OUSITANIO VIVO Settembre 1997


Da Leze

LA BEIDANA n. 29


E' davvero il momento dell'Occitania.
Lo si capisce dal grande e duraturo successo dei gruppi che fanno nuova musica occitana, dall'attenzione sempre maggiore che giornali e pubblico dedicano alla nostra cultura, dallo storico progetto ESPACI OCCITAN che la Comunità Montana Val Maira e gli Stati Generali del Piemonte stanno conducendo in porto, dall'accoglienza riservata al film VALADES OUSITANES e dall'interesse con cui LA STAMPA di Torino ha promosso sulle sue pagine la vendita della versione ridotta VALLI OCCITANE (spazi pubblicitari a pagina intera su uno dei maggiori quotidiani nazionali - meditate, uffici turistici delle comunità montane!).
Lo si capisce anche dalla sensibilità tutta nuova che il mondo valdese riserva alla tematica occitana. La prestigiosa rivista LA BEIDANA dedica ben 33 pagine del numero uscito a giugno all'Occitania. Buona parte del servizio contiene le risposte ad un questionario proposto mesi fa dalla redazione a persone impegnate a vario titolo nelle Valli. Quello che colpisce dall'insieme di queste risposte è la coscienza oramai diffusa dell'entità occitana: la lingua, l'etnia, la colonizzazione, il ruolo delle minoranze etniche e culturali nel quadro dell'integrazione europea. E questo non solamente tra i pochi reperti archeologici dell'occitanismo storico - che anzi questi si evidenziano a volte per uno sclerotico attaccamento a vecchie diatribe superate dalla storia (si veda il consueto poco elegante attacco post-mortem di Boschero alla figura di François Fontan e al suo indiscusso ruolo nella nascita di un occitanismo politico in Italia) - bensì negli interventi di figure nuove, animatori musicali, amministratori, ricercatori.
E' notevole che Aldo Charbonnier, sindaco di Bobbio Pellice, dichiari: "nel mio ufficio ho esposto la carta dell'Occitania"; che Gigi Sapone (di Luserna S. Giovanni) proclami: "La popolazione di questo territorio è senz'altro una nazione. Sicuramente si deve puntare all'Unione europea come unione di Nazione e non di Stati"; o ancora che la giovane Flora Sarzotti (di Savigliano) spieghi come "Fontan ha insistito molto sul senso dell'identità dell'etnia occitana e sulla sua unità culturale".
Insomma la redazione de LA BEIDANA ha tracciato, con un'attenta orchestrazione, un quadro stimolante e pluralistico dove, pur all'interno di un comune riconoscimento della "questione occitana", emergono valutazioni e appunti di natura affatto diversa. Dai timori di rigurgiti etnico-razziali alla disillusione pragmatica sulle reali possibilità di rinascita di un'etnia "perdente", quale di fatto è quella occitana, nell'epoca del mercato globale - a questo proposito Sergio Degioanni di Aisone parla di "sogno romantico"; dal sospetto sulla moda della musica occitana con i conseguenti rischi di "ibridazione" (Duccio Gay di Pinerolo), alla connessione tra questo fenomeno e la tendenza oggi dilagante del "mulino bianco" e del ritorno a una pseudo-tradizione.
Qualche perplessità suscita semmai la scelta di aprire il lungo dossier con due poderosi interventi "esterni". Ma mentre quello di Bruna Peyrot propone osservazioni a tratti interessanti e comunque sintomatiche del punto di vista di molti intellettuali valdesi della val Pellice, il secondo, di ben quattro pagine, è di Sergio Arneodo di Coumboscuro, e contiene l'immancabile repertorio della polemica antioccitana: il sistematico fraintendimento del pensiero di Fontan, il mito di un'entità alpina provenzale impregnata di spiritualità e religiosità, le accuse di giacobinismo, gramscismo, intellettualismo, ideologismo e via dicendo: "la cosiddetta "Occitania" è bandiera nazional-elitaria, che sta sventolando soprattutto in pianura - ambienti urbani, intellettual-correct - ad opera d'un sopravvivente filone post-sessantottino (...) per ora mancano i passamontagna sul naso, ma un giorno spunteranno anche quelli".
Sarebbe facile ironizzare sull'autore di queste note allarmate, e citare per esempio la sua più che trentennale assidua frequentazione del sottobottega democristiano in provincia di Cuneo, con tanto di canali privilegiati verso i centri di potere, emarginazione dei supposti avversari, spazi enormi sui settimanali diocesani. Tutte cose che, tra l'altro, durano ancora oggi. Prima o poi occorrerà comunque ribattere punto su punto a questa malevola opera di disinformazione, non fosse altro che per rispetto alle persone, e sono tante, che per la prima volta si avvicinano alla cultura occitana. Sarebbe bello se la rivista LA BEIDANA ci desse l'occasione per farlo.
Quelle quattro pagine, col loro bombardamento verbale contro l'Occitania, ci portano a pensare, per via metaforica, al bombardamento di granate sulla Bosnia, e a chiederci: che senso avrebbe un servizio su Sarajevo con prefazione di Karadzic?


AMASADO DE L'ASOUCHASIOUN OUSITANIO VIVO
DIAMENJO 12 DE OUTOUBRE A VENASCHO (VAL VARACHO)

prougramo:
10 ouros (ent'acò de l'oste "Sport", piaso Martiri, 11 (tel. 0175/567167): prezentasioun dal travai fach e d'aquel da vene a iscrich e amis de l'Asouchasioun.

13 ouros: dinar ent'acò de l'oste "Sport" (25.00 liros)

15 ouros (ent'acò de Ousitanio Vivo, vio Marconi, 26 (tel. 0175/567606): teserament e amasado de travai de i escrich

vous atenden tuchi, da Prea a Salbertran!


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