OUSITANIO VIVO ottobre 1998

 

Identità + lingua = autonomia e sviluppo
Estendere il modello economico catalano alle Valli Occitane

Giovedì 17 settembre alle ore 18 nella "Sala Falco" del Centro Incontri della Provincia di Cuneo è stata presentata la "Maira S.p.A.", società a capitale misto pubblico - privato, nata per gestire la valorizzazione economica delle risorse naturali della valle, in particolare di quelle idriche.

La società è formata dalla Comunità Montana Valle Maira, che detiene il 40% delle azioni, dalla Risorse Idriche S.p.A., con il 20, da Idreg Piemonte S.p.A. con il 35 ed infine da Acqua Granda S.p.A. con il restante 5%.

Scopo di questa società è di gestire la risorsa acqua della Val Maira, al fine di garantirne un corretto utilizzo sotto il profilo dell’uso, potabile, idroelettrico e irriguo, come d’altra parte imposto dalla legge Galli.

Fino a qui la novità sarebbe che la Comunità Montana è azionista di maggioranza in una società che gestirà le risorse acqua della valle. Ma a ben leggere il progetto complessivo vi è molto di più.

Uno: la nascita di Maira S.p.A. segna la fine definitiva del maxi invaso di Stroppo. Un miliardo e quattrocento milioni sono stati spesi all’incirca per i vari studi, senza che nessuno mai si fosse posto il problema di chiedere l’assenso preventivo delle popolazioni interessate. Vero è che c’era un assenso generico della C.M. di Bressy, ma altrettanto vero è che si è ciurlato nel manico, parlando genericamente di "ritorno economico" senza che mai si arrivasse a discuterne seriamente (e pubblicamente). Era l’Italia pre Tangentopoli, e molte domande sono rimaste senza risposta. Pazienza, ma almeno questo è un capitolo chiuso.

Due: i proventi sostanziosi derivanti dalle varie attività saranno investiti in progetti di sviluppo del territorio che puntano ad un modello economico incentrato sul modello catalano di cui tanto oggi si parla: identità + lingua = maggiore autonomia = sviluppo economico.

Tre: un più accorto uso delle risorse idriche porterà ad un miglioramento della qualità dell’ambiente: protezione delle fonti in alta e media valle, gestione corretta dei reflui, garanzia di innalzamento del DVM (deflusso minimo vitale) del torrente Maira.

Tutto questo sta scritto nella relazione che il Presidente della Comunità Montana e probabile amministratore delegato della neonata società, Mariano Allocco, ha letto nella presentazione del progetto, anche se il riferimento al modello catalano era più nei fatti che nelle parole. Contemporaneamente è stato, infatti, presentato anche il marchio di Espaci, collegando direttamente i due progetti: uno dovrebbe essere il braccio finanziario, l’altro la testa pensante.

Come si vede, un progetto ambizioso, che tra le righe, ha anche l’ambizione di porsi come modello di sviluppo per tutto il territorio delle valli occitane.

Naturalmente occorrerà del tempo, per vedere dei risultati concreti, ma programmare uno sviluppo non è certo operazione di poco conto.

Questa la descrizione degli strumenti e degli obiettivi che si pone Maira S.p.A.:

"Il progetto è finalizzato a perseguire una serie di azioni e di interventi idonei a favorire lo sviluppo economico della comunità residente nella valle Maira, … i cui benefici si realizzeranno in parte al di fuori di essa, ma che permettono di perseguire tre obiettivi fondamentali:

  1.  
  2. Obiettivo economico primario – Valorizzazione delle risorse idriche vendibili:
  1.  
  2. Produzione elettrica
  3.  
  4. Uso potabile
  5.  
  6. Uso irriguo
  1.  
  2. Obiettivo economico secondario – Utilizzo delle quote provenienti dal primo obiettivo per investimenti e infrastrutture destinate a favorire lo sviluppo economico locale.
  3.  
  4. Obiettivo "non economico" – Riqualificazione idrologico – ambientale, con particolare attenzione ai deflussi minimi vitali
  • Cifre e potenzialità di Maira S.p.A.

    Settore idroelettrico

    Posto che in valle esistono già quattro impianti dell’ENEL per lo sfruttamento idroelettrico e che una centralina è già operativa nel vallone di Marmora, si ha tuttavia la possibilità di produrre con ulteriori quattro impianti circa 33 Gwh/anno, per un investimento stimato in circa 22 miliardi. Questi impianti nei primi otto anni potrebbero fornire un reddito annuo lordo di circa 4,7 miliardi; qualora poi il progetto fosse completato con le restanti centraline previste, si potrebbero raggiungere gli 8 mil. A queste cifre va ancora aggiunto il reddito derivante dai sovraccarichi rivieraschi e BIM, per un totale di circa 183 milioni annui versati direttamente ai comuni interessati dagli impianti.

    La prospettiva più interessante, tuttavia è quella legata ai lavori dell’Authority sull’energia, che potrebbe portare a ulteriori incentivi per l’energia prodotta con fonti rinnovabili e, soprattutto, alla possibilità di costituire consorzi tra produttori e consumatori, che, nel nostro caso, consentirebbe di offrire delle opportunità di incentivazione per insediamenti produttivi di piccola e media dimensione.

    Settore idropotabile

    Diversi comuni della piana sono interessati a questa possibilità, soprattutto quelli del fossanese e del saviglianese, visto che le loro fonti di approvvigionamento, per lo più legate all’acqua di falda sollevata, paiono sempre più compromesse, in particolare per la presenza di atrazina. Si perviene così ad una stima di circa 23 milioni di mc d'acqua per integrare o sostituire le risorse idriche inquinate.

    Per quanto attiene la valle, si segnalano notevoli problemi di approvvigionamento estivo nei periodi siccitosi, ed inoltre non va sottovalutato il fatto che la depurazione fognaria in valle è estremamente carente, visto che è basato su fosse biologiche che, per motivi diversi legati essenzialmente alla natura dei prodotti immessi, non fanno più il loro ciclo, e vengono semplicemente bypassate dai liquami che ne sgorgano più o meno nelle stesse condizioni in cui sono entrati. Stesso discorso anche per i depuratori biologici a doppio stadio, vale a dire per gli impianti più diffusi in valle.

    Si può quindi affermare che l’attuale grado di depurazione in valle non raggiunge livelli adeguati, e che risultati ottimali saranno raggiunti solo nell’ambito di un piano organico di rivalutazione delle risorse idriche.

    Settore irriguo

    Il torrente Maira con il vicino Varaita contribuiscono ad irrigare un bacino di circa 40.000 ettari, attualmente in modo incerto e strettamente legato agli andamenti stagionali. Si può tranquillamente affermare che l’acqua manca quando più ve n’è bisogno, mancando dei bacini d'accumulo. Sicuramente l’acqua contenuta nei bacini delle centraline potrebbe assolvere, almeno in parte, anche a questo compito

    Valorizzazione ambientale della valle

    Attualmente il corso del Maira presenta molti tratti nei quali, a causa del prelievo ENEL, non scorre acqua in maniera sufficiente per garantire la vita del torrente. I rilasci ,infatti, sono regolati in base a concessioni del 1911, epoca in cui ben diversi erano i problemi di inquinamento, le esigenze e la sensibilità ambientale. A valle di Marmora, per esempio, abbiamo un rilascio di circa 100 l/s, a Dronero ancora meno, tanto che il torrente è di solito secco nel tratto che va da questa città a Busca, per lo meno nel periodo estivo.

    Ricordiamo che il DVM (deflusso minimo vitale) porta a valori a Dronero di 1500 L/s, quindici volte superiori.

    Questa situazione abbassa di molto le possibilità di ricarica delle falde e contemporaneamente concentra il livello d' inquinamento, portando ad inquinare le fonti di falda e limitando le possibilità di vita della fauna e della flora acquatica.

    L’avvio di un piano organico della C.M. sul regolamento dei flussi, concertato con le aree di pianura, permetterebbe di affrontare anche l’inquinamento superficiale del corso d’acqua, recuperandone la qualità, anche ai fini del miglioramento dell’offerta turistica.


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