OUSITANIO VIVO setembre 1999

 

Agenda 2000: le Valli occitane fuori dall’obiettivo 2

Con una delibera del 6 agosto la Giunta della Regione Piemonte sceglie le zone che usufruiranno dei fondi europei previsti da "Agenda 2000" per i prossimi sei anni

Da come si erano messe le cose nei mesi precedenti c’erano pochi dubbi che finisse com’è finita: vale a dire, con gran parte del territorio montano delle Valli occitane escluso dai finanziamenti della Comunità europea. Infatti, in una partita così difficile, in cui era del tutto evidente che le aree urbane a forte concentrazione di popolazione l’avrebbero fatta da padrone, non poteva che finire che si ignorasse del tutto il "sistema comunità montane", per l’individuazione dei territori da ammettere ai finanziamenti del futuro obiettivo 2 nella Regione Piemonte. Solo se il territorio montano avesse trovato un forte appoggio politico a vari livelli istituzionali, si poteva sperare che le cose andassero diversamente. In effetti tale sostegno è mancato del tutto. E’ mancato l’appoggio in sede regionale da parte dell’Assessorato alla montagna; è mancato il sostegno di un gruppo politico regionale che, nei mesi precedenti alla delibera regionale, ponesse con forza il problema montagna; è mancato il sostegno dell’Uncem, che ha elaborato un bel documento dopo il 6 agosto, ma prima non si è fatta sentire, pur essendo formalmente presente nel gruppo di lavoro regionale dove le scelte sono maturate; è mancato il sostegno delle Province di Torino e di Cuneo, e quello dell’Amministrazione provinciale di Cuneo è particolarmente grave, visto l’incidenza che il territorio ex obiettivo 5/b ha nell’ambito provinciale.

Nei mesi scorsi si è sentita la sola voce inascoltata di qualche comunità montana; un pò poco per sperare di avere voce in capitolo in una partita in cui erano in gioco gli interessi del sistema industriale del torinese!

Per comprendere quel che è successo occorre ricordare che la nuova politica di intervento della Comunità Europea per il periodo 2000 - 2006, che va sotto il nome di "Agenda 2000", comporta sostanziali modifiche rispetto a quella in corso di esaurimento. Gli obiettivi sono passati da 6 a 3, l’obiettivo 5/b è sparito e le zone rurali svantaggiate sono inglobate in quelle a declino industriale nell’unico obiettivo 2; la popolazione ammissibile è stata ridotta drasticamente; il Piemonte, in particolare, ha perso più di un milione di persone nella quota di abitanti ammessi al finanziamento.

Che in tali condizioni occorresse operare dei tagli pareva del tutto evidente, il problema era il criterio da adottarsi per effettuare tali tagli. Certamente se le comunità montane, o parte del loro territorio, fossero state prese in considerazione, si sarebbe ottenuto il vantaggio di estendere su vaste aree i benefici dei fondi comunitari e di completare un progetto di sviluppo su un territorio che non ha mai goduto di considerazione da parte dei vari livelli istituzionali a cui tale sviluppo compete.

Invece la Giunta regionale ha perseguito sin dall’inizio l’opzione dei "Sistemi Locali di Lavoro",

quale base territoriale per effettuare le scelte, pur applicando dei correttivi per garantire un adeguato livello di diffusione dei benefici in tutte le province che già beneficiavano dei sostegni alle zone ad obiettivo 2 e 5/b; opzione questa dei sistemi locali di lavoro, proposta, ma non imposta, a livello ministeriale, Ciò ha portato alle aberrazioni che ormai tutti conoscono per cui ad esempio: l’intero territorio della Valle Maira risulta escluso, ma entra la pianura saluzzese; in Valle Po la bassa Valle è inclusa, l’alta Valle no; Paesana è fuori, pur avendo perso 150 posti di lavoro negli ultimi tempi!

Le normativa comunitaria permette alle zone che fuoriescono dagli obiettivi di ottenere un piano di sostegno transitorio, il cosiddeto "phasing out", dotato di minori risorse (17 ecu per abitante, contro i 40 delle zone ad obiettivo 2 e limitato a tre anni, per il quale è prevista una dotazione di 400 miliardi contro i 1500 dell’obiettivo 2). E’ pur vero che la Giunta regionale ha affermato di essere pronta ad investire altri 400 miliardi sulle zone a phasing out per prolungare di altri tre anni l’intervento di sostegno pubblico, ma al momento, con un’elezione regionale alle porte, questa ipotesi sembra del tutto azzardata. Naturalmente i comuni in phasing out sono molti e non solo nelle Valli occitane, vaste aree urbane fuoriuscite dall’ex obiettivo 2, beneficeranno anche loro del sostegno transitorio regionale.

L’adozione della delibera regionale, prevista per la fine di luglio, poi apparentemente posticipata per la fine di agosto, e improvvisamente adottata alla vigilia del ferragosto, a Consiglio regionale chiuso, ha scatenato, soprattuto nella zona montana della Provincia di Cuneo, fortissime proteste da parte delle comunità montane e dei principali comuni esclusi. Nè poteva essere diversamente. Tuttavia è mancata di fatto un’azione comune delle varie comunità, vuoi perchè alcune erano in tutto o in parte incluse in zona obiettivo, vuoi soprattutto perchè non è emersa una proposta sufficientemente condivisa, nè l’Amministrazione provinciale è riuscita ad elaborare una proposta condivisibile. L’iniziaitva del Presidente della Valle Maira, Mariano Allocco di proporre l’immissione in zona ad obiettivo 2 dei comuni di fondovalle e la città di Mondovì, destinando il phasing out alle medie e alte valli, non ha trovato consensi in altre comunità montane, anzi è stata colta più come una proposta di schieramento politico, che una proposta di politica di sviluppo di un territorio. La sola iniziativa unitaria che emerge è quella di un ricorso al TAR nei confronti della delibera regionale, ma questa iniziativa è irta di difficoltà e rischia di aggrovigliare ulteriormente il problema anzichè risolverlo, a meno che non la si colga come un intervento politico per indurre la Giunta regionale a far retromarcia sulle scelte operate.

Allo stato attuale non si può che constatare che la scelta regionale, oltre che l’aver posto delle opzioni di sviluppo diffficilmente comprensibili all’interno del territorio montano, ha finito per dividerlo politicamente, il che nell’immediato è sicuramente il danno più rilevante! Sui tempi lunghi occorre essere più cauti, si tratta di capire, al di là della diversa dotazione finanziaria, quale sarà lo spazio per gli investimenti nelle zone montane ad obiettivo 2 e nelle zone montane in phasing out. Questo per essere chiari dipenderà molto dal Documento Unico di Programmazione (DOCUP) che presiederà all’uno ed all’altro sistema di intervento. Per essere chiari si dovrà capire quanto e come potranno accedere le Valli ad una normativa tagliata più per gli investimenti in zone industriali che in aree rurali svantaggiate; ma questa è una partita ancora aperta e su di essa bisognerebbe concentrare oggi l’attenzione e l’iniziativa politica. Così come l’attenzione e l’iniziativa politica vanno concentrati immediatamente sull’ammissibilità o meno delle zone a phasing out ai benefici dello Stato (legge 488, patti territoriali, ecc.), generalmente riservati alle zone obiettivo. Va dato atto a Livio Quaranta, Presidente della Comunità Montana Valle Stura, di aver posto questo interrogativo con forza in sede di Consiglio regionale, ottenendo in tal senso un documento del Presidente Ghigo nei confronti del Ministero del Bilancio. Se tali aiuti non sono estensibili, e vi sono fondate convinzioni che attualmente non lo siano, saltano a partire dal 1° gennaio del 2000, importanti possibilità di finanziamento al sistema industriale e all’imprenditoria turistica delle ex aree ad obiettivo 2 e 5/b; saltano i patti territoriali del Pinerolese, delle Valli occitane che vanno dalla Valle Po alla Valle Stura, il Patto aggiuntivo della Comunità Valli Gesso, Vermenagna e Pesio, il Patto territoriale delle Valli Monregalesi e della Valle Tanaro. Viene cancellato di colpo un sistema di aiuti che aveva preso a funzionare di fatto a partire dal 1996; un pò poco per aver invertito una tendenza al degrado ed all’abbandono che nelle Valli occitane dura da un secolo.

I prossimi giorni si capirè se Province, Regione, Comunità Montane troveranno una comune capacità operativa per porre qualche rimedio all’ennesimo pasticcio sulla strada della politica di sviluppo del territorio montano delle Valli occitane.

Dino Matteodo

 


 

Pubblichiamo di seguito l’elenco dei Comuni delle Comunità Montane delle Valli occitane inclusi nelle nuove aree ad obiettivo 2 e quelli compresi nelle aree ammesse al sostegno transitorio.

 

Comuni area obiettivo 2

C. M. Alta Valle di Susa

Chiomonte, Giaglione, Gravere.

C.M. Valli Chisone e Germanasca

Fenestrelle, Inverso Pinasca, Massello, Perosa Argentina, Perrero, Pinasca, Pomaretto, Porte, Prali, Pramollo, Roure, Salza di Pinerolo, San Germano Chisone, Useaux, Villar Perosa.

C.M. Pinerolese Pedemontano

Nessun comune.

C.M. Val Pellice

Nessun comune.

C.M. Valli Po, Bronda e Infernotto

Brondello, Castellar, Envie, Gambasca, Martiniana Po, Pagno, Revello, Rifreddo, Sanfront.

C. M. Valle Varaita

Bellino, Brossasco, Casteldelfino, Costigliole S., Frassino, Isasca, Melle, Piasco, Pontechianale, Rossana, Sampeyre, Valmala, Venasca, Verzuolo.

C. M. Valle Maira

Nessun comune.

C. M. Valle Grana

Nessun comune.

C.M. Valle Stura

Nessun comune

C.M. Valli Gesso, Vermenagna, Pesio

Nessun comune.

C. M. Valli Monregalesi

Niella Tanaro.

C.M. Alta Val Tanaro

Alto, Bagnasco, Briga Alta, Caprauna, Garessio, Nucetto, Ormea, Perlo, Priola

Comuni in phasing out

C. M. Alta Valle di Susa

Bardonecchia, Cesana, Claviere, Exilles, Oulx, Salbertrand, Sauze di Cesana, Sauze d’Oulx, Sestriere.

C.M. Valli Chisone e Germanasca

Pragelato.

C.M. Pinerolese Pedemontano

Cantalupa, Cumiana, Frossasco, Prarostino, Roletto, S. Pietro Val Lemina, S. Secondo di Pinerolo.

C.M. Val Pellice

Angrogna, Bibiana, Bobbio Pellice, Bricherasio, Luserna S. G., Lusernetta, Rorà, Torre Pellice, Villar Pellice.

C.M. Valli Po, Bronda e Infernotto

Bagnolo P., Barge, Crissolo, Oncino, Ostana, Paesana.

C. M. Valle Varaita

Nessun comune.

C. M. Valle Maira

Acceglio, Canosio, Cartignano, Celle Macra, Dronero, Elva, Macra, Marmora, Prazzo, Roccabruna, S. Damiano Macra, Stroppo, Villar S. Costanzo.

C. M. Valle Grana

Bernezzo, Caraglio, Castelmagno, Cervasca, Montemale, Monterosso Grana, Pradleves, Valgrana, Vignolo.

C.M. Valle Stura

Aisone, Argentera, Demonte, Gaiola, Moiola, Pietraporzio, Rittana, Roccasparvera, Sambuco, Valloriate, Vinadio.

C.M. Valli Gesso, Vermenagna, Pesio

Boves, Chiusa Pesio, Entracque, Limone P., Peveragno, Roaschia, Robilante, Roccavione, Valdieri, Vernante.

C. M. Valli Monregalesi

Briaglia, Frabosa Soprana, Frabosa Sottana, Monasterolo Casotto, Monastero Vasco, Montaldo Mondovì, Pamparato, Roburent, Roccaforte Mondovì, S. Michele Mondovì, Torre Mondovì, Vicoforte, Villanova Mondovì .

C.M. Alta Val Tanaro

Nessun comune.


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