OUSITANIO VIVO mai 1998

 

IL POPOLO DELLA POESIA

Devant de ma fenestro ia un auzeloun
Touto la nuech chanto, chanto sa chansoun

Se chanto que chante, chanto pa per iou
Chanto per ma 'mio, qu'es da luenh de iou

Aquelos mountanhos que tan aoutos soun
M'empachoun de veire mes amour ount soun

Baisà-vous mountanhos, planos levà-vous
Perquè posque veire mes amour ount soun

Davanti alla mia finestra c'è un uccello
Tutta la notte canta, canta la sua canzone

Se canta, canti pure, non canta per me
Canta per la mia amica ch'è lontana da me

Quelle montagne che sono tanto alte
Non mi lasciano vedere dove sono i miei amori

Abbassatevi montagne, alzatevi pianure
Perchè possa vedere dove sono i miei amori.

 

Il "Se chanto", vi apparirà strano, è considerato l'inno della popolazione occitana che vive in Piemonte sul territorio delle Valli Po-Bronda e Infernotto, Varaita, Maira, Grana, Stura, Gesso-Vermenagna-Pesio, Monregalesi, Tanaro-Mongia-Cevetta in provincia di Cuneo e, nel torinese, in Val Pellice, Valli Chisone e Germanasca, Alta Valle Susa. (L'Occitania è più di una minoranza: è il collante fra la gente di queste vallate del Piemonte, il cosidetto "Midi" francese e la Val d'Aran in Catalogna).

Abituati da sempre ai canti guerrieri quali inni alla "grande nazione" e al suo popolo "eroico", ci appare forse singolare che quello degli occitani sia un canto d'amore, di un poeta per l'amata. La nostalgia di un desiderio, un affetto perduto probabilmente per sempre.

E la presenza immanente della natura dei luoghi, di quelle loro montagne tanto alte, limite invalicabile, odiate dal troppo amore, matrigne. Ed è proprio un bene "naturale" e, al contempo, culturale che vorrei segnalarvi: la loro lingua.

Una nuova coscienza, un'inedita fierezza stanno scuotendo le valli occitane in questi mesi, attraverso nuovi progetti di dimensione europea, nel campo della valorizzazione della lingua, considerata come il più grande patrimonio che un popolo può avere.

L'occitano, il primo modello di lingua volgare "universale" la lingua dei trovatori, della musica, degli antichi canti dei poeti.

Un "gioiello" culturale di cui il Piemonte va fiero!

Centri studi, musei della lingua, corsi per studenti, tutto ciò sta maturando rapidamente, soprattutto nelle vallate del cuneese, innescando nuove politiche di attenzione nei confronti dei beni artistici (il recupero delle antiche pievi, delle abbazie, dei cicli dagli affreschi di Pietro di Saluzzo o Hans Clemer etc...).

Non so più come dirlo: la difesa dei beni culturali ed artistici passa solo attraverso la difesa dell'identità, della memoria collettiva.

Una popolazione locale, consapevole dell'importanza per l'umanità e per sè stessa dei propri beni, difenderà strenuamente quel patrimonio, a vantaggio di tutti: non permetterà più il degrado, l'inquinamento, la speculazione, il consumo incosciente del territorio.

La lingua d'oc, la sua valorizzazione, il suo valore simbolico rappresenterà presto, vedrete, una svolta esemplare, una più ragionata scelta nel campo delle politiche territoriali in Piemonte.

Quel che appare incredibile è che lo stiano facendo gli occitani, gli individualisti per eccellenza, il popolo della poesia. Mi spiego: quando noi affrontiamo un iter decisionale, una operazione politica, un obiettivo di consenso sociale, siamo abituati a pensarli come atti collettivi.

Gli occitani, no. Qualunque processo sociale viene pensato istintivamente come un fatto individuale, appartenente alla sfera privata di ognuno.

Solo successivamente esso viene "aggregato", spesso misteriosamente, alla sfera collettiva. Come una creazione poetica.

La spiritualità prevale facilmente sulla ricerca, ad esempio, del benessere materiale.

Individualisti? Asociali? Non è così. Giacchè tutti "pensano" così, il corpus sociale si fonda sull'affinità del comun sentire, sottile, impalpabile che, come un filo invisibile, lega e forma una collettività, ombrosa e pacifica nello stesso tempo.

La nuova stagione occitana è disordinata, spesso caotica. Meno male. La memoria, come ha scritto Marguerite Yourcenar, non è un archivio a cui attingere per estrarre dati raccolti in buon ordine.

Al contrario, è viva e cambia: "avvicina i pezzi di legno spenti per farne scaturire di nuovo la fiamma".

Nico Vassallo

 


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