OUSITANIO VIVO Aprile 1997
Lou Loup, lou Loup!
Dare un nome alle cose è una prerogrativa degli esseri umani che
nel corso del tempo, hanno dato e danno un nome a tutto quanto li circonda.
Nei nomi dei luoghi, i toponimi, che sono giunti fino a noi, possiamo trovare
le tracce (di persone, di animali o vegetali, pezzi di storia, ecc.) di
cose scomparse da tempo e di cui non si ricorda nulla. Così, in Val
Gés, troviamo lou Tait dal Loup, lou Pas dal Loup. Nelle nostre
Valli il lupo è scomparso agli inizi del 1900...
Novembre '92, Mouliares, (Mollieres, borgata disabitata nel comune francese di Valdeblore e fino alla seconda guerra mondiale frazione del comune di Valdieri), un gruppo di lupi viene avvistato dalle guardie del Parc National du Mercantour. Il toponimo è tornato!
E subito scoppiano le polemiche. Il Parc du Mercantour e le associazioni ambientaliste vengono accusati di aver introdotto il lupo. Autorità locali, pastres e cacciatori affermano che il lupo arriva da allevamenti oppure è stato portato dal Parco d'Abruzzo dunque, il suo ritorno non è legato a un evento naturale e perciò questi "lupi" non devono essere protetti ma eliminati.
Da parte loro gli esperti del settore affermano che il lupo è arrivato naturalmente, da tempo dei branchi si stanno spostando lungo i territori abbandonati dell'Appennino e già alla fine degli anni '80 c'erano segnalazioni di lupi nell'entroterra di Genova. Difficile da avvistare, dato che si muove preferibilmente di notte, il lupo può benissimo aver attraversato tutta la Liguria. Nella regione non esistono territori protetti e, nel vasto entroterra abbandonato, l'unico incontro prevedibile è con il cacciatore che, se ha visto e sparato a dei lupi, (ritenendoli magari cani inselvatichiti) non è poi andato a dirlo ai giornali o in TV. Introdurli sarebbe impossibile. Cani lupo da allevamento (dal punto di vista fisico-biologico quasi idendintici al lupo) lasciati liberi in montagna, raramente sono in grado di sopravvivere agli inverni e a organizzare una vita sociale. Sono innumerevoli i cani abbandonati e inselvatichiti; fanno magari stragi di pecore, attaccano persino l'uomo ma, finita l'estate, hanno vita effimera.
Solo il lupo sa organizzare le diverse strategie indispensabili per sopravvivere in un ambiente naturale.
Catturare lupi vivi e spostarli è inimmaginabile, pensate che
non esistono fotografie o film di lupi appenninici in libertà. Quelle
circolanti provengono dalla "area faunistica" (in pratica un recinto)
del Parco d'Abruzzo, dove vivono in cattività i lupi feriti trovati
nel Parco e che poi si sono riprodotti. Le foto di lupi pubblicate sui giornali
normalmente sono del lupo nordico, ancora molto diffuso e facile da avvistare.
LE CIFRE
- In Italia si stima siano presenti oltre 400 lupi, ma la stima è alquanto aleatoria. Si pensa che il numero sia maggiore perché è un animale che tende a disperdersi: generalmente gli individui giovani di entrambi i sessi abbandonano il gruppo e colonizzano nuovi territori.
- Nel Parc du Mercantour si stima siano presenti una ventina di animali divisi in due gruppi: il più numeroso nella zona di Mollieres, l'altro in Val Roya. La sicurezza che ci siano i lupi deriva anche dal fatto che nel Parc du Mercantour sono state trovate due carcasse di canidi che hanno sicuramente le caratteristiche del lupo appenninico.
Con il '96 pare che il lupo sia arrivato nelle nostre Valli, in Val d'Esturo, e le polemiche sono alle stelle.
COSA FARE?
Nel territorio francese sono partite diverse iniziative.
A livello pratico è stato creato un fondo per il pagamento dei danni subiti dai pastori che vengono anche incentivati a prevenire gli attacchi con: cani da guardia al gregge (il famoso cane dei Pirenei) allestimenti di "gias" recintati in modo che non ci siano ovini sparsi sul territorio.
A livello istituzionale, in seguito alle proteste degli enti locali, il governo ha nominato un garante che deve formulare proposte in merito. Pare che la proposta del garante sia orientata nell'individuazione di un territorio (da recintare?) entro il quale i lupi sono protetti, al di fuori di esso sarà possibile abbatterlo.
Dopo le polemiche francesi, con preveggenza, anche da noi a partire dalla primavera '96 è stato istituito un "fondo di solidarietà per il risarcimenti di danni da canidi", al quale partecipano la Provincia di Cuneo, l'Ass.ne Prov.le Allevatori e, in qualità di consulenti, il WWF e il Parco delle Marittime. Il fondo è gestito dall'A.P.A. che avrebbe dovuto liquidare (pare ci siano ritardi) entro il 30 novembre '96, L. 120.000 per ogni ovino abbattuto da un canide e tempestivamente (sopralluogo entro le 36 ore) segnalato all'APA stessa.
Nel corso del '96 in provincia di Cuneo sono stati segnalati 16 attacchi di canidi con l'uccisione di 78 ovi-caprini. Di questi i tecnici hanno dato come probabile la responsabilità del lupo per 3 attacchi con 16 vittime (la responsabilità del lupo è probabile ma gli indizi rilevati non permettono di acquisire una certezza totale). In nessun caso c'è stata la certezza della responsabilità del lupo. Dunque, ufficialmente, al momento esiste il fondato sospetto che il lupo sia presente nelle nostre Valli, manca ancora la certezza.
Prima delle conclusioni ancora alcune cifre sul pagamento dei danni dovuti ai selvatici. Finora i danni vengono gestiti dalla Provincia, assessorato alla caccia poiché conseguenti alla presenza di specie cacciabili: cinghiali e lepri principalmente; e poi dai corvidi. L'agricoltore che subisce il danno presenta una denuncia e poi una perizia fissa gli importi. Bene, rispetto alle cifre liquidate negli anni '93-'94-'95-'96, abbiamo un costo delle perizie che incide rispettivamente per circa l'11% - 13% - 18% - 10% - Ciò significa che nel '95 per ogni 100.000 Lire date agli agricoltori 18.000 Lire sono andate ai periti. Considerando che la gran parte dei danni avviene in pianura dove, normalmente gli spostamenti dei periti sono agevoli e i danni riscontrabili sono generalmente rilevanti, (si tratta di vasti campi di mais, grano, frutteti ecc.), diventa proibitivo pensare che un perito si rechi ad uno dei nostri alpeggi per constatare i danni a un ovino che verrà pagato 120.000 Lire. Il timore della possibile truffa del pastore non rischia di costare un po' troppo?
CONCLUSIONI
Certo il lupo non è un vicino simpatico. Certo sono innumerevoli
le immagini negative che di esso conserviamo a livello conscio e inconscio.
Certo di lupo si discuterà molto d'ora in avanti.
Voglio ora esprimere un concetto generale. Comunemente riteniamo siano
opportuni interventi di salvaguardia per i grossi e "feroci" carnivori
che sopravvivono in Asia e Africa e che tanto ci appassionano nei documentari
dei vari Piero Angela. Questi animali gravano su economie alquanto fragili
e sicuramente le popolazioni locali mal sopportano le razzie di tigri e
leoni. Però, in nome della salvaguardia delle diverse specie, noi
auspichiamo, esigiamo, che tigri e leoni sopravvivano.
Facile dirlo. Poi, si verifica che, in una società del superfluo come la nostra, non si sappia aprire uno spazio di sopravvivenza per il lupo.
Purtroppo nella vicenda lupo vengono a scontrarsi due elementi deboli: un animale che necessita di vasti spazi integri, naturali; il pastore, professione in declino che occupa spazi sempre più angusti, più legati al folclore che all'economia.
Paradossalmente la sopravvivenza di entrambi è legata agli interventi di tutela della "diversità biologica". Il lupo perché occupa una nicchia particolare nel mondo animale per la sua particolare organizzazione sociale; mentre, ai nostri pastori viene riconosciuto e retribuito il ruolo di conservatori di alcune specie ovine altrimenti destinate a sparire: sambucana, ruas-china, frabouzana. Il pastore però, oltre al mantenimento di quelle "diversità biologiche", svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'ambiente montano: un pascolo abbandonato diventa un territorio poco appetito dai selvatici e poco accogliente per il turista. Se ben gestito il problema lupo potrebbe rilanciare il settore agro-silvo-pastorale che da sempre riveste importanza fondamentale nell'economia della montagna.
Come per tante altre problematiche della montagna, anche in questo caso sarebbero necessarie decisioni politiche serie e responsabili.
Però, i pastori temono che vengano finanziati studi e progetti
miliardari a favore del lupo. Mentre, i loro problemi, verranno presto messi
da parte e dimenticati...Sarà dunque il lupo ad avere un futuro e
del pastore rimarrà solo traccia nella toponomastica: lou Col
d' l'Anhel, lou Gias dal Merze, lou Lac d' la Sela?
MAURO RABBIA