OUSITANIO VIVO settembre 1998

 

Basta con le perline colorate

Un'idea nata dal nulla sul finire degli anni '60 - quando François Fontan iniziò a parlare di lingua e di nazione occitana a una popolazione inebetita da secoli di alienazione e di miseria - si sta ora affermando prepotentemente, al punto da far parlare delle Valli Occitane d'Italia come del laboratorio dell'Occitania intera.

Ma come la crescita dell'individuo è legata a violente crisi e lacerazioni, così anche la crescita della coscienza di un popolo provoca forti conflittualità.

Tutto, si può dire, è iniziato con il progetto Espaci Occitan della Comunità Montana val Maira. I soggetti culturali e politici operanti nelle Valli hanno capito subito che quel progetto segna una svolta storica per la nostra comunità. Esso costituisce infatti il passaggio della questione occitana dalla fase pioneristica e volontaristica dei decenni passati, contrassegnata dalle inevitabili liti di ballatoio tra i vari gruppi, tutti piccoli, litigiosi, settari e impotenti, alla fase in cui le istituzioni pubbliche prendono direttamente in causa la questione occitana, fornendole i mezzi finanziari, le strutture, i saperi e le competenze necessari al suo decollo.

Ma perché istituzioni come le Comunità Montane, le Provincie e la Regione dovrebbero fare questo? Non certo per una mera volontà di tutela o per spirito umanitario - quello per intenderci col quale esse si preoccupano a volte di aiutare popolazioni colpite da calamità naturali - ma perché hanno capito che l'identità culturale e linguistica crea sviluppo economico e innesca processi virtuosi in aree storicamente deboli.

Le "valli del cuneese", del "saluzzese" o del "pinerolese" sono state in questi 50 anni sinonimo di un territorio povero e disarticolato, di un po' di folclore nel deserto culturale, un giardino arcadico a portata di mano degli svaghi e delle speculazioni dei rispettivi capoluoghi. Dai quali sono venuti libri come "Il mondo dei vinti" o "Lassù gli ultimi", che fin dal titolo hanno confermato questa immagine di emarginazione.

Ora l'Espaci Occitan ha già innescato una dinamica identitaria che per il momento permette ai presidenti delle Comunità Montane occitane di conoscersi e di confrontarsi in apposite riunioni ufficiali, di lavorare insieme su numerosi progetti di sviluppo (è il caso dei GAL), di presentarsi uniti verso l'esterno come rappresentanti di un territorio che riscopre forti elementi di omogeneità. Ma il processo innescato potrà portare molto più lontano.

Questo, insieme ovviamente all'immenso lavoro di documentazione dell'esistente, di normalizzazione e di adattamento scolastico della lingua occitana, rappresenta l'Espaci Occitan.

Di fronte a esso si sono avute due reazioni opposte. Da una parte le associazioni che hanno colto il valore di scommessa storica dell'Espaci Occitan e hanno immediatamente dato la loro totale fiducia e disponibilità al dialogo con la Comunità Montana Val Maira. Nella consapevolezza che dopo niente sarà più come prima, che gli equilibri sedimentati saranno forse sconvolti, e che a partire da questi cambiamenti alcune delle realtà che abbiamo faticosamente costruite potranno forse essere soppiantate. Ma, appunto, ne vale la pena. Quando si propongono occasioni di questa portata occorre abbandonare le vecchie meschine certezze e scommettere sulle potenzialità del rinnovamento.

Dall'altra parte invece altre associazioni hanno avuto paura dello scompiglio, si sono ripiegate su se stesse e sui piccoli privilegi di cui godono. Hanno insomma optato per lo status quo. Il che, nello stato di degrado economico, demografico e culturale delle Valli Occitane, significa ovviamente il suicidio. Ma a qualcuna di esse interessa più che altro poter dire di essere stata l'ultima a testimoniare una civiltà tramontata. Perché hanno così paura del confronto e dell'apertura? Probabilmente sanno di non avere, a differenza nostra, un progetto globale per il futuro. Possono soltanto conservare nostalgicamente i ricordi del bel tempo andato ma non sanno indicare per quale via l'etnia occitana può ritrovare se stessa.

Alcune associazione sono state praticamente obbligate a questa scelta, perché hanno capito che nel nuovo scenario mancherà loro la terra sotto i piedi. Meno comprensibile è, a dire il vero, la scelta di altri soggetti schierati contro il progetto della Comunità Montana val Maira. I loro presupposti culturali e ideologici avrebbero dovuto spingerli ad un atteggiamento quanto meno prudenziale. La loro logica ci sfugge.

Ciò che però più stupisce e amareggia in questo quadro è l'atteggiamanto della sinistra locale. Proprio quella sinistra a cui tanti di noi, per formazione politica e per storia personale, continuano a fare riferimento nella politica italiana, visto anche che l'alternativa è - non ci stancheremo mai di dirlo - l'indecente, vergognoso e sudamericano conflitto di interessi di Berlusconi.

Eppure proprio questa sinistra sta conducendo un deciso attacco all'Espaci Occitan tramite i suoi esponenti locali e i suoi organi di informazione. Essa si trova paradossalmente alleata con il Felibrige mistraliano, quello che per decenni ha rappresentato nelle valli il monopolio democristiano e che ora in Francia - questo devono saperlo tutti! - tende a sposare i suoi pifferi e tamburi reazionari con lo sciovinismo del Front National di Le Pen. Come hanno potuto certi esponenti ulivisti scivolare in questa situazione?

Anche qui è opportuno distinguere. Da una parte troviamo semplicemente cinici calcoli di potere, la paura di una concorrenza nel proprio feudo elettorale. Ecco che allora comuni battaglie del passato e sincere simpatie vengono accantonate in nome della poltrona. E' triste, ma la politica è anche questo. Possiamo però rilevare in questi calcoli una certa miopia, poiché a nostro avviso l'Espaci Occitan non sarà patrimonio di questo o quell'amministratore, ma di tutti quelli che, dalla maggioranza o dall'opposizione, avranno creduto in esso.

Ma esiste anche nei confronti dell'Espaci Occitan un sospetto di carattere più disinteressato e profondo. Una posizione che si può riassumere in questi termini: siamo d'accordo sul progetto a patto che venga allargato a tutte le componenti del mondo occitano e sottratto all'egemonia dell'associazione Ousitanio Vivo. Apparentemente il ragionamento non fa una piega. Cela però una catena di mistificazioni. La prima consiste, come si dice nei tribunali, in un falso ideologico: la nostra associazione non è ad alcun titolo coinvolta nel progetto Espaci Occitan, e sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario con prove tangibili. Essa si è limitata, lo ripetiamo, a dimostrare simpatia e disponibilità per il progetto della Comunità Montana val Maira, come hanno fatto decine di altre realtà culturali.

L'errore è pensare che un progetto istituzionale possa essere gestito dall'insieme delle "componenti" occitane. Questa pretesa sottintende una strana concezione della democrazia. Essa consisterebbe nella partecipazione di tutti alla gestione di un progetto pubblico: ad ognuno la sua fetta di potere, ripartita col bilancino. Poco importa se dietro a questa lottizzazione ci sono realtà diversissime: dall'associazione che produce un mensile di otto o dieci pagine tutti i santi mesi, insieme a decine di libri, film, progetti didattici, convegni, feste panoccitane e banchetti di diffusione editoriale in tutte le valli; alle associazioni sulla carta o ad personam che nascondono sovente singole individualità rimaste sole nella difesa del proprio orticello o "particulare". Associazioni tra l'altro che hanno fatto di tutto per far fallire il progetto Espaci Occitan e che oggi, ancora incredule per l'insuccesso del sabotaggio, reclamano un posto in qualche Consiglio di Amministrazione.

Infine la mistificazione più grave: mettere nell'Espaci Occitan gruppi che da 30 anni si fanno una guerra spietata. Fare questo significa semplicemente renderlo impotente, incapace di adottare una coerente politica culturale, impantanato di fronte ad ogni scelta. Significa cioè minarlo dal di dentro. Esso non sarebbe nemmeno in grado di decidere, per parafrasare un celebre giudizio di Montanelli su un governo di coalizione della prima repubblica, di andare dal barbiere.

E' dunque fondamentale che le associazioni, tutte le associazioni, restino fuori dall'Espaci Occitan, che è e resta della Comunità Montana val Maira e di quelle altre che vi hanno contribuito.

Tutto questo la sinistra lo sa, eppure continua nella sua insensata campagna. Dunque è verosimile che voglia affossare l'Espaci Occitan e con esso le speranze di identità delle Valli Occitane. Evidentemente non sopporta l'idea che gli occitanisti si siano liberati della sua tutela. Per anni siamo stati i parenti poveri, gli indiani della riserva destinati all'assimilazione o alla scomparsa: dei deboli e degli oppressi insomma, tali da suscitare la simpatia nei cuori dei progressisti, sempre pronti a commuoversi per quanti, nel mondo, soffrono.

Ma ora vedono che siamo cresciuti, che ci guardiamo intorno alla ricerca di fatti e patti concreti e verificabili, che non ci accontentiamo più delle perline colorate di una simpatia a parole. Sono disorientati, perché non hanno più la garanzia che gli occitanisti siano sempre e comunque schierati a sinistra. Ed hanno ragione. Il sistema maggioritario, seppur imperfetto, dà finalmente maggiore rilievo agli uomini a scapito dagli apparati burocratici dei partiti. E' con questi uomini che dialoghiamo, per saggiare concretamente la loro volontà di aiutare la rinascita della comunità linguistica occitana in Italia.

Poiché la salvezza dell'etnia occitana dal gorgo in cui la storia ogni tanto fa scomparire qualche popolo è al momento il nostro unico obiettivo. Esso precede aspetti del tutto secondari, quali l'assetto politico ed economico che questo popolo potrà un giorno darsi nelle sue diverse forme di autogestione. Se questo assetto dovrà essere di sinistra, ovvero più attento alla giustizia sociale, o di destra, ovvero sensibile alle esigenze del capitale e del mercato, è un dilemma che lasciamo alle generazioni occitane future. Se ci saranno ancora generazioni occitane future.

Dunque gli uomini e il loro operato concreto. Da questo punto di vista vogliamo citarne tre, appartenenti a schieramenti diversi e che tuttavia hanno fatto qualcosa per gli occitani. Il primo è Roberto Vaglio, attivissimo assessore alla Montagna nella giunta regionale di centro-destra, che ha incentivato in questi anni una progettualità nelle Comunità Montane occitane impensabile solo poco tempo fa. Il secondo è x Maselli, onorevole del PDS eletto a Lucca, relatore alla Camera del progetto di legge sulla tutela delle minoranze linguistiche, che da anni segue con dedizione totale l'iter faticoso di questa legge. Il terzo è Mario Barral, onorevole della Lega Nord eletto a Cuneo, che quella legge ha difeso con un forte e coraggioso intervento alla Camera contro i tentativi di snaturarne i contenuti.

Con queste prersone noi occitani vogliamo dialogare e collaborare. Lo ripetiamo: la storia di molti di noi ci lega, in modo a dire il vero più emotivo che razionale, alla cultura progressista. Vorremmo dunque che fossero più numerosi gli esponenti di quell'area disposti a sostenere, a tutti i livelli, le rivendicazioni occitane. Li aspettiamo senza pregiudizi e senza remore, pronti a misurarli sul terreno dei fatti. Ma per favore: basta con le perline colorate, l'Occitania è una cosa seria, è ora che se ne rendano conto tutti.

Diego Anghilante


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