OUSITANIO VIVO settembre 1998
DA LEZE
OCCITANIA Sergio Salvi. Luigi Colli Editore-Ousitanio Vivo. Agosto 98
Questo interessante volumetto deriva dal capitolo sullOccitania, contenuto nel famoso "Le Nazioni Proibite" del 1973, debitamente aggiornato in modo da tener conto dei mutamenti avvenuti negli ultimi 25 anni; lautore S. Salvi, nato a Firenze nel 1932, è uno dei più qualificati studiosi dei nazionalismi europei.
Tra le sue opere più conosciute, non solo per il titolo ad effetto ma per il taglio personale col quale ha esposto gli argomenti, possiamo citare "Patria e Matria" e "Le Lingue Tagliate", pubblicate negli anni 70, alcuni studi sulla questione etnica in Unione Sovietica fatti alla fine degli anni 80, nonché "LItalia non esiste" pubblicato nel 96 e dedicato allemergere di nuove istanze autonomiste in Italia.
Come al solito lesposizione è brillante, leggibilissima, senza troppi appesantimenti ideologici, piacevolmente divulgativa; tuttavia non scade mai nella superficialità, poiché si basa su una documentazione pluridecennale. Si coglie a volte un tono ironico assai più efficace di certe elucubrazioni socio-politiche-filosofiche, che tradiscono settarismo datato e fanno sempre meno presa sulla gente.
Elencare tutti gli argomenti esposti in questo excursus sulletnia occitana risulterebbe troppo dispersivo, tuttavia mi pare doveroso menzionare i filoni tematici trattati: Il Nome dellOccitania Il Territorio La Popolazione La Letteratura La Storia LEconomia La Lotta Politica.
Particolarmente curato il capitolo dedicato alla letteratura occitana, dove si parla di trovatori, tentativi di rinascita letteraria, poeti e narratori del Novecento.
E poi interessante lanalisi storica della società occitanica durante il Medio Evo: più che al feudalesimo di stampo nordico, il sistema di governo assomiglia a quello delle città dellItalia centro-settentrionale, le quali godevano per quei tempi di notevoli libertà.
Si avvicendano in seguito eresie catare, valdesi ed ugonotte, persecuzioni, rivolte, repressioni alle quali, forse per applicare il principio di fraternità tanto proclamato, diedero un buon contributo i rivoluzionari giacobini opposti ai borghesi girondini.
In tempi più recenti, si evidenzia la situazione economica dellOccitania come colonia della Francia e la logica centralistica dello stato, che privilegia la parte etnicamente francese del suo territorio e della sua popolazione.
Con lattuale globalizzazione del mercato, tuttavia, lOccitania odierna attrae consistenti investimenti stranieri e sta sviluppando nuovi settori di produzione.
Sergio Salvi dedica la parte conclusiva del suo libro alla rinascita dellautonomismo e dellindipendenza politica, al nazionalismo, ai risultati elettorali e politici conseguiti, alle speranze per il futuro dellOccitania.
Da segnalare ai lettori una dimenticanza dellautore riguardante lo staff di regia del film Valades Ousitanes, dove non viene riportato il nome di Diego Anghilante di fianco a quello di Fredo Valla. Gli editori comunque hanno avvisato che è stato preparato un foglio di Errata Corrige, che sta venendo inserito in ogni copia.
CALENDAL - Il Romanzo della Provenza. Fredéric Mistral. Luigi colli Editore-Ousitanio Vivo. Giugno 98
Di Mistral, fondatore con altri scrittori e poeti del movimento letterario Felibrige, nonché Premio Nobel per la letteratura nel 1904, si conosce particolarmente il poema Mirèio; meno noto il romanzo Calendal (Calendau) del 1867, pubblicato ora su un raffinato volumetto con traduzione dal provenzale, prefazione e note di Mirella Tenderini.
Questa in sintesi la vicenda narrativa: il giovane pescatore Calendal sinnamora perdutamente di Esterella, una ragazza bellissima che vaga sulle montagne della Provenza, Benché non sappia con certezza se si tratti di una donna o di una fata, il giovane la insegue e compie ogni sorta di imprese per conquistare il suo amore.
Quando crede di essere riuscito nellintento, ecco arrivare la mazzata: la giovane gli annunci di essere irrimediabilmente legata a un feroce masnadiero, al quale tenta invano di sottrarsi.
La rivelazione scatena lira funesta del suo spasimante Calendal, che parte alla ricerca del malvagio conte Severan, con la feroce intenzione di affrontarlo in duello ed eliminarlo definitivamente.
Dopo altre gesta rocambolesche, il terribile Severan muore nellincendio di un bosco e Calendal si unisce finalmente alla bella Esterella.
Come gli antichi poemi epici, il romanzo è suddiviso in canti, introdotti da un breve riassunto che sintetizza i fatti.
Si ritrova in esso leco della Chanson de geste cavalleresca; la trama è permeata di elementi eroici, drammatici, passionali, a volte truculenti e in certi casi addirittura erotici.
I personaggi agiscono secondo quellespressività un po enfatica e roboante, che costituisce lossatura e lattrattiva della teatralità popolare.
Nonostante questo Calendal è tuttaltro che un romanzo semplicistico. Il testo è costellato di riferimenti storici, paesaggistici, letterari distribuiti con sapienza da Mistral lungo i vari capitoli, per rendere più realistico e credibile lo scenario sul quale si muovono i personaggi.
È stato scritto che il vero protagonista non è il pescatore Calendal, bensì la Provenza stessa, descritta in tutto il suo fulgore e celebrata attraverso levocazione della sua storia, della poesia dei trovatori, delle sue tradizioni. Il personaggio di Esterella, sospeso tra mito e realtà, rappresenta anche la Natura, amica di colui che la rispetta e la protegge; nellatteggiamento riverente del poeta verso il paesaggio provenzale, si possono ravvisare analogie con la coscienza ambientalista ed ecologista dei nostri giorni, che rendono lopera mistraliana straordinariamente attuale.
ETNISMO Verso un
nazionalismo umanista. François Fontan. Ousitanio Vivo Editore.
Luglio 98
Questo terzo quaderno della collana Escartari ripropone, tradotta in italiano da Antonio Rovera, la seconda edizione di Ethnisme del 1975, la quale riprendeva a sua volta con lievi ritocchi la prima uscita di un testo fontaniano fondamentale per la coscienza delle questioni connesse al nazionalismo etnico.
Già nella definizione di nazione Fontan puntualizza un concetto molto importante, ossia che il territorio non coincide necessariamente con i confini naturali, per cui le nazioni vanno determinate tramite lindicatore linguistico. Nella Specie umana il sistema di comunicazione si avvale soprattutto del linguaggio parlato, strumento per trasmettere e condividere con gli altri le proprie sensazioni.
Ogni nazione è contraddistinta poi da una cultura, una vita economica comune, uno Stato, una coscienza etnica.
Fontan fornisce unacuta analisi della nascita, evoluzione, morte delle nazioni, dei loro rapporti di forza, dellassimilazione, dello sfruttamento. Egli auspica che umanisti e progressisti si sbarazzino delle utopie tipo quella della fusione tra lingue e nazioni, rendendosi conto che la differenziazione etnica è una realtà fondamentale della condizione umana.
Riguardo al sistema grafico, è un convinto sostenitore del fonetismo alfabetico (dove ogni suono viene sempre rappresentato con lo stesso segno); lintroduzione delle aggiunte etimologiche è estranea al ruolo funzionale della lingua e costituisce una difficoltà inutile. Egli si spinge addirittura ad affermare che ogni scrittura non alfabetico-fonetica, risulta opprimente nei confronti dellinfanzia ed è di grave ostacolo ad una educazione libertaria.
Particolarmente approfondito, e per certi aspetti quasi profetico, considerate le trasformazioni politiche dellultimo decennio, il capitolo sulle ideologie dominanti nelle nazioni, distinte in tre tipologie: imperialiste, cosmopolite, internazionaliste o etniste; queste ultime sono le uniche a porsi in alternativa alle forze reazionarie dellimperialismo.
Allenunciazione teorica dei principi fa seguito il programma internazionalista, suddiviso puntigliosamente in 19 punti.
La parte conclusiva dello studio è la tavola delle nazioni del mondo, la quale suddivide i grandi gruppi: Bianchi, Gialli, Neri; in gruppi, famiglie ed etnie, classificate secondo la loro parentela linguistica.
Le note al testo curate da Jean Louis Veyrac, risultano unefficace integrazione ed aggiornamento del lavoro di Fontan, perché pongono in luce le situazioni socio-politiche che condizionano laffermarsi della coscienza etnica in varie parti del mondo.
LITERATURA OCCITANA Breve storia dai trovatori ad oggi. Ousitanio Vivo Editore. Luglio98
Introdotto da unoriginale prefazione di Claudio Salvagno, il quarto Escartari offre un sintetico compendio della produzione letteraria occitana, dalle prime creazioni dei secoli X e XI fino ai giorni nostri.
Esso fornisce i primi rudimenti sulla lirica trobadorica e sui generi sviluppatisi successivamente, nei riguardi dei quali si hanno in genere idee piuttosto confuse; un lavoro che non esclude, anzi agevola il ricorso alle opere degli studiosi che hanno trattato l'argomento in modo approfondito. Lautore accenna alle origini dei primi testi in lingua doc e si sofferma sul periodo aureo della letteratura occitana, quello dei trovatori, con alcune esemplificazioni delle loro liriche.
Come si sa costoro diedero origine al primo importante movimento letterario nella storia delle lingue romanze neolatine, sviluppando un tipo di poesia che declinò rapidamente dopo la crociata contro gli albigesi, nel XIII secolo.
Nei capitoli successivi si parla della moderata ripresa dinteresse per la lingua occitana nei secoli XVI-XVII-XVIII, con la produzione di opere di tipo pastorale o comico.
Per assistere ad una rinascita vera e propria bisogna attendere il secolo XIX, con la fondazione nel 1854 del movimento letterario Felibrige, che annovera tra i suoi massimi esponenti Roumanille, Aubanel e Mistral, i quali si prodigano per ridare dignità letteraria al dialetto provenzale.
Nel secolo XX infine si sente lesigenza di superare la visione tradizionalista del Felibrige, troppo vincolato alla rappresentazione nostalgica di un mondo agreste ormai irreale.
Si Cerca di modernizzare i temi e i generi della letteratura occitana, per inserirsi a pieno titolo nella cultura letteraria contemporanea.
Si evidenzia pure il contrasto tra la frammentazione dialettale e la necessità di una lingua letteraria comune, come quella proposta dal lengadociano Loìs Alibèrt.
In questa prospettiva si muovono i letterati che fanno capo allInstitut dEstudis Occitans: Pons, Roqueta, Còrdes, Nelli, Bodon, Lafont, Pessamessa.
La parte finale del quaderno divulgativo di M. Bertolino è dedicata alla letteratura occitana nelle valli cisalpine a partire dal XIII secolo, perlopiù di soggetto religioso, ed alla nuova generazione di scrittori sorta in concomitanza col risveglio della consapevolessa etnica degli anni 60 70.