OUSITANIO VIVO Nouvembre 1997
INTERVISTA A BOCCACCI, PRESIDENTE DELLA COMUNITÀ MONTANA VALLI GESSO, VERMENAGNA, PESIO
La sua comunità Montana è stata la prima ad aderire al progetto Espaci Occitan con un contributo di 50 milioni. Perchè questa partecipazione concreta?
Innanzitutto perchè le nostre tre valli sono occitane con una tradizione culturale e storica che merita attenzione e qui, negli anni passati, l'occitanismo ha espresso esponenti di rilievo come Caraglio e Bertaina, sindaco di Vernante o come Rabbia di Valdieri, e varie altre persone che hanno dato molto alla nostra comunità e sempre con estrema correttezza.
In secondo luogo, le nostre valli, quale quella di Peveragno e di Chiusa Pesio, sono un po' "frontiera" per l'Occitania e qui, grazie allo stimolo occitanista, sono nate alcune compagnie culturali come quella del Biroùn che sta facendo cose molto interessanti, e qui sono emersi alcuni suonatori, musicisti occitani di un certo pregio come i Gai Saber.
E poi c'è una componente tutta personale, di me, italiano a tutti gli effetti: nato nelle Marche da padre toscano e madre siciliana, vivo a Peveragno dal 1952 - quasi 50 anni! -, e confesso di sentire la mancanza di radici; invecchiando, sento di appartenere a tutto il mondo ma anche di non appartenere ad un mondo specifico, sento la mancanza del privilegio che gli occitani hanno di poter vivere sul proprio territorio con le loro tradizioni. Così, mi sembra giusto fare in maniera che i miei figli che rimangono qui possano legarsi a qualche cosa perchè poi, invecchiando, sono queste le cose che si hanno.
Il mondo occitano, però, è un po' particolare: spesso scatta un meccanismo, diciamo così, di gelosia per cui iniziative anche positive si devono scontrare con opposizioni grette, di bottega che poco o niente hanno a che fare con gli interessi della popolazione occitana nella sua globalità...
Sì, sovente questo è vero. Ma è anche una cosa molto umana: quando uno lancia un'idea che è un po' al di sopra della normalità e che supera il perimetro del suo piccolo orticello scatena quasi inevitabilmente delle invidie e gelosie. Ed anche contro Expaci Occitan ci sono state, come dire, delle posizioni critiche. Io, al di là della personale conoscenza e stima che ho per Allocco*, gli ho dato la mia disponibilità soprattutto perchè ritengo che quando si fanno delle cose che interessano anche altre comunità, a queste operazioni occorre dare almeno la solidarietà e, se possibile, un minimo di risorse economiche: inventare, creare qualche cosa è già uno sforzo enorme ed è ancora più grosso il portarlo avanti. Per questo considero il gesto della mia Comunità Montana come un atto di solidarietà e di amicizia nei confronti di una persona che vuole sviluppare un progetto sicuramente positivo per tutte le valli di cui Espaci Occitan prevede non solo un coinvolgimento culturale, ma anche economico e che, come tale, come potenziale rilancio economico dell'intera area occitana, può rivelarsi un affare interessante per tutti, nessuno escluso.
Prevede, dunque, delle ricadute economiche dalla realizzazione di Espaci Occitan?
E' una domanda che mi hanno posto alcuni consiglieri per approvare la delibera, che non è passata indolore: alcune associazioni culturali contrarie al progetto Espaci Occitan, infatti, avevano influenzato negativamente qualche amministratore. Ma è una domanda corretta: quali ricadute ne abbiamo noi per quei 50 milioni?
Beh, direttamente, nulla. E' ovvio. Ma se davvero si riesce a fare di Dronero il centro di una rete collegata su tutto il territorio delle valli, penso che 50 milioni ritorneranno già solo in termini di immagine. Poi, se c'è la capacità - e questa dipende da noi - di saper entrare in questo circuito, in questa rete, allora ci possono essere degli interessi economici grossi, legati ad esempio all'artigianato, al turismo, alla cultura in generale, anche per l'area della mia Comunità Montana.
In che senso?
Nel senso che la mia è un'arca particolare. Qui non abbiamo problemi di "Desertificazione" e la zona più debole - che, tutto sommato, è la Valle Gesso - conta circa 2000 persone, Roaschia e Valdieri comprese, ma vanta anche la presenza di un parco naturale di un certo rilievo internazionale, le Terme di Valdieri, la diga del Chiotas ed è a soli 20 minuti dal capoluogo di provincia... Insomma, anche nella sua debolezza, la nostra è una signora montagna.
E poi, bello o brutto che sia il discorso, è circondata da industrie e la Valle Vermenagna - insieme alla Tanaro, mi pare - è l'unica valle che ha una ferrovia, tra l'altro una ferrovia internazionale, una ferrovia "occitana", che lega in mare alla montagna.
Qui, accanto ad aziende importanti come la ItalCementi, la Presacementi e la Siro, c'è anche un polo turistico forte come Vernante e Limone...
E' chiaro che non si può chiamare debole questa montagna, per non parlare poi della cosiddetta "area della Bisalta" che comprende oltre Peveragno, Chiusa Pesio, la Valle Pesio, dove l'economia agricola è una economia che tira e dove, tutto sommato, la montanga è vivibile, accettabile, con tempi e percorrenze limitati, con una serie di servizi a portata d'uomo che, direi quasi, la trasformano nell'interland di Cuneo...
E in una zona alpina come la sua, in un'area che - diceva - non si può definire "debole", quale ruolo ha la sua comunità Montana come istituzione?
Beh, guardi, la Comunità Montana come istituzione sta vivendo un momento felicissimo. Io la conosco dagli anni '75-80, anni in cui per la prima volta ha fatto l'amministratore di montagna, e adesso è tutta un'altra cosa: prima la Comunità Montana non era nè carne nè pesce, oggi invece c'è il suo riconoscimento come Ente Locale, il che è un grande traguardo anche se il processo non è ancora finito. Potrebbe, dovrebbe essere definito meglio e soprattutto definiti meglio nei compiti istituzionali se vogliamo che la Comunità Montana svolga un ruolo veramente attivo, incisivo. Per questo, dovrebbe poter avere due o tre compiti istituzionali molto precisi e codificati dalla legge. Compiti che inizialmente io individuo nel ruolo di presidio del territorio, di mantenimento del territorio (quindi la sistemazione dei fiumi, dei pascoli, dei boschi, tutte cose di cui i sindaci, tutto sommato, non possono preoccuparsi più di tanto), e nel ruolo di agenzia di servizi, un ruolo come dire più classico, diversificando secondo le zone: parlare di trasporti, per esempio, in Val Vermenagna significa tener conto della ferrovia mentre in Val Maira significa rispondere alla necessità di un servizio di linea migliore. E questo vale per la scuola, per il servizio postale...
Dunque, la Comunità Montana come agenzia di servizi per i cittadini che vivono sul territorio...
Sì. E ne sono così convinto che è proprio su questo fronte che stiamo muovendo in termini di priorità. Tanto che noi, forse, siamo l'unica comunità Montana che gestisce da sola i servizi socio-assistenziali. Sì, sono convinto che prima di tutto la CM deve interessarsi dei cittadini che vivono sul suo territorio e quindi essere in grado di assicurare i servizi sociali, che qui, in montagna, sono dei servizi particolari: un conto è fare l'assistente sociale in un quartiere di Torino e un conto è farlo in un comune come Peveragno o come Limone che, a seconda della stagione, conta ora 1000 ore 30.000 abitanti, o ancora come Roaschia dove ci sono 180 persone, cioè 180 persone anziane e distribuite su tutto il territorio!
Tutto questo tenendo conto che qui, in montagna, ci sono problemi particolari: se manca o è ancora molto limitato il problema della droga, è invece diffuso l'etilismo. E poi c'è il problema sanitario, nel senso che qui avremmo ancora bisogno di quelle figure come erano il medico condotto o il veterinario condotto che andavano sul territorio ed erano in grado di affrontare tutto o quasi tutto: uno con l'appendice che si deve fare 60 Km quando arriva giù muore...
E allora, che fare?
Giorni fa si è tenuto a Torre Pellice un convegno sulla domiciliarità. Un bel convegno che ha mostrato come la domiciliarità, se ben affrontata, oltre che andare incontro alle esigenze della nostra gente, può rappresentare un grosso risparmio collettivo. Purtroppo prevale ancora la soluzione, diciamo così, "casa di riposo", che da noi sono ben 13 e ancora prive di coordinamento, un problema questo sentito dai sindaci coinvolti.
Per affrontare questi problemi, però, servono soldi...
Eh, certo! Ma questi non rappresentano il problema maggiore. Nel senso che, per esempio, a fronte dei 900 milioni spesi dalla Comunità Montana nel 1990, oggi - sono dati del 1996 - la Comunità Montana investe 11 miliardi e 900 milioni. Ma è sempre lo stesso personale del 1990 a dovere intervenire sulla forestazione, sulla raccolta differenziata, sull'area attrezzata per piccole e medie aziende di Roccavione, sulla pulizia dei fiumi perchè se l'alluvione del 1994 ci aveva toccati marginalmente, quella del 1996 ci ha preso bene.
E voglio aggiungere che su questo fronte, la pulizia dei fiumi, la nostra comunità si è mossa bene, con una bella operazione di coordinamento: unendo tutti i suoi comuni e presentando dei progetti di settore sul bacino. La comunità Montana ha potuto gestire fino a oggi 5-6 miliardi e altri 9 li dovrebbe avere dal Magistrato del Po...
Insomma, se ci si coordinasse meglio, si otterrebbe di più...
Certo. Ed è per questo, per questa potenziale messa in rete delle molte e diverse aree che compongono zona alpina occitana che la mia Comunità Montana giudica positivamente il progetto di Espaci Occitan e lo sostiene, augurando ancora una volta a chi ci lavora con passione e dedizione di riuscire a portarlo a termine, nonostante le difficoltà e le critiche.
Di Antonio Rovera
^ * Mariano Allocco presidente della Comunità Montana Valle Maira.