Il coraggio di guardare il mondo con gli occhi dell'utopia
Vent'anni fa, al funerale di François Fontan, sventolava la bandiera della delegazione della Valle d'Aosta, venuta a dare l'ultimo saluto al padre della dottrina etnista; oggi, 16 ottobre, in occasione della commemorazione ufficiale della scomparsa prematura di Fontan, ecco di nuovo presente la delegazione della Valle d'Aosta, venuta a rendere omaggio all'uomo e alle sue idee più che mai attuali nella costruzione di una nuova Europa, delegazione che ha visto presenti Rolandin, presidente dellUnion Valdôtaine, Lovin, presidente del Consiglio Regionale e l'onorevole Caveri che ha parlato non solo a nome della Valle d'Aosta ma a nome delle minoranze linguistiche del gruppo parlamentare di cui fa parte.Riportiamo qui il suo discorso che trasmette freschezza, emozione ma anche attualità e una spinta per il futuro.
"Parlerò a nome della valle d'Aosta, ma anche a nome del gruppo parlamentare delle minoranze linguistiche della camera dei deputati: con me ci sono i colleghi del Tirolo del sud, il capo ladino della val di Fassa. Interpretiamo in parlamento anche le minoranze linguistiche non rappresentate come gli occitani, gli sloveni e i francoprovenzali.
Pensare a come il tempo passa! Un po' di tempo fa, in parlamento, sarebbe stato quasi impensabile il gruppo delle minoranze linguistiche, nel tempo chi criticava l'esistenza dello stato - nazione veniva preso per terrorista o pazzo, che era federalista, chi parlava di etnia, veniva messo al bando , rischiava condanne, di dover lasciare la propria patria, l'Occitania, nel caso di François Fontan, alla ricerca di un'altra patria, l'esilio per incomprensione, per incomprensione, soprattutto per chi come lui non ha avuto paura delle contaminazioni culturali, di affermare il rispetto per ogni diversità, chi ha avuto il coraggio di guardare il mondo con gli occhi dell'utopia; gli utopisti fanno paura, non vengono compresi, ma hanno una vista particolare perché sanno guardare al di là, sanno dare degli spunti che nel momento in cui vengono espressi sembrano essere provocazioni e bizzarrie ma, poi, il tempo dà loro ragione!
Ecco perché, 20 anni dopo, noi possiamo dire che nel pensiero politico di Fontan c'è molto di quanto oggi si discute in fatto ai diritti dei popoli minoritari d'Europa rispetto al cammino dell'integrazione europea del futuro. Parlare della grande Occitania era, in passato, considerato una stranezza, immaginare che i confini e le frontiere un giorno sarebbero cadute realmente e si sarebbe tornati a quella fraternità che caratterizzava il passato quando le montagne non erano una barriera ma un passaggio attraverso i colli alpini, queste sono intuizioni di una straordinaria modernità che noi dobbiamo serbare , tenere, capire. Il ricordo è qualche cosa di fondamentale, di importante, talvolta siamo abituati a pensare solamente al nostro pezzo di cammino e a dimenticare che, se siamo qui, con le nostre idee, il nostro pensiero, lo dobbiamo alle nostre radici, a chi ci ha preceduto, a chi ha avuto il coraggio, in momenti difficili, di affermare le proprie idee e il proprio modo di essere. Ecco perché il ricordo è fondamentale! Il ricordo è fondamentale così come l'elaborazione politica che è qualche cosa che non si ferma mai, che continua a crescere, è come lievito che fa crescere il pane, per chi fa politica, questo lievito sono le idee, il pensiero di chi ci ha preceduto. Ecco perché, esprimendo il pensiero anche delle altre minoranze linguistiche che oggi sono impegnate in quel cammino europeo che Fontan aveva intuito con grande intelligenza, credo che tutti noi dobbiamo essere, non solo riconoscenti, dobbiamo essere qui non solo per ricordare la figura e, per gli amici, naturalmente, rimpiangere l'amico, ma dobbiamo essere qui per guardare avanti, sapendo che nel suo pensiero politico, anche in quella parte che all'epoca veniva considerata estremistica e quasi folle, in quel pensiero si racchiude l'integrazione europea del domani e non potrà essere integrazione europea degli attuali stati nazionali, dovrà essere integrazione europea delle stesse etnie, delle stesse genti: un modo di immaginare l'Europa che coinvolga le popolazioni e non solo i burocrati e le economie:
ecco perché, prego a nome di tutti, il ringraziamento verso François Fontan e il ringraziamento verso l'uomo che ha saputo guardare il mondo con gli occhi dell'utopia, il luogo che non c'è, ma il luogo che, forse, prima o poi, nella speranza di tutti noi, ci sarà".
OUSITANIO VIVO - Anado XXV - n° 9 - 26 de outoubre 1999 - N° 238