovrebbe muovere anche la Granda con ben altro peso di quello che possono avere le valli occitane. Un primo percorso è la costituzione di un GEIE (Groupement Européen d'Intéret Economique), iniziativa con la quale iniziare a superare la sporadicità dei rapporti, magari frequenti ed importanti, ma che non riescono a organizzarsi in progetto complessivo, in un "campo" appunto che abbia il peso e quindi la possibilità di affermarsi a Bruxelles ancor prima che a Torino o a Roma. E' qui che devono venir fuori gli uomini e le intelligenze migliori che abbiamo, quella risorsa umana che in definitiva riesce a mettere in moto tutte le altre. C'è lavoro per tutti! (1)n.d.r. - Sul numero di febbraio '98, il medesimo mensile ha pubblicato un ulteriore articolo del Prof. Augusto Biancotti dal titolo "Radici storiche dell'arco latino".