OUSITANIO VIVO ottobre 1998

 

QUALE SCUOLA NELLE VALLI OCCITANE?

Ormai da decenni la permanenza della scuola nelle Valli Occitane è tema di discussione e, spesso, anche di scontro: la popolazione cala, la scuola chiude! Con le scuole, e prima delle scuole, se ne sono andate decine di altri sevizi che pensavamo indispensabili per la nostra gente; eppure, malgrado le proteste, e, il più delle volte, davanti alla rassegnazione dei più, la feroce legge dei numeri l’ha spuntata sulla difesa dei servizi. Certamente le cose sarebbero andate peggio se la gente e le amministrazioni spesso non si fossero mosse con decisione, tuttavia la semplice reazione di difesa dell’esistente si è rivelata quasi sempre una tattica perdente.

E’ comunque fuor di dubbio che dal dopoguerra ad oggi sia stata la scuola l’istituzione che più ha abbandonato le Valli; nessun servizio come la scuola era capillarmente diffuso sul territorio, nessun servizio ha visto calare così malamente la sua utenza principale: gli scolari.

Le poste e i trasporti permangono ancora quasi ovunque, i servizi socio-sanitari, dopo una flessione negli anni settanta, in molti paesi sono ancora migliorati; i servizi commerciali, grazie ad una presenza turistica, resistono in posti dove oltralpe sono spariti da trent’anni; la scuola no, ha lasciato dapprima le borgate dove era arroccata, poi i paesi più piccoli, ora è seriamente minacciata anche in comuni di media grandezza.

La scuola naturalmente è cambiata: la materna statale si è diffusa , la media è stata istituita, l’elementare è passata dall’insegnante unica ai moduli, agli insegnamenti specializzati.

Complessivamente il servizio si è arricchito, oggi quasi tutti i ragazzi hanno almeno trenta ore settimanali di lezione; la scuola non è più solo il posto dove si impara a leggere, a scrivere e a far di conto, c’è ben altro nel menù, i genitori lo sanno e lo pretendono. Questo menù, a meno di essere spogliato, non può coesistere con scuole di pochi bambini, non solo per via dei costi, ma anche per l’organizzazione didattica che presuppone. Tuttavia, nel momento in cui si tocca la scuola del paese, scatta sempre un istinto di conservazione che investe l’intera popolazione, per cui pare prevalere la voglia di conservare a qualunque condizione, costi quel che costi, quasi che la chiusura della scuola sia il viatico per la prossima chiusura del municipio. Così abbiamo assistito di recente a comuni confinanti che hanno difeso ad oltranza scuole elementari e scuole medie posti a pochi chilometri le une dalle altre e con possibilità di trasporto tutt’altro che disagevoli. Siccome i costi di simili operazioni sono notevoli, si è visto intervenire a sostegno un po’ tutti, dal comune alla regione, passando naturalmente per le comunità montane, con nessuna possibilità di mantenere nel tempo tali scuole in qualche modo sussidiate e con la concreta prospettiva di far chiudere anche la scuola vicina.

In merito, anche dalle colonne di questo giornale, un dibattito dovrebbe essere aperto; personalmente ritengo che la strada della conservazione dell’esistente a qualunque costo e con qualunque numero di bambini, non possa essere percorsa, se non in realtà di alta valle o in reale difficoltà nei trasporti; per il resto occorre veramente pensare ad unire i ragazzi, ad organizzare le mense ed i trasporti, a funzionare con realtà di interplesso e di reale comunicazione tra le scuole di una valle, avendo presente che la nostra dimensione sociale, adulti come ragazzi, non è più di paese ma di valle.

Questo presuppone un’organizzazione didattica pensata per il territorio, amministrazioni locali che razionalizzano il servizio, investimenti per garantire le mense, i trasporti, laboratori e attrezzature informatiche.

In questo contesto assume un rilievo di tutto rispetto la delibera della Giunta Regionale che, su proposta dell’Assessore Vaglio, ha avviato uno specifico finanziamento per la qualificazione della scuola in montagna. E questa volta non sono state finanziate a piè di lista scuole sussidiate, ma si è chiesto alle Comunità Montane di definire dei progetti volti prioritariamente alle scuole pluriclassi, o inserite nei comuni realmente montani, e a soddisfare richieste: di tempo pieno, di attività integrative, di insegnamento delle lingue straniere, delle parlate locali, ecc.

Si è chiesto, insomma, di definire dei progetti di qualificazione della scuola in montagna, partendo dalla cultura e dalla lingua del territorio per andare alla scoperta del mondo che ci circonda, mettendo in conto i costi aggiuntivi che ciò comporta, che sono costi dovuti ai trasporti, alle mense, alle attrezzature ed ai laboratori che si possono istituire, se dietro vi è un progetto di scuola.

L’autonomia amministrativa delle istituzioni scolastiche è alle porte, il rapporto tra scuole ed enti locali dovrà essere molto più forte di quanto lo sia stato in passato, non vi sarà più un Provveditorato agli studi che taglia le piccole scuole, un funzionario con il quale protestare, ma si dovrà avere la capacità di fare delle scelte sul territorio, gestendo le risorse a disposizione. In tale prospettiva si muove la delibera regionale, in tale direzione dovrebbero muoversi anche gli amministratori locali e gli operatori scolastici.

Dino Matteodo


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