OUSITANIO VIVO Giugno 1997
Espaci Occitan: parliamone con Vaglio
Assessore alla montagna della Regione Piemonte
a cura di Ines Cavalcanti
D.
Nelle Valli occitane soffia impetuoso un vento nuovo. Lo senti anche tu?
Un vento nuovo soffia sulla montagna piemontese che è diventata la
portabandiera di una presunta marginalità di un'area geografica che
in Italia e in Europa ha sempre contato poco. Il Piemonte sta portando idee
e sta diventando leader in campo europeo di questa marginalità. Nell'ambito
di questo generale movimento di rinascita, in Piemonte, la parte più
avanzata è costituita dalle valli occitane.
D. Che segnali ti pare di cogliere?
L'indicatore più forte è che siamo riusciti a ricreare quell'unitarietà
di intenti e quella sinergia su progetti comuni per lo sviluppo sociale
ed economico che hanno quale comun denominatore la forza che viene dall'identità.
La montagna vuole tornare ad amministrarsi "a nosto modo" lavorando
su idee e progetti ambiziosi ma attuabili, in modo trasversale. Il problema
della rinascita della montagna coinvolge tutti a destra come a sinistra,
è più un problema di buon senso e di valori forti* che altro.
D. Dei tuoi discorsi colgo soprattutto il tono appassionato della voce e la voglia di farti capire. E' una dote rara nei politici.
La voglia di farmi capire deriva dalla mia formazione professionale,
la passione dalla mia voglia di veder rivivere dei territori, dalla responsabilità
che ho sentito di avere quando sono stato chiamato a reggere questo Assessorato.
Ho iniziato la mia "carriera" in un piccolo comune parlando in
un linguaggio semplice, senza lasciarmi prendere dal "politichese"
e così intendo restare: uno che quando parla vuole essere capito.
D. Le Valli Occitane guardano con speranza al progetto ESPACI OCCITAN. Hanno ragione?
Non deve essere speranza, ma coscienza di avere messo in movimento la
più importante risorsa che avevano a disposizione, quella di appartenere
ad un grande popolo europeo dislocato su tre Stati, con 13 milioni di abitanti.
Quando qualcuno ha realizzato la grandezza di questo "ESPACI"
geografico, culturale, economico, ha anche capito che una proposta fatta
in nome di questa etnia poteva avere una forte valenza nel campo dello sviluppo.
Il progetto ESPACI OCCITAN è un progetto solido, che si basa su cose
reali, per questo dico che non possiamo avere speranze ma solo certezze
perchè, se il progetto va in porto non può che diventare generatore
di nuove risorse per lo sviluppo delle valli.
D. Un progetto dunque che intende legare l'identità con un dinamismo economico del territorio medesimo, ma soprattutto la vera novità è la voglia di lavorare insieme a livello istituzionale ed il credere in un futuro delle valli occitane creativo e moderno. Parlami di questi aspetti.
E' il concetto di qualità che sta passando a tutti i livelli.
Si capisce che non è la necessità, non è il bisogno
che ti rende soggetto interessante per il finanziamento ma è la capacità
propositiva che hai che ti mette in cima alla scala di quelli che possono
essere finanziati. Ecco, questo concetto e l'ingresso in politica di nuovi
soggetti che hanno maturato questa sensibilità nel mondo del lavoro,
nel mondo civile, ha fatto sì che cadessero barriere campanilistiche
e personali per mirare a qualcosa che fosse il bandolo della matassa. Voi
occitani il bandolo della matassa lo avete nella cultura comune, nella comune
etnia e da lì si è partiti, ed era fatale che partendo da
lì si creasse la trasversalità. Era fatale che creando un
minimo comun denominatore scattasse la molla, tant'è che chi non
vuole questa unitarietà di intenti, chi non vede il progresso di
questo progetto è proprio chi punta alle separatezze, cercando di
mettere assieme all'interno di un'unitarietà tante frammentazioni.
Chi cerca la divisione non può puntare su progetti di qualità;
chi oggi dice "noi siamo un pelino diversi" non ha capito che
le diversità fanno parte di un tutt'uno e vengono promosse solo nella
misura in cui così si propongono. Devo infine fare i miei complimenti
ai Presidenti delle Comunità Montane ed ai progettisti per essere
riusciti a cogliere appieno il concetto fondamentale della qualità
sulle quale impostare il progetto e, senza guardare alle separatezze, sono
andati dritti alla sostanza. Mi auguro vogliano continuare così perchè
la dispersione in tanti rivoli porterebbe oggi fatalmente alla morte del
progetto.
D. La mia generazione ha visto i nostri paesi ancora fortemente popolati fino agli anni 60, è stata poi protagonista dello spopolamento, ha cercato con forza l'alienazione nelle città, si è stordita nelle fabbriche e nelle discoteche, nella vergogna delle sue origini. Ora, i nostri paesi hanno pur sempre mille problemi ma riaffiora sempre più la certezza che ancora una volta, come già è avvenuto in momenti storici passati, possiamo essere protagoniste importanti anche all'interno dell' Europa. Lo credi possibile?
Finito il momento dell'omologazione che ha portato alla vergogna delle
proprie radici, ora c'è una ricerca profonda delle proprie origini
che, forse non è ancora compresa in tutta la sua portata. Sull'onda
di questa nuova tendenza si sta rivalutando soprattutto il mondo montano
che è un mondo dove le culture erano più radicate e presenti.
Si sta facendo sempre più forte la necessità di mantenere
attive e pulite le fonti idropotabili, di tenere in manutenzione le foreste
e l'ambiente montano, di mantenere o riproporre prodotti agro-alimentari
di qualità. Queste necessità, unite ad una nuova progettualità
stanno fornendo nuove chiavi di lettura per la sopravvivenza dell'economia
montana. Sono ottimista perchè vedo che la progettualità degli
enti locali montani va in questo senso. Tanto più gli enti locali
montani utilizzano le proprie risorse come volano dell'economia tanto più
ci sarà sviluppo per questi territori. La montagna piemontese in
questo particolare momento storico può essere punto di aggregazione
in un'Europa di popoli e Regioni che traggono la loro forza nella differenza,
nella grande diversificazione delle culture. Anche il progetto sul Federalismo
presentato alla Bicamerale va in questo senso. Se le cose procederanno come
sono indirizzate, la montagna avrà di nuovo un grande sviluppo, non
tanto in termini numerici di popolazione ma sicuramente in termini di propositività,
intelligenze, imprenditorialità e soprattutto in termini culturali
e ambientali. Qui abbiamo veramente il massimo: la concentrazione di risorse
e di cultura, se riusciamo a valorizzarle, il discorso europeo diventerà
la chiave di volta di tutto il sistema.
D. Parli sovente delle difficoltà che incontri a far capire i problemi della montagna alle istituzioni romane, alla stampa e più in generale al mondo cittadino. Molti stereotipi devono cadere, dimmi i primi che ti vengono in mente.
Il primo è Heidi, il secondo sono i Parchi. I montanari hanno
un ruolo coreografico in un ambiente stereotipato. Bisogna lavorare per
rompere questi stereotipi e far capire che in montagna ci sono persone che
lavorano quotidianamente non soltanto per la loro sopravvivenza ma per il
bene comune.
D. Chi ama i viaggi inizia in genere a raccontare così: "sai a me piace molto viaggiare perchè...". A te piace fare politica, perchè?.
Perchè è l'unico modo per riuscire a difendere le proprie
idee. E tanto più è difficile tanto più mi piace. Ho
interpretato la politica come un modo diverso di lavorare: 10 ore di lavoro
al giorno, saper ascoltare le persone, andare sul territorio. La politica
come esperienza non staccata dal mondo civile ma come un tassello, un lavoro
come un altro. A me piace molto lavorare, sono stato abituato a lavorare
molto, è una mentalità che deriva dalla cultura familiare,
cresci in un certo ambiente, ti conforma e poi, giustamente all'ambiente
che ti ha allevato devi dare qualcosa indietro. Fare politica in un certo
modo credo sia una forma di restituzione di quanto si è avuto dalla
società.