OUSITANIO VIVO janvier 1999

 

Una rivoluzione silenziosa sconquasserà i nostri Comuni

Intervista a Livio Quaranta, Presidente della Comunità Montana Valle Stura

La Valle Stura (CN) è una delle valli occitane del Sud e rappresenta da sempre un’importante via di comunicazione, attraverso il Colle della Maddalena (o di Larche), verso la confinante Provenza e tutti il "midì" francese e la Spagna.

Fin dall’antichità è stata via di transito di eserciti e di carovane di merci, di pellegrini e di emigranti. Ora, nei tempi moderni, è percorsa giornalmente da decine di TIR che creano non pochi problemi ad importanti paesi come Demonte e Aisone, privi di circonvallazione. Con i centri delle confinanti valli Tinée e Ubaye esistono ormai pochi rapporti, se si eccettuano alcune manifestazioni di carattere culturale.

Tra le Valli occitane d’Italia la Valle Stura è forse quella che ha conservato meglio la sua armoniosa parlata occitana, tuttora viva anche nei paesi di fondovalle.

La Valle Stura di Demonte è conosciuta nel mondo per aver dato i natali a sportivi di razza, come la campionessa olimpionica di sci di fondo Stefania Belmondo, di Pontebernardo, piccola frazione di Pietraporzio, e il non dimenticato Giulietto Gerardi, di Bagni di Vinadio, anch’egli olimpionico di fondo nei lontani anni ’30.

Fanno parte della Comunità Montana Valle Stura i comuni di: Argentera, Pietraporzio, Sambuco, Vinadio, Aisone, Demonte, Valloriate, Moiola, Gaiola, Rittana, Roccasparvera e Borgo S.Dalmazzo.

Presidente della C.M. Valle Stura è Livio Quaranta, 51 anni, impiegato, uomo di sinistra da sempre, ma "attualmente senza tessere", sindaco di Gaiola e Presidente della C.M. dal lontano 1980.

Livio Quaranta è un fine politico, considerato testa d’uovo della sinistra cuneese, che gode in Valle di un ampio consenso, tanto da consentirgli di guidare una giunta "quasi unitaria".

Presidente Quaranta, in molte valli è un tripudio di progetti miliardari, fondi regionali o Cee che potrebbero rilanciare l’economia montana e trasformare le Comunità Montane in importanti centri di indirizzo politico. Si parla però anche di manovre politiche per togliere potere alle C.M. Lei cosa vede dietro l’angolo?

Dietro l’angolo c’è una rivoluzione silenziosa che sconquasserà l’ordinamento degli Enti Locali, in specie di quelli piemontesi. Dalla legge 142 in poi, a poco a poco – vedi le leggi Merloni, i Decreti Bassanini, i pronunciamenti della speciale Commissione degli Affari Costituzionali – viene ridisegnato un nuovo e molto discutibile modello amministrativo che si inoltra in due direzioni: la separazione netta tra i compiti degli amministratori e quelli dei funzionari-dirigenti e un decentramento, che taluni confondono don il federalismo o la sussidiarietà responsabile, che porta ad assegnare all’ente locale nuovi compiti e funzioni.

E’ pleonastico constatare come le competenze affidate ai dirigenti amministrativi possano diventare uno scippo agli elettori e divenire strumenti così rilevanti da inficiare e violare qualsiasi patto elettorale.

Le due direzioni verso le quali si avvia il processo di riforma mettono in discussione il ruolo e l’esistenza dei piccoli e medi comuni.

Il tema dovrebbe essere affrontato con maggiore preveggenza in Piemonte perché a fronte dei poco più degli 8 mila comuni che formano l’ossatura democratica in Italia, ben 1260 sono piemontesi ed è qui che la rivoluzione istituzionale sarà più cruenta, in quanto è evidente l’inadeguatezza del nostro sistema democratico di base posto di fronte alle novità già deliberate od in via di approvazione.

Le C.M., poi, hanno un destino incerto sia per finanziamenti nazionali molto carenti, che per alcune prese di posizione, trasversali alle forze politiche, che le mettono in discussione.

Cosa dovrebbero fare gli amministratori delle Valli?

Il discorso sarebbe lungo e non c’è spazio in questa intervista per sviluppare un pensiero compiuto, ne approfitto, comunque, per lanciare un appello ai colleghi sindaci e presidenti di Comunità Montana affinchè si affronti il problema. Magari proprio Ousitanio Vivo potrebbe ospitare un seminario-tavola rotonda tra gli amministratori della nostra montagna occitana su questi temi.

Per rimanere in Valle Stura, da qualche tempo non si sente più parlare di traforo del Mercantour e di autostrada per il collegamento con Nizza. La valle Stura è salva?

Come saprà la mia C.M. era favorevole a questo progetto e, quindi, lontana da quella espressa da alcuni interventi apparsi a suo tempo su Ousitanio Vivo. Io, molto seriamente, non penso che la valle sia salva perché non si fa più il traforo, perché non ritenevo che lo stesso, così come era configurato, divenisse un danno esiziale per la mia gente, anzi, a mio avviso, in un rapporto costruttivo e serio con lo stato ed i concessionari, i fattori positivi avrebbero potuto superare quelli negativi. Ma tant’è, la discussione con la Commissione si è interrotta prima che si potessero operativamente affrontare temi concreti e, quindi, misurare la volontà politica di Stato e Regione di affrontare un tema così rilevante con un occhio particolarmente attento all’ambiente e alla sua complessiva salvaguardia.

Vorrei ancora aggiungere che è vero che del traforo non si parla più, ma risponde altrettanto a verità che l’esigenza di una strada a scorrimento veloce tra l’est e l’ovest europeo, che colleghi Barcellona con le nostre terre e la pianura padana, si va acuendo e, comunque, il problema dovrà essere affrontato e risolto.

Alla prima nevicata il Colle della Maddalena è di nuovo chiuso. Gli operatori della valle si lamentano e accusano un rimpallo di responsabilità; stando a quanto si legge sulla stampa locale, non si capisce nemmeno di chi sarebbe la competenza per la posa in opera dei cannoni a gas per il distacco programmato delle valanghe. La situazione è realmente questa?

Il colle della Maddalena è il passo alpino più importante aperto ai traffici di merci tra il Piemonte sud e la Provenza. E’, inoltre, imminente l’arrivo a Tallard, a 50 Km dal colle, della autostrada Aix en ProvenceGrenoble. Il traffico pesante aumenterà, quindi, nell’immediato futuro e già oggi il colle è vitale per l’economia del nord Italia, non solo per la valle Stura.

Bisogna intervenire per consentire la continuità dell’apertura invernale e nel contempo porre il transito in sicurezza.

Come e chi?

Alla prima domanda è facile rispondere: con una galleria e, in attesa della sua realizzazione, possibilmente con l’impianto di sistemi gas-ex. Chi? A me non pare che ci sia un rimpallo di responsabilità tra gli Enti locali, così come avete riportato sull’ultimo numero di Ousitanio Vivo. La competenza è evidentemente della Regione, in quanto responsabile della sicurezza del territorio, e dell’Anas, in quanto responsabile della sicurezza stradale. Nessuna polemica, ma ovvie difficoltà, anche perché sinora non si è mai costruito un simile sistema per porre in sicurezza una strada internazionale, pertanto, non vi sono esperienze di gestione di impianti di tale portata. Stiamo tutti insieme discutendo e riflettendo, in piena collaborazione anche con il Prefetto di Cuneo, che si dimostra molto attento a questa problematica, e troveremo una soluzione, se c’è e si dimostra realizzabile e gestibile.

Sulla viabilità complessiva della valle la Sitraci, la società della Provincia, sta prevedendo l’utilizzo ad uso camionabile della strada provinciale della destra Stura che, per alcuni tratti, potrebbe sostituirsi all’attuale statale.

 

 

Da quattro anni, ossia dal fallimento della società che gestiva gli impianti di risalita di Bersezio, tutto è fermo. La Promo-Argentera e il fantomatico "francese" che hanno acquistato gli impianti a prezzo di saldo erano davvero, come sostengono in molti, solo un tentativo di spillare soldi alla Valle Stura?

Il rilancio della stazione sciistica di Argentera è fermo per una serie di vicende che sarebbe eccessivamente lungo esporre in questo contesto. Il signor Michel, il francese titolare della società che ha acquisito gli impianti dispone di una lunga esperienza nel settore e delle necessarie capacità e conoscenze per avviare e gestire una stazione di alto rango come si prospetta quella dell’alta valle Stura.

Pare non abbia il denaro necessario, il che per un imprenditore è un bel problema. Noi lo vogliamo aiutare, tutta la valle, non solo la Comunità Montana, ma con precise garanzie. Per ora non abbiamo trovato un punto di incontro, ma le soluzioni non mancano e io non dispero ancora del tutto che ci si possa accordare.

In Valle si chiede a gran voce di non perdere altro tempo…

Lo scoramento della gente va aumentando e la spinta affinchè la C.M. intervenga anche legalmente contro la società francese si sta facendo intensa. La scadenza che il signor Michel si è posta è il maggio ’99. Vedremo allora cosa sarà maturato. Noi siamo pronti a fare la nostra parte in una società mista od operando direttamente.

La sua C.M. ha portato avanti un grosso lavoro di selezione e promozione della pecora sambucana che, tra l’altro, recentemente ha avuto l’attenzione della grande stampa nazionale. E’ una valida prospettiva economica per la Valle?

La pecora sambucana sta diventando importante per l’economia della valle grazie al lavoro degli allevatori e di alcuni funzionari della Comunità Montana. Ha trovato eco sulla stampa specializzata nel settore gastronomico dopo oltre 15 anni di ricerche e di pazienti attenzioni. Di questo sono felice, ma anche consapevole che soltanto una grande "Arca delle Alte Terre" saprà valorizzare al meglio le nostre produzioni. In quest’Arca la pecora sambucana, come il tomino di Melle, il miele vero di montagna, le mille produzioni delle nostre genti troveranno salvezza e valorizzazione dal diluvio del mercato globalizzato. Ci stiamo lavorando.

Il ritorno del lupo in alta valle Stura, nei mesi scorsi ha provocato grosse perdite ad alcuni allevatori. E' solo allarmismo ingiustificato o è un problema reale?

Il lupo mangia le pecore. Noi alleviamo le pecore e quindi il lupo è un nostro nemico. Certo, il lupo è tornato, così come la lince. Tra predatori e predati, tra predatori ed allevatori il contrasto è millenario. Ci difenderemo con alpeggi governati e con la trasformazione della monticazione, se l’assessore Vaglio riuscirà a finanziarci il progetto che gli abbiamo presentato e se gli allevatori non si lasceranno trascinare dalla paura e dall’avvilimento.

Ci difenderemo, ma quello che stiamo subendo è, oltre ad un danno economico, un pesante isolamento culturale. Io, quando sento lodare ed enfatizzare la rinaturalizzazione della montagna penso alla fine della nostra cultura ed ai rovi che trascinano a terra i muri delle nostre borgate di pietra. Cadranno le case dei villaggi, amici miei, ... gli altri riusciranno a costruire qualche condominio in più nei centri della città diffusa che sta divorando il fondovalle della provincia e la rinaturalizzazione della nostra montagna sarà completata…

La Valle Stura negli scorsi anni ha beneficiato di un grosso finanziamento FIO per la forestazione, il ripristino di piste forestali e di accesso agli alpeggi. A che punto sono i lavori?

Il programma F.I.O. è finito da anni ed ha consentito la realizzazione di una rete di infrastrutture e un primo intervento per la trasformazione del ceduo in fustaia, che dovrebbe diventare l’obiettivo di una serie politica forestale, che ancora manca. Con le economie di gara abbiamo costruito un centro per la valorizzazione e la produzione di prodotti delle Alpi a Rialpo di Demonte.

Sarà la vostra "Porta di Valle?"

Non sarà, né ha mai avuto l’ambizione di diventare la Porta della valle, ma un centro dinamico che potrà produrre ricadute su alcune produzioni già esistenti e invogliare l’avvio di altre. E’ un primo tassello del lavoro che abbiamo avviato per le produzioni tipiche delle Alte Terre.

La C.M. Valle Stura ha dimostrato attenzione per il patrimonio culturale della Valle con numerose iniziative, come il Centro di Documentazione di Sambuco, ed è stata fra le prime ad aderire al progetto Espaci Occitan. Per quanto riguarda l’Espaci, quali sono le sue aspettative?

L’Espaci Occitan è una speranza, soprattutto se diventerà plurale, cioè se si potrà parlare degli "Espaci Occitan". Io ne sono un entusiasta sostenitore, sin dall’inizio, e non temo sovrapposizione o incompatibilità con le molte iniziative che la mia Comunità ha avviato, che non sono solo quelle del Centro di Documentazione, ma anche il progetto de "La lengo de ma maire", la ricerca toponomastica estesa su tutto il territorio della valle, le convenzioni con le Università di Torino e di Aix, il programma di lavoro con le scuole di "Vioure al Pais", il recupero di antichi mestieri, l’ecomuseo della pastorizia, ecc.

"Espaci Occitan" al plurale saprà valorizzare il tutto e ricondurlo in uno spazio europeo che si apre al nostro orizzonte e nel quale la nostra gente potrà non essere più marginale. Sta soltanto a noi costruire questi spazi, lavorare, studiare e rifuggire dalle beghe di parrocchia.

L’impegno costruttivo porterà il consenso della nostra gente e di coloro che oggi sono scettici se non addirittura contrari e non mi pare il caso, oggi, di passare troppo tempo a stilare elenchi di buoni e di cattivi.

Giovanni Antonio Richard


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