OUSITANIO VIVO mai 1999
Encuèi val la pena dèsser occitans?
Mario Piasco, originario di San Damiano Macra, infermiere professionale, 40 anni, Torino
Sicuramente, e per diversi motivi!
Innanzitutto credo sia comunque importante non dimenticare le proprie radici e quello che ha rappresentato, si voglia o no, e che rappresenta oggi questa identità linguistico-culturale per un territorio. Riflettere su questo punto aiuta a non cancellare pezzi di storia utili a capire il presente, e forse, a illuminarci sul futuro.
Essere occitani, inoltre, significa dare una risposta diversa rispetto all'omologazione e all'appiattimento socio-culturale di questi anni in cui si parla di società multietniche, ma di fatto, si tende ad annullare e a schiacciare tutte le minoranze, autoctone o immigrate che siano, anziché considerarle "una risorsa".
Ancora, la nostra identità linguistica - culturale può fare da catalizzatore per iniziative indispensabili a livello economico, che rilancino il territorio. Insomma, cambia completamente il punto di osservazione e questo potrebbe farci leggere l'Europa in una prospettiva diversa (che non sia solo quella di Mastricht o della NATO)
Lia Boi, studentessa, 25 anni, SantAnna di Valdieri.
In una società dove tutto viene affrontato in base a standard pianificati su larga scala, il rischio è quello di perdere la capacità di dialogo e di confronto fra gli individui.
In questo contesto diventa importante essere consapevoli delle proprie origini per avere un elemento di conoscenza in più di se stessi. Non è possibile infatti accettare e comprendere gli altri se prima non capiamo e accettiamo noi stessi.
In questo senso vale la pena essere occitani oggi non per colmare con un "aggettivo" un personale smarrimento ma per rafforzare unidentità individuale.
Ecco che allora la cultura e le tradizioni non si limitano ad essere un piacevole "spettacolo di intrattenimento" ma possono divenire qualcosa di più, possono avvicinare gli individui e rendere più naturale il confronto ed il dialogo riconsegnando maggior consapevolezza in se stessi.
Mirella Tenderini, scrittrice, traduttrice di "Calendal", Como
Se io fossi occitana direi fortemente che si, oggi vale molto la pena di dirsi occitani. Oggi più che mai le nostre radici, la nostra identità, devono essere affermate e salvaguardate se non vogliamo ridurci ad essere tutti delle pallide imitazioni dei modelli dominanti. Io però do molto valore, accanto alla mia cultura di origine, alle altre culture acquisite nel corso della mia vita, per cui mi sentirei (e affermerei) occitana in Italia, italiana in Europa ed europea in America. Mi rifiuterei, cioè, di rinchiudermi nella mia occitanitudine ma piuttosto lesalterei come il punto fermo di partenza per sentirmi cittadina del mondo.
Enzo Negrin, agronomo, Torre Pellice
Sono un tecnico agricolo che lavora presso un ente pubblico e grazie alla mia attività professionale succede sovente di dovermi recare presso aziende agricole di valle, situate in zone di montagna. Molte di esse sono condotte da agricoltori anziani, anche se per fortuna non mancano giovani contadini. Ebbene, siccome non tutti mi riconoscono subito, le prime battute del dialogo si svolgono in piemontese o raramente in italiano; dopo le prime parole, non riesco trattenere la domanda "Vous parlà pas d cò patouà?" ed ecco che, come una formula magica, la conversazione scorre fluida su binari del tutto diversi, più libera e densa di sfumature e significato. E il riconoscimento dellappartenenza ad una comunità identificabile non solo per il patouà, ma per un insieme di valori e conoscenze collettive, comunità che attraversa aree geografiche diverse ma unite da storia e lingua molto simili. Ecco, non fosse altro che per mantenere vivo questo patrimonio comune, rispondo sì, oggi vale la pena essere occitani.
Ho un figlio tredicenne che spesso, quando siamo in visita a parenti nel mio piccolo paese di montagna mi dice "Perchè non parli patouà? Mi piace sentirtelo usare!"
Ancora, non fosse altro che per comunicare questo alle generazioni future, rispondo ancora una volta sì, oggi vale la pena essere occitani.
Giuliana Viale, originaria di Limone, ausiliaria ospedaliera, Borgo San Dalmazzo.
Si, la coscienza di appartenere ad un popolo con le sue peculiarità culturali si è fatta strada già da qualche anno, forse dalla partecipazione ad un Rescontre, dove avevo potuto incontrare tanta gente delle valli e dellOccitania francese con cui confrontarmi e scoprire che lorgoglio di essere limonese e montanara poteva avere nuove ragioni ed era sentimento comune... forse terreno fertile per un nuovo senso di appartenenza di cui oggi sono fiera.
Mi fa sentire occitana la nostra lingua, che nella versione limonese credevo unica e sicuramente originale, ma che poi ho scoperto così affine ai dialetti delle altre valli. Credo sia anche divertente parlare fra noi e vedere gli altri che cercano invano di seguire il discorso... E poi le musiche ed i balli, lo spirito che anima le feste in estate sono cose che non hanno eguali in Italia.
Credo che ciò che ci deriva dal passato sia parte inconscia di noi e comunque non credo che chi non ha radici possa avere un serio futuro.
Giorgio Vivalda, produttore video e documentari, Torino
Rispondere se vale la pena di essere occitani oggi per me che occitano non sono non pare una cosa possibile. Ma posso affermare con sicurezza che è indispensabile per tutti che gli occitani esistano, conservino e tramandino la propria cultura anche a favore di quelli che occitani non sono. La diversità delle culture è lultimo scoglio prima dellabisso anonimo delluniformazione e della standardizzazione. Gli occitani, come tante altre minoranze, hanno avuto la fortuna di conservare una cultura originale. Un po per la loro determinazione, un po per condizioni geografiche favorevoli. E un po come se in una cappelletta nascosta si fosse conservato un affresco prezioso o in un bosco poco raggiungibile fosse sopravvissuta una specie di fiore che non cresce altrove. E una fortuna non solo per laffresco e per il fiore, ma anche per noi che li possiamo ancora ammirare. Con la differenza che una cultura così radicata nella storia come quella occitana è molto più di un affresco salvato o di un fiore raro, perché è un capitolo dellumanità.
Tiziana Morano, 34 anni, vigile urbano, Piasco.
A Piasco, il mio paese, ho sempre parlato piemontese; ho iniziato a frequentare persone occitane circa dodici anni fa. Inizialmente mi sentivo un po analfabeta, quando li sentivo parlare tra di loro non capivo quasi nulla, ma mi incuriosiva molto il loro linguaggio e un giorno pensai: forse con un po di impegno posso impararlo anchio.
Nel frattempo incontrai luomo della mia vita. Fu così che iniziai piano piano, con il suo aiuto, a pronunciare qualche parola. Ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo ed ero fiera dei miei progressi. Dopo sposati, in casa, parlavamo sempre occitano, per cui il gioco fu fatto.
Allinizio a Pontechianale, il paese di mio marito, la gente mi parlava in piemontese o in italiano per farmi sentire a mio agio ed io rispondevo in occitano. Rimanevano tutti molto sorpresi e ben presto mi considerarono come una di loro.
Direi che vale veramente la pena di essere occitani e sarebbe altrettanto importante difendere e valorizzare le vecchie tradizioni.
Enrico Boetto, 24 anni, guardiaparco, Massello.
Si penso proprio che valga la pena di essere occitano, almeno lo vale per me. Ho vissuto fino ad conseguimento del diploma a Pinerolo, ma alletà di 10 anni avevo cominciato a parlare occitano con mia madre ed i miei nonni. Massello e la Balsiglia in particolare, mi attiravano sempre di più, mi sentivo quasi più massellino di chi ci abitava sempre. Così nonostante avessi trovato un lavoro come geometra presso un agenzia immobiliare di Pinerolo, ho deciso di abbandonare tutto per venire a lavorare in valle, come falegname destate e presso la seggiovia di Prali in inverno. Intanto ho sempre più radicato le mie amicizie in loco.
Da poco più di un anno ho avuto la grande fortuna di vincere un concorso da guardiaparco in Val Troncea e quindi le prospettive di continuare a vivere e forse mettere su casa lontano dalla città, diventano sempre più concrete.
Antonio De Rossi, architetto ricercatore, Torino
Risponderei si, se con il termine "Occitania" si vuole intendere non ripiegamento nostalgico e regressivo nei confini di piccole patrie asfittiche e asfissianti, ma capacità di guardare allindietro per meglio comprendere e progettare il proprio futuro, capacità di dare sostenibilità e radicamento alle sempre più veloci trasformazioni del nostro tempo, capacità di disegnare in modo appropriato e cosciente il volto della propria terra.
Secondina Olivero, originaria di Pagliero, bidella, 48 anni, Dronero.
Io mi sento occitana dentro, fino in fondo: sono le mie radici, la mia origine, da sempre parlo questa bellissima lingua e mi fa piacere sentire che i miei figli vogliono continuare in questa direzione.
Oggi, poi, sono convinta che appartenere a questa cultura, riscoprirne i valori, valori semplici ma profondi che danno un senso alla vita, possa essere l'unico modo per riuscire a orientarsi in questa società che io trovo povera e vuota, L'idea che questa cultura esiste, che molti, sempre di più, sono fieri di appartenervi mi fa pensare che si possa riuscire a dare una svolta diversa.
Intervista a Bertaina Isa, Vernantina - Casalinga.
Dom.- "Encuèi val la pena desser occitans" è la domanda che appare sui manifesti affissi in tutte le Valli; lì hai visti ? e cosa ne pensi?
Ris. - Si gli ho visti e penso che possano essere un ottimo veicolo, ma sarebbe stato meglio se fossero stati affissi in luoghi frequentati maggiormente dai giovani quali sale giochi, scuole, impianti sportivi, per sensibilizzare questi ultimi sulla coscienza occitana.
Dom. - Dunque esistono ragioni di orgoglio di appartenenza ad una gruppo etnico linguistico come quello Occitano?
Ris. - Sì perchè lo portiamo in noi ed esterniamo soprattutto con la nostra lingua secoli di tradizione che serve per identificarci e distinguerci.
Dom. - Credi che fra la gente della valle esista la coscienza Occitana, e cosa secondo te accomuna la gente e può far crescere questa presa di coscienza?
Ris. - La coscienza Occitana da sempre presente nei nostri avi era forse totalmente inconsapevole, ma raffiorava sia nella vita comune con la solidarietà fra montanari che quando costretti ad emigrare verso lOccitania francese ritrovavano in quei paesi maggiori affinità che non verso i vicini piemontesi. Attraverso i balli e le feste ed anche qualche manifestazione di tipo folclorico può svilupparsi una riscoperta che sta già portando verso la coscienza di una identità. Identità riconosciuta anche da molti fra i turisti che frequentano le nostre valli.
Dom. - Credi che una cultura che affonda le sue radici nei 10 secoli passati possa ancora essere attuale e avere una qualche valenza nella costruzione dellEuropa?
Ris. - Si perchè lEuropa dovrà essere modellata sui popoli, riconoscendo le peculiarità di ciascuno e quindi fra tutti i popoli europei credo che anche gli occitani possano vantare una passato storico proprio, degno di essere riconosciuto, ma soprattutto un futuro di pari dignità.
Dom. - Alle prime prossime elezioni, ritieni necessario premiare i candidati che portassero avanti programmi Occitanisti.
Ris. - Se i candidati, seriamente fossero disposti a privilegiare o comunque tener presenti le istanze di tipo occitanista a vario livello, sicuramente potrebbe ottenere la fiducia di molti.