OUSITANIO VIVO dezembre 1998

 

A proposito del caso Ocalan, per saperne di più sulla nazione curda
Qual’è lo stato attuale dei movimenti curdi?
In esclusiva per Ousitanio Vivo il contributo del segretario dell’Istituto Curdo di Parigi

Il popolo curdo è storicamente costituito e si concepisce come nazione dal 1514 (conquista dei Seljukidi sull’impero persiano), poiché l’opera di referenza scritta nel 1597 dal principe curdo Serafeddin Bidlisi si intitola "Fasto della nazione curda".

Dopo l’esplosione dei grandi imperi persiano e ottomano è uno dei pochi popoli che non ha acceduto ad una sovranità. Questo per tutta una serie di ragioni storiche, la più importante delle quali è lo statuto speciale di cui godevano i curdi sotto l’impero ottomano.

La questione nazionale curda non ha cessato di essere presente dopo l’affondamento dell’impero ottomano, all’indomani della prima guerra mondiale e della divisione coloniale che ne seguì nel Medio Oriente.

I curdi si lanciarono nella lotta per l’indipendenza del loro paese nello stesso momento dei greci e dei bulgari. Questa volontà d’indipendenza dei curdi si manifestò attraverso un centinaio di rivolte.

Da allora il popolo curdo si trova diviso tra quattro Stati: la Turchia, l’Iran, l’Irak e la Siria. Esiste anche una minoranza curda in Russia e una diaspora in Libano ed in Europa.

In tre di questi paesi i curdi sono privati dei diritti più elementari, la loro cultura non è riconosciuta, e così la loro identità.

Le conseguenze di questo mancato riconoscimento sono la discriminazione, l’oppressione culturale ed economica, l’oppressione fisica e infine il genocidio.

Al momento della seconda guerra mondiale il paese curdo si trovava già in uno stato di violenta repressione. Alla fine della guerra, approfittando dell’occupazione degli alleati sull’Iran, i curdi di questo paese, sotto la direzione del movimento nazionale "Komala", proclamarono nel 1946 la Repubblica Curda di Mahabad. Questa Repubblica non verrà riconosciuta da nessuna delle potenze alleate e durerà soltanto undici mesi. La sua fine fu tragica: il Presidente e alcuni dei suoi ministri furono impiccati, senza che vi fosse alcuna reazione da parte della comunità internazionale.

L’annullamento di questa Repubblica di Mahabad segna un riferimento fisso nella rivendicazione dei movimenti curdi attuali. E’ a partire da questa data che appaiono i primi partiti politici curdi che, almeno nel Kurdistan iraniano e irakeno, avanzano rivendicazioni non più indipendentiste ma autonomiste.

Il caso dei curdi di Turchia è un po’ particolare e ci torneremo più avanti.

I movimenti curdi in Iran

Nel Kurdistan dell’Iran, che noi chiamiamo Kurdistan dell’est, il partito che conduce la resistenza è il PDKI (Partito Democratico del Kurdistan dell’Iran). Creato nel 1945 esso rivendica "l’autonomia per il Kurdistan e la democrazia per l’Iran". Avendo contribuito attivamente alla caduta del regime della Scià Reza nel 1979, questo partito contava sulla promessa solenne dell’Iman Khomeini di riconoscere i diritti del popolo curdo in un quadro di autonomia, ma è stato tradito da diversi capi iraniani.

Il suo leader carismatico Abdulrahman Ghassemlou fu assassinato a Vienna il 13 luglio 1989 dagli emissari iraniani, venuti a negoziare con lui i termini di questa autonomia, al tavolo stesso delle negoziazioni. Il suo erede, il prof. Said Charafgendi, è caduto in un’imboscata dei servizi segreti iraniani a Berlino ed è stato a sua volta rimpiazzato dal dr. Abdullah.

Il PDKI è il partito curdo che gode di maggiore autorevolezza all’estero ed è membro dell’internazionale socialista. Ha ancora qualche migliaio di combattenti e una buona parte dei suoi effettivi sono nei campi profughi del Kurdistan irakeno. Altri gruppi curdi si sono recentemente alleati al PDKI.

I movimenti curdi nel Kurdistan del sud (Irak)

Il movimento politico più antico è il Partito Democratico del Kurdistan d’Irak, creato nel 1946 da Mollah Mustafà Barzani, capo storico e leggendario della resistenza curda in Irak, attualmente diretta da suo figlio Massud Barzani. E’ questo partito che guidò, sotto la direzione del generale Barzani, la rivolta curda dal 1961 al 1970, obbligando l’11 marzo 1970 l’allora governo irakeno a negoziare uno statuto d’autonomia largamente favorevole alle rivendicazioni curde.

Il mancato rispetto irakeno di questo accordo sarà la causa della seconda guerra curda nel 1974. Inizialmente sostenuto da Henri Kissinger e dallo Scià di Persia, il generale Barzani fu sconfitto a causa del tradimento degli alleati americani e morì nel 1979 in esilio negli Stati Uniti.

Il PDK Irak ha conosciuto una prima scissione nel 1976, dopo la sconfitta militare. Il primo giugno, con il nome di Unione Patriottica del Kurdistan (UPK), venne creato un movimento raggruppante diverse tendenze curde, diretto dal giurista Jalal Talabani. Questi sono i due partiti più influenti nel Kurdistan del sud.

Al tempo della rivolta curda del 1991, dopo la guerra del Golfo, sono stati essenzialmente questi due movimenti ad organizzare le elezioni legislative del 19 maggio 1992 e la creazione del primo Parlamento Curdo sempre nel 1992. Un governo curdo fu messo in piedi il 4 giugno 1994. Il Parlamento Curdo nella sua prima sessione dichiarò di adottare la statuto di Federazione. Esso rinunciò per la prima volta alla rivendicazione di autonomia formulata fino ad allora dalle forze politiche curde.

Accanto a questi due partiti ci sono formazioni meno importanti come il Partito del Lavoro del Kurdistan, il Partito Socialista Democratico del Kurdistan, l’Unione Islamica del Kurdistan.

Il Kurdistan del sud costituisce a partire dalla risoluzione 688 dell’ONU adottata nel 1991 una zona di protezione internazionale vietata all’aviazione irakena. Vi si è dunque organizzata una amministrazione e una vita politica interamente curda, non senza difficoltà e con un futuro incerto.

I movimenti curdi nel Kurdistan del Nord (Turchia)

Il movimento nazionale curdo conosce qui la storia più tragica. In effetti,a partire dalla creazione della repubblica di Turchia il 23 aprile 1923, i curdi sono stati sottomessi ad un’assimilazione forzata che vieta ogni uso della lingua curda e tutte le manifestazioni della sua identità. I curdi sono descritti dagli storici al servizio dell’ideologia ufficiale come turchi di montagna cha hanno dimenticato il loro dialetto turco.

Le rivolte curde di quell’epoca, da quella di Piran nel 1925 a quella di Dersim nel 1938, furono represse nel sangue. Milioni di curdi sono stati deportati verso il paese turco in Anatolia centrale e sostituiti da turchi. Il paese curdo è stato chiuso ad ogni presenza straniera fino alla fine degli anni ’50. Soltanto a partire dagli anni ’60 un certo numero di intellettuali curdi inizia a partecipare alla vita politica all’interno dei partiti turchi di sinistra come il Partito Operaio di Turchia o il Partito Repubblicano del Popolo.

Sotto l'apparente rivendicazione di parità per le regioni Sud-est e Sud-ovest si nascondeva, in verità, una contestazione per le condizioni di vita dei curdi in questo paese.

Nel 1974 il Partito Repubblicano del Popolo (C.H.P.) otteneva un pieno successo elettorale grazie ai voti curdi. Per una ironia della storia il capo di questo partito, Bulent Ecevit, si rivelava poi un feroce nazionalista turco anti curdo. Come si sa, Ecevit è stato in questi giorni incaricato di formare un nuovo governo su imposizione dei militari dopo l’esplosione del caso Abdullah Ocalan in Italia.

E’ in quegli anni ‘70 che appaiono dei clubs di pensiero e le prime associazioni pro-curde. E’ il caso per esempio dei Focolari della cultura rivoluzionaria dell’est (l’uso di parole quali curdo e Kurdistan sono vietate e si ricorre a tali appellativi). Il suo programma riguarda la contestazione della repressione militare e dello stato d’emergenza in vigore nelle regioni curde, e l’esigenza di maggiori investimenti nel Kurdistan per un adeguato sviluppo economico.

A partire dal 1974 nascono dei movimenti kurdi clandestini come Rizgari (indipendenza), Ala Rizgari (fiamma di liberazione), KUK (gli indipendentisti del Kurdistan), Kava (il nome di un mitico personaggio curdo), Peseng (Partito operaio del Kurdistan), PSKT (Partito Socialista del Kurdistan in Turchia) sotto la guida di Kemal Burkay, il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) guidato da Abdullah Ocalan.

Questo partito appare nel 1978 come un gruppuscolo estremista denominato Indipendestisti del Kurdistan e acquista importanza dal 1984. E’ il solo movimento che ha messo in atto la lotta armata, gode di grande seguito presso la popolazione curda in Turchia ed ha creato una serie di organizzazioni satelliti come ERNK (Fronte di Liberazione del Kurdistan), ARGK (Armata di Liberazione del Kurdistan). Controlla una televisione e pubblica il giornale Ozgur Politika (Libera Politica).

Dell’insieme di questi movimenti politici, i soli che abbiano un seguito popolare sono il PKK e il PSKT. Tutti sono indipendentisti e favorevoli alla lotta armata, ad eccezione del PSKT che ha sempre ricercato una soluzione negoziale.

La rivendicazione indipendentista dei movimenti curdi in Turchia è più una rivendicazione simbolica che una esigenza assoluta. In realtà si tratta di una rivendicazione di identità suscettibile di soluzioni regionaliste e autonomiste. D’altronde le ultime dichiarazioni di Ocalan sono molto distanti da una rivendicazione indipendentista.

La necessità della lotta armata, nella pubblicistica politica di questi movimenti, corrisponde più alla necessità di garantire la sopravvivenza curda, minacciata dalla repressione che esercita lo Stato turco a partire dalla giunta militare del 12 settembre 1980, che alla volontà di risolvere il problema curdo con le armi.

Una soluzione negoziale per la questione curda è possibile. L’irredentismo, secondo noi, non favorisce i curdi ma i regimi degli stati che si dividono il Kurdistan.

Kamuran Ji Kikan

Parigi 14.12.1998


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