OUSITANIO VIVO janvier 1999

 

Lo Spirito Bretone
Dedicato ad un popolo che lotta

Con una popolazione di 3.652.000 abitanti ed un’estensione di 34.000 km2 , la Bretagna è una delle più grandi regioni d’Europa. Ma avere una dimensione europea, non è una semplice questione di cifre: significa piuttosto giocare un ruolo preciso nel contesto internazionale, disporre, oltre che di una personalità geografica, di un’identità storica e culturale riconosciuta fuori delle frontiere nazionali.

La Bretagna è la più importante regione agricola di Francia e vanta il primato per quanto concerne l’allevamento intensivo di capi bovini e suini, detenendo inoltre il primato nelle attivtà legate alla pesca ed all’acquacultura.

Forte della sua posizione geografica, rinomata per l’estensione e la varietà delle sue coste, la penisola armoricana attira ogni anno milioni di turisti stranieri.

La storia della nazione bretone si perde nella notte dei tempi. Densamente abitata già nel Neolitico, periodo del quale conserva importanti testimonianze archeologiche (famosi in tutto il mondo sono gli allineamenti megalitici di Carnac e la grande quantità di dolmen e tumuli funerari i più antichi dei quali risalenti al 4.500 a.C.), nell’anno 957, la Bretagna costituiva una Stato indipendente e tale rimase sino al 1532, quando venne unita al regno di Francia. Nel 1790 il territorio bretone venne diviso in 5 dipartimenti.

Il 30 giugno 1941, meno di un anno dopo la disfatta francese ad opera delle armate tedesche, il Maresciallo Pétain, capo del governo fantoccio di Vichy, emanò un decreto che separava Nantes , la vecchia capitale del ducato di Bretagna, dal resto della regione.

Sono dunque trascorsi 57 anni e nessun governo ha avuto il coraggio di riparare a questa vecchia ingiustizia. Vi è quindi da credere alle parole di Jean-Yves Cozan,, vice presidente del Consiglio regionale di Bretagna, quando dichiara che la riunificazione della Loira-Atlantica alla madrepatria avrebbe determinato un tale aumento della potenza economica, sociale e politica della regione da eguagliare territori d’Europa quali la Baviera, la Catalogna o la Scozia e, di conseguenza, rafforzare il già forte spirito autonomista, per non dire nazionalista, della popolazione della grande penisola.

Ad oggi, nessun raggruppamento politico francese ha inserito nel proprio programma la riunificazione bretone.

Abbiamo chiesto a Yann Le Bars, esponente del Partito per l’Organizzazione di una Bretagna Libera di riassumerci le rivendicazioni che il suo movimento oppone al governo francese.

"La Bretagna è una comunità etnica che vanta 11 secoli di storia. I Bretoni, appartenenti al grande ceppo dei popoli celtici, hanno un retaggio linguistico e culturale comune ai fratelli irlandesi, gallesi e scozzesi e riteniamo abbiano il diritto di gestire in proprio il loro avvenire collettivo, il loro futuro. Lungo il cammino di questa rinascita dell’identità politica bretone, vi è un solo ostacolo: il potere francese, centralizzatore e funzionalmente anti-democratico".

Parole dure, ma sostenute da prove inconfutabili.

"L’eredità giacobina", prosegue Le Bars, "è dura a morire. Lo stato francese continua a perseguire una politica di esclusione delle lingue e delle culture minoritarie. Per questo motivo abbiamo chiesto e continueremo a chiedere a tutte le forze politiche che si adoperino affinchè venga modificato l’articolo 2 della Costituzione che esclude ogni lingua che non sia quella dello stato. Non solo. Abbiamo organizzato manifestazioni in tutta la Bretagna per far conoscere e diffondere il Manifesto per la Giustizia del Popolo Bretone, attraverso il quale noi chiediamo a Parigi di ratificare immediatamente la Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, di garantire l’insegnamento del bretone nelle nostre scuole pubbliche, di riconoscere dignità di diritto giuridico alle scuole Diwan (istituti scolastici sperimentali in cui l’insegnamento si svolge esclusivamente in lingua bretone). Riteniamo che queste siano rivendicazioni fondamentali e il governo dovrebbe riflettere a fondo prima di sancire definitivamente una frattura, peraltro già ben incamminata, tra il paese reale ed i suoi dirigenti, come ha dimostrato l’astensione massiccia alle ultime elezioni regionali e cantonali.

La democrazia è molto malata quando i cittadini, di fronte all’indifferenza degli stati, non possono ricorrere ad altro che alle manifestazioni di strada per far rispettare la giustizia e i diritti umani più elementari".

L’identità bretone non è mai mancata. Il legame con gli altri popoli di lingua e cultura celtica non è mai venuto meno.

Ogni anno, nel mese di agosto, a Lorient si svolge il Festival Interceltico. Rappresentanti di Scozia, Irlanda, Cornovaglia, Galles e Galizia spagnola si ritrovano insieme per festeggiare le comuni origini in uno scenario di amicizia, musica e gioia di stare insieme. Il suono melodioso e suggestivo delle cornamuse stringe in un unico abbraccio questi popoli uniti anche e, soprattutto, da un irrefrenabile desiderio di libertà, un sentimento che fu ben espresso in versi dal poeta e cantore Glenmor, un uomo che dedicò l’intera vita a rafforzare nei Bretoni la coscienza della propria identità:

Ma n’eus mui den

Da ganan war ar menez

Ma n’eus den ken

Da lenvan war e leve

Piv a nac’ho, piv a stourmo

Evit Breizh-Izel

Piv a stourmo, piv a nac’ho

Chadenn Breizh-Izel

Se non si trova più nessuno

per cantare sulla montagna

Se non si trova più un sol uomo

per piangere sul suo passato

Chi si alzerà, chi si batterà

per la Bretagna

chi lotterà, chi spezzerà

le catene della Bretagna

Franco Ferraresi


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