OUSITANIO VIVO mai 1998
NURRÌ-SE DA NOSTE REIS
Quattro chiacchiere con Bruno Bossa, uno dei titolari dellazienda montana Achilllea di Paesana. Azienda leader nel campo della trasformazione di prodotti biologici.
-Comè nata lAchillea?
Lidea Achillea è nata nel 1978, sullonda dei movimenti ecologisti ed antinuclearisti; io a quel tempo studiavo a Torino e cominciai a pensare ad un movimento verde attivo a Paesana ed in Val Po. Nacque in me lesigenza di crearmi un lavoro futuro, che rispettasse questa ideologia. Tutto ciò mi portò a frequentare, sempre a Torino, dei corsi tenuti dalle prime associazioni ambientaliste (Finestra sul cielo , Dalla terra al cielo), e nel 79 ad Urbino al corso di erboristeria. Nel 1980 con due amici aprimmo la prima erboristeria dellalta Val Po, a Paesana, con sottostante un piccolo laboratorio di trasformazione, nel quale preparavamo le prime marmellate, lavoravamo il nostro miele e le erbe officinali. Fu un periodo piuttosto difficile, anche perché la gente ci vedeva come dei perditempo senza futuro. Andavamo in giro per tutti i mercatini e le fiere: le prime di un certo rilievo furono la Fiera della Provincia Granda ed il Salone della Montagna. Questo permise di farci conoscere dalla gente delle città, che rappresenta il turismo della Val Po e che divenne la nostra clientela domenicale. Nell83 partecipammo allErbora di Verona, ed entrammo nel circuito di distribuzione che ci portò, in poco tempo, a diffondere le nostre produzioni in Lombardia , Veneto, Trentino e Toscana, raggiungendo persino Roma. Si partiva io e mia moglie, col furgone a fare le consegne. Nell87 ormai il nostro laboratorio era saturo, ed iniziammo a ristrutturare ed a trasferirci in una parte dellattuale stabilimento. Questa fase di ampliamento proseguì negli anni successivi, anche con lacquisto di macchinari ed attrezzature allavanguardia. Migliorarono sia la qualità che la quantità della nostra produzione. Nel 92, dopo ben cinque anni di esperimenti e fallimenti ed una serie di viaggi-studio in Francia e Germania, riuscimmo a produrre il primo aceto di mele. Acquistata la tecnologia in Germania, il 16 ottobre 92 ne iniziammo la produzione. Siamo particolarmente orgogliosi perché è stato il primo aceto di mele prodotto in Italia. Nellinverno 93 la Comunità Montana ci parlò di un concorso abbinato a Quota 600, la Fiera della Montagna di Parma. Compilammo i moduli di partecipazione ed il risultato fu il primo premio in una delle tre categorie. Ci fu conferito riconoscimento per "Il Contributo e lo Sviluppo della trasformazione di prodotti tipici di zone montane". Questa premiazione ebbe una notevole eco sulla stampa locale e contribuì a far cadere definitivamente, quella sorta di diffidenza che sia la gente sia le istituzioni avevano. Cominciarono ad arrivare le prime scolaresche, in visita alla nostra Azienda. Nel 94 in collaborazione con lArchitetto Maurino realizzammo un intervento di maquillage dellAzienda, che conferì alla stabilimento laspetto attuale. Nellinverno 95 a lavori appena ultimati, ci fu nei nostri uffici un incontro con il Presidente della Comunità Montana e lallora Assessore Regionale allAgricoltura, Lido Riba, il quale entusiasta dellAzienda, ci parlò della possibilità di un finanziamento per lespansione dello stabilimento. Pensando alla classica sparata da politico, rimasi sorpreso, una settimana dopo, di sentirmi telefonare da un funzionario regionale, per prendere accordi sulla stesura della richiesta del finanziamento. Il progetto venne presentato, venne approvato e fra pochi giorni, fine maggio-primi di giugno, inaugureremo, salvo imprevisti, il nuovo stabilimento di circa 1500 mq. Dico salvo imprevisti, perché la burocrazia sa essere veramente soffocante. La qualità dei nostri prodotti, sarà ulteriormente migliorata dalla nuova metodologia di lavorazione, piuttosto complessa, anche perché a differenza dei nostri concorrenti, noi non partiamo da prodotti semi-lavorati, ma dalla frutta fresca.
-Partendo come tentativo, di un gruppetto di amici, di realizzazione di unutopia, lAchillea in ventanni si è trasformata in punto di riferimento sia per consumatori attenti, che per gli agricoltori della Valle...
Non solo, infatti partendo dalla Val Gesso abbiamo agricoltori che ci portano le loro produzioni, da tutte le valli, fino alla Val Pellice ed anche dalla pianura pinerolese e saluzzese.
-Ho visto anche diverse persone che lavoravano da voi. Senzaltro un fattore positivo per Paesana
Sì, oltre a noi ci sono nove persone che lavorano tutto lanno, più due o tre che fanno la stagione estiva, periodo in cui il ritmo di lavorazione si accelera notevolmente. A Paesana, oltre alla nostra Azienda, cè solo lo stabilimento della filatura che occupa unottantina di persone.
-Paesana è senzaltro marginale rispetto ai centri industriali ed artigianali. Perché, nonostante ciò, voi rimanete qui?
Quando aprimmo lerboristeria, la scelta più sensata sarebbe stata di aprirla a Pinerolo, in quanto il bacino dutenza era molto più vasto, e ci si sarebbe trovati a due passi da Torino. Ma ero già dovuto stare cinque anni a Torino per studiare, e potevano sicuramente bastare. Poi le mie radici sono qui. Se hai notato, di fronte alla mia scrivania cè unenorme finestra, la quale inquadra perfettamente il Viso. Anche lemblema dei nostri depliants è "la nostra Montagna".
-Siete stati tra i più convinti sostenitori della CHAMBRA dOC
Abbiamo creduto e crediamo in questa iniziativa che ultimamente è diventata veramente rappresentativa per leconomia delle Valli Occitane. Il numero delle adesioni è cresciuto notevolmente e questo fattore le donerà sicuramente unincisività sempre più rilevante. Lunione di tante piccole realtà, è lunica strada per uscire dal ghetto nel quale leconomia delle valli si trova.
-Il marchio occitano è di moda anche in campo economico. Cosa pensi delle voci secondo le quali, addirittura la Parmalat, vorrebbe impiantare un suo stabilimento nelle valli, per lanciare e sfruttare questo marchio?
La Val Po ha avuto, negli anni passati, diverse esperienze negative proprio in campo caseario. Quasi sempre perché, queste aziende poi fallite, guardavano allutile massimo col minimo sforzo. Secondo me la qualità è la carta vincente su cui, il nostro territorio così marginale, deve puntare. Se questo concetto viene recepito ben vengano queste grandi aziende. Il latte di una qualsiasi delle nostre valli, non può essere assolutamente confuso con il latte prodotto negli allevamenti industriali. Nessuno vuole discriminare, ma ci vogliono criteri di valutazione diversificati e addirittura indirizzi di destinazione differenti. Una standardizzazione della qualità non potrebbe che danneggiarci.
-Dopo ventanni di lavoro, come vedi il futuro dellimprenditoria occitana?
Cè senzaltro uninversione di tendenza: la gente non fugge più dalle valli. La F.I.A.T. e la Michelin non hanno più quella forza di attrazione, di pochi anni addietro. Molti giovani stanno sviluppando una coscienza nuova. Anche nel campo dellalimentazione, che mi tocca da vicino, si sta capendo che la mente umana deve dedicarvisi con maggiore attenzione. Una parte dellenergia che tutti i giorni spendiamo nelle nostre attività, devessere rivolta verso il nostro carburante. In fondo noi siamo in funzione di ciò che mangiamo. Mangiare in modo dissennato, bere alcool a litri e fumare due pacchetti al giorno, pare normale, ma non ha niente a che vedere con lalimentazione dei nostri avi, i quali senzaltro anche perché costretti, avevano una cultura dellalimentazione molto più parsimoniosa e saggia della nostra. Una persona che inizia una rilettura dal punto di vista alimentare, automaticamente dovrà praticarla anche in tutti gli altri aspetti della vita. La riappropriazione culturale non può essere slegata dallinsieme della propria esistenza, deve metterla in discussione e farla crescere in parallelo. La riscoperta dei gusti, delle danze e della lingua, non può essere scollegata dal modo di vivere quotidiano, e non potrà certamente più tollerare le scelleratezze normali, per una civiltà senza radici.