OUSITANIO VIVO Settembre 1997
"Attraverso la sopravvivenza delle lingue locali potremo garantire
identità e continuità culturale"
Intervista a Marco Armand Hugon, Sindaco di Torre Pellice
a cura di Franco Ferraresi
Torre Pellice, la "Ginevra d'Italia", di cui sei Sindaco, è
la capitale storica del mondo valdese. Cosa significa per te essere valdesi
oggi e, soprattutto, quale significato viene ad assumere l'appartenenza
ad una minoranza religiosa storicamente presente in queste valli da oltre
settecento anni ?
In quanto Sindaco io devo rappresentare tutta la popolazione e dunque
sia i valdesi che i cattolici, anche se Torre Pellice ha una specificità
internazionale in quanto capitale del mondo valdese; si tratta quindi di
tenere conto di queste caratteristiche. In quanto valdese sento la grande
ricchezza culturale di appartenere ad una minoranza. Essere abituati a vedere
il mondo da un punto di vista diverso rispetto alla cosiddetta "maggioranza"
ti porta ad essere più dialettico, ma anche maggiormente attivo e
battagliero.
Le Valli Valdesi si trovano nel cuore dell'Occitania italiana, eppure,
tra la nostra gente, d'identità occitana, salvo poche eccezioni,
è poco sentita. A cosa imputi questo mancato "rendez vous"
fra Valdismo e Occitanismo ?
Io identifico il "sentirsi" occitano con il parlare occitano
e dunque, nel nostro caso, ritengo che oggi sia peculiare soprattutto dei
comuni di alta valle e mi riferisco a Bobbio Pellice, Angrogna e, per certi
versi, Villar Pellice. Come scendiamo lungo la valle, il problema si fa
più complicato. Già a Torre Pellice, l'antico "patois"
è stato sostituito da una parlata mista in cui i termini occitani
si mescolano a termini piemontesi. Migrazioni dalla pianura hanno corrotto
l'originale occitano parlato dalla popolazione. Pensa, inoltre, che a Torre
Pellice convivono oggi circa 18 nazionalità, il che la rende una
cittadina estremamente cosmopolita. Ritengo comunque che la sopravvivenza
delle parlate locali sia garanzia di identità e continuità
culturale; da qui la necessità di mantenerne la vitalità,
nonostante la profonda crisi che stanno attraversando a fronte di una standardizzazione
dovuta soprattutto all'influenza dei mass-media. Perdere una lingua è
perdere un grande patrimonio.
Sono davvero inconciliabili, come sostiene qualcuno, coscienza etnica
e morale religiosa ?
Non sono assolutamente d'accordo con coloro che ritengono inconciliabili
la coscienza etnica e la morale religiosa, anzi, sono convinto che più
è radicato in te il senso di appartenenza ad un "Gruppo",
più sei portato a riconoscere l'"altro" come qualcosa di
interessante e di ricco. Non vedo dunque, nella fattispecie, alcuna difficoltà
ad essere valdesi ed a sentirsi occitani nello stesso tempo.
La Regione Piemonte pare stia attraversando un momento di particolare
sensibilità nei confronti delle vallate occitane. E' ormai operativo,
ad esempio, il progetto "Espaci Occitan" per il rilancio culturale,
sociale ed economico delle valli Occitane, progetto che ha visto, tra le
altre, l'adesione della Comunità Montane Val Pellice. Quale valligiano,
pensi vi sia ancora lo spazio per una rinascita della nostra montagna ?
Da un punto di vista squisitamente politico ne sono convinto. Credo
sia un momento particolarmente favorevole per la montagna e ne sono indice
le recenti normative nazionali e regionali ed i vari progetti transfrontalieri
lanciati dall'Unione Europea. L'importante è non lasciarsi scappare
queste opportunità e riconoscere il grande ruolo che, a livello locale,
oggi più che mai investe le Comunità Montane.
Il 21 maggio scorso, il Consiglio regionale ha approvato il testo di
modifica alla legge n. 26 del 1990. La nuova norma, fra le altre cose, prevede
vengano finalizzati corsi di aggiornamento per docenti rivolti a realizzare
una più approfondita conoscenza del patrimonio linguistico e culturale
della regione, nonchè corsi facoltativi di cultura e lingua locale
indirizzati agli studenti. Come giudichi, in qualità di Direttore
didattico, quanto enunciato dalla legge ?
Si tratta sicuramente di una grossa apertura. La realtà piemontese
è ricca di specificità culturali e linguistiche che devono
essere valorizzate. Ritengo inoltre profondamente giusto che le comunità
locali e le scuole si facciano carico di questo problema per quanto di loro
competenza. Posso anticiparti che nel corso dell'ultima seduta del Distretto
scolastico si è proprio deciso di inserire, nell'ambito del piano
annuale delle attività, corsi di aggiornameto sul patrimonio linguistico
e culturale locale indirizzati agli insegnanti. Nelle scuole di Valle si
ricomincia ad insegnare i balli occitani e questo è un fattore molto
importante, una grande riscoperta. Sono sempre di più i cultori della
tradizione d'Oc e tutto ciò è estremamente positivo. Temo
sia molto più difficile riutilizzare l'Occitano quale lingua d'uso
quotidiano. E' un grande peccato che si perdano le nostre parlate originarie,
ma temo che la responsabilità sia anche nostra. Come genitori ci
siamo limitati ad insegnare un unico codice linguistico, per l'appunto l'italiano.
Meglio sarebbe stato che la scuola avesse insegnato l'italiano e noi avessimo
potuto tramandare ai nostri figli le lingue locali. In tal senso abbiamo
certamente mancato.
Sto riscontrando a Torre Pellice un rinnovato fermento culturale, lo
sforzo di rilanciare un'immagine della nostra cittadina che vada oltre quella
vocazione da turismo estivo e domenicale che ne ha caratterizzato il volto
e l'economia per molti, forse troppi anni.
In questi ultimi anni vi è stato un buon salto di qualità.
Si è speso moltissimo sul versante culturale (biblioteca comunale,
galleria d'arte contemporanea, ecc.). Nel corso del 1996 Torre Pellice ha
visto una presenza turistica di 30.000 persone, delle quali la metà
circa di provenienza estera richiamata dalla presenza del mondo valdese.
E' quindi indubbio che il turismo abbia ancora grossi spazi nell'ambito
dell'economia torrese, anche se ritengo che possa essere gestito meglio
di quanto fatto sino ad ora.
Due rapidissime domande. Marco Armand Hugon, valdese e occitano. Ti senti
tale ?
Talvolta trovo complicato definirmi occitano, anche se certamente le
mie origini sono tali, e ciò è dovuto al fatto che la mia
lingua materna, come per tanti altri valdesi, è il francese e non
l'occitano, e quando mi esprimo in "dialetto" mi accordo che è
composto di termini occitani e piemontesi: un curioso mescolìo. Provo
certamente un profondo senso di appartenenza al mondo della montagna, questo
sì, a questo straordinario microcosmo alpino che, senza alcun dubbio,
ha dei sacrosanti diritti da rivendicare. E' necessario lavorare per tutto
ciò che è valorizzazione della montagna e da un punto di vista
culturale e da un punto di vista sociale ed economico. Penso, ad esempio,
alle nostre scuole, sempre minacciate da tagli e chiusure che fanno parte
di una logica che non mi appartiene. La realtà della montagna è
complessa e deve essere gestita come tale, sicuramente non a tavolino da
persone che tale realtà non conoscono. Le zone alpine hanno una loro
specificità che deve essere rispettata e valorizzata.
Cosa rappresenta l'Occitania per te ?
E' certamente un simbolo. Costruire l'Europa significa costruire l'Europa
delle diversità e non l'Europa delle uguaglianze. Tempo fa sono stato
a Carcassonne e ho visto una scuola materna bilingue, francese e occitano:
il tentativo di non lasciare morire il proprio passato e la propria cultura.