OUSITANIO VIVO Janvier 1998

 

AL MES DAL CHAMIN DE NOSTO VITO...

DANTE LINGUISTA DOC

 

Nella Commedia Dante cita spesso celebri trovatori occitani, dimostrando la sua ammirazione ed emulazione per questa prima e nobile lingua volgare. E' però nel suo trattato dedicato specificatamente alla questione della lingua, il De Vulgari Eloquentia, che analizza il sorgere delle parlate nazionali, di cui la lingua d'oc è regina.

Egli, con molta esattezza scientifica, divide l'Europa in tre parti: la Grecia, le regioni di lingua germanico-slava e l'Europa meridionale con l'occitano-catalano, il francese e i dialetti italiani.

L'occitano in particolare è sempre citato da Dante come lingua illustre ed autorevole, perchè "in essa hanno scritto i primi poeti volgari, quali Peyre d'Alvernha e altri antichi maestri". (DVE, I, 10)

Coloro che parlano la lingua d'oc abitano la parte occidentale dell'Europa del sud, a partire dal territorio dei Genovesi; il confine che li separa dai parlanti la lingua d'oil corre lungo la linea che dai Pirenei, passando a nord della Provenza giunge alle Alpi che dividono Francia e Italia. L'area linguistica della lingua d'oc appare così delimitata con grande chiarezza e precisione e comprende, com'è giusto, non solo d'Occitania francese, ma anche le valli piemontesi.

Questa precisione scientifica, degna di quella raggiunta dopo anni di ricerche e di discussioni dalla moderna glottologia, fa di Dante un linguista eccezionale, soprattutto se si considera l'epoca in cui visse ed operò. La sua precisione nell'esame del fenomeno della lingua occitana denota un profondo interesse ed una grande attenzione per questa lingua e per questa cultura, che gli ha fornito, con i suoi principali esponenti, maestri e modelli insuperati.

Federica Pessotto


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