OUSITANIO VIVO Novembre 1996
LA LENGA OCCITANA ES UN VALOR, SALVEM-LA!
LA LINGUA OCCITANA E' UN VALORE, SALVIAMOLA!
(Relacioun de Dario Anghilante a lo Convenh "Lingue e culture minoritarie dell'arco alpino piemontese: quali opportunità offre la legislazione regiona-le?", organisat da l'Assessorat a la montanha de la Rejon e tengut lo 27 de otobre a Turin - Show Mont 1996).
Sono il Presidente dell'Associazione Culturale Ousitanio Vivo e membro del Movimento Autonomista Occitano.
In questo convegno che ha come titolo: "Lingue e culture minoritarie dell'arco alpino piemontese: quali opportunità offre la legislazione regionale?" non mi soffermerò sul tema specifico del convegno che, son certo, verrà analizzato ampiamente dagli interventi tecnici di legislatori e politici, ma voglio essere propositivo facendo a me stesso e a voi una breve riflessione.
Fino a meno di 40 anni fa nessun valligiano della zona occitana delle valli aveva la seppur minima coscienza della propria identità etnico-culturale-linguistica.
Quale era la nostra intima carta d'identità:
- montanari, "vitons" come dicevano quelli della pianura, appartenenti ad una valle sperduta in una miriade di altre valli con le quali condivideva al massimo l'etichetta di marginalità;
- nessuna cultura specifica;
- un linguaggio indefinito di cui vergognarsi e praticare solo in famiglia e al massimo in paese e nei paesi vicini con chi non ci derideva;
- un sentimento diffuso di povertà economica del nostro territorio che giusti-ficava ogni volontà e tentativo di intervento speculativo da parte di paesani o forestieri;
- una accettazione, direi quasi rassegnazione, all'emigrazione, alla necessità di fuga da quella realtà.
A quel punto inizia l'azione disperata ma decisa e determinata delle organiz-zazioni occitane culturali e politiche che ebbero il coraggio di affermare esattamente il contrario di quanto era profondamente radicato nella coscienza collettiva:
- eravamo montanari con lontane e solide tradizioni di libertà e autogoverno, quando nell'invidiata pianura e città esistevano sopraffazioni e privilegi aristocratici e borghesi;
- la nostra cultura e lingua ci arrivavano da antenati che avevano espresso, ben 7 secoli prima, il vero risveglio, l'autentico Rinascimento, soffocato poi dai crimini contro il paese occitano, come disse in questo secolo la profonda pensatrice ebrea francese Simone Weil; da quella società dei trovatori che aveva elevato a propria bandiera l'amore, l'esaltazione dei valori della gioventù, dei valori della donna, della parità, della tolleranza e dell'accet-tazione delle diversità.
Quella iniziata neanche 30 anni fa nelle Valli, fu, vi dico senza timore di esagerare, una vera rivoluzione che ha capovolto il sentimento della popola-zione occitana.
Tutti: quelli daccordo, contrari, scettici, ne furono toccati, nessuno ha potuto essere indifferente perchè, quanto stava avvenendo all'interno delle valli, mutava alla radice un modo di essere e di porsi nel confronto degli altri e dei fatti:
- la nostra lingua riacquistava un nome: l'occitano;
- era iniziato per la prima volta ed è cresciuto un sentimento di unitarietà fra le valli occitane;
- tra la gente cresceva una coscienza di appartenenza etnico-culturale-lingui-stica ed una identificazione, forse vaga ma incisiva di popolo occitano;
- tra gli amministratori si potenziava il senso di responsabilità nel governa-re dei beni ambientali preziosi per i compaesani e per tutti, e quell'ambizio-ne e orgoglio di dare alla propria comunità un'impegno spassionato finalizzato a non abbandonare più il paese;
- i giovani non volevano più partire ma acquisivano fiducia in se stessi e nelle proprie capacita, nelle possibilità di vita nei nostri paesi, nella ricomposizione di una comunità;
- tutti, in breve, cominciavano ad esternare quel sano orgoglio di essere quel che si è.
Ogni popolo esprime in certi particolari e specifici settori la propria voglia di vivere e apparire. Sono cosciente certamente di estremizzare e limitare il concetto, se dico che oggi gli occitani manifestano la loro identità e la loro ansia di esistere ed essere considerati, soprattutto attraverso la loro musica:
- decine di giovani che nei propri paesi continuano o riprendono a ballare le danze tradizionali, centinaia che passano nelle valli vicine per raggiungere le feste, decine di giovani che riprendono in mano e imparano a suonare gli strumenti tradizionali. Vediamo oggi con più serenità, senza più troppo timore di conquista, del prendi-usa-getta, le miliaia di giovani e non giovani che, lontano dalle valli occitane, scoprono e si innamorano della nostra musica. Questa è una conferma di un nostro valore, di quanta mancanza di identità culturale vi sia e quale ammirazione verso quel popolo che la conserva.
Ma non c'è solo la musica. Da alcuni anni l'unità delle valli occitane si manifesta anche sul piano economico: è nata e lavora con grinta un'organizza-zione di produttori in agricoltura, artigianato, agriturismo, turismo, cultu-ra, arte, ...la "Chambro d'òc". E' nata e lavora per valorizzare, potenziare e dare maggior visibilità ai prodotti delle valli.
Giornali, riviste, iniziative editoriali e ora anche produzioni cinematografi-che, dedicate alle cultura ed alla vita delle valli, hanno un utenza sempre più numerosa, attenta ed appassionata.
Gli amministratori delle Comunità Montane coordinano sempre più le loro ini-ziative consci di avere problemi simili se non uguali e, vista la debolezza, di avere ascolto e incisività unendosi.
Allora cosa manca alla comunità etnica occitana delle valli?
Manca un intervento serio e deciso nel settore più importante, sulla sopravvi-venza della lingua che, per una comunità etnico-linguistica, è l'elemento fondamentale d'identità. La lingua d'oc ha gia resistito fin troppo: 700 anni di clandestinità sono tanti, ora rischia di soccombere senza un intervento convinto di tutela e promozione. E' sancito quale diritto in tutte le Dichia-razioni internazionali che lo Stato italiano ha sottoscritto ed è un impegno assunto nella stessa carta costituzionale repubblicana che ogni organo dello Stato: Parlamento, Regioni, Provincie, Comuni, ecc. ha il dovere di rispettare.
Manca quindi una presenza forte e determinata a livello istituzionale. Non è più sufficiente, se si vogliono fare ulteriori passi avanti, il lodevole lavoro volontaristico. Questo deve essere supportato e potenziato da iniziati-ve a carico delle istituzioni. Nelle valli occitane ci sono, sul piano lingui-stico, aspettative e richieste che non possono essere soddisfatti come si è fatto per la musica.
Giovani che chiedono di riapprendere la lingua d'òc e conoscere di più della cultura e civilizzazione dell'Occitania intera. Per fare questo non si può avere solo buona volontà. Si deve formare del personale specializzato che studi, stabilisca dei collegamenti con le istituzioni che in quel settore operano in Occitania di Francia e in Val d'Aran della Catalunia, che analizzi il lavoro da loro svolto e che progetti interventi appropriati da attuare in idonee sedi istituzionali.
I Comuni e le Comunità Montane delle valli occitane paiono pronti a compiere questo passo importante, è necessario che anche le Provincie interessate e la Regione Piemonte si muovano e si rendano conto del prezioso patrimonio ambien-tale e umano che vi è nel proprio territorio.
Ho avuto occasione di confrontarmi in questi ultimi tempi con ambienti anche lontani dalle Valli occitane e, con stupore e piacere, ho rilevato nei nostri confronti un sentimento di invidia per la situazione di effervescenza che sta dimostrando il nostro risveglio culturale.
Da ogni parte vi è un enorme disorientamento e disperazione per l'annullamento delle radici, per l'appiattimento dei modelli di riferimento, la Regione Piemonte sappia prendere atto del valore culturale, linguistico, economico, ambientale delle Valli occitane e con orgoglio lo difenda.