OUSITANIO VIVO mai 1998
INTERVISTA AD EMILIO RIBET
Il dott. Erminio Ribet, presidente della Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca, lavora presso la Beloit Italia di Pinerolo, come responsabile dei sistemi informativi. Un lavoro completamente diverso e molto lontano, dal suo ruolo di amministratore. Come si potrà dedurre dall'intervista egli motiva il suo impegno presso l'ente, di cui è attualmente presidente, come un servizio alla terra dov'è nato, dove vive e sta crescendo la sua famiglia.
Perchè ha deciso di diventare amministratore di comunità montana?
Ho iniziato il mio impegno in Comunità Montana nel 1985, come assessore alla cultura: motivato dalla passione per le tradizioni e la lingua della mia gente. In quegli anni il grosso lavoro da fare, era il recupero della memoria del nostro passato, che stava rischiando di essere letteralmente spazzato via, da un ventennio di industrializzazione massiccia. La RIV con le sue centinaia di posti di lavoro, aveva completamente sradicato l'ultima generazione di valligiani.
Oggi questo lavoro fondamentale, si può dire sia terminato: Le nuove generazioni hanno una coscienza della nostra storia, che sicuramente noi non avevamo. Il nodo fondamentale adesso è la lingua. L'occitano ed il piemontese, parlati in valle, sono disarmati di fronte alle esigenze di un mondo in continua evoluzione. Pensiamo solamente ai settori informatico e scientifico, persino l'italiano è obsoleto, figuriamoci le lingue più deboli perchè scarsamente tutelate. Se non riusciremo a trovare una soluzione, temo che usciremo sconfitti su questo fronte.
Le Comunità Montane svolgono un importante ruolo di presidio del territorio loro assegnato. Quali difficoltà vi trovate ad affrontare quotidianamente nelle vostre funzioni istituzionali?
Le Comunità Montane hanno, in questi ultimi anni, assunto un ruolo di propulsione per l'economia montana di tutto rilievo e quelle che hanno saputo e potuto cogliere le opportunità offerte dalla legge sulla montagna hanno riorganizzato i propri organici e rinvigorito la loro capacità di offrire servizi sul territorio. Sono personalmente convinto che la legge sulla montagna sia ottima per la parte che concerne gli enti locali mentre sia ampiamente da rivedere per la difficile applicazione che si riscontra ad attivare aiuti ed agevolazioni alle genti della montagna. Per ciò che concerne le difficoltà, ritengo che il nemico numero uno delle Comunità Montane sia l'indeterminatezza con cui l'ente deve continuare a misurarsi rispetto ai finanziamenti. Occorre giungere ad una continuità di trasferimenti statali e regionali, condizione essenziale per offrire con serietà dei servizi. Per fare un esempio, nel 1998 la nostra Comunità Montana ha subito un taglio dei trasferimenti del 32% (circa 650 milioni): è evidente quanto sia difficile operare con continuità sul territorio quando da un anno all'altro ti trovi con un terzo di risorse in meno.
Autorevoli esperti di diritto amministrativo hanno riscontato nelle Comunità Montane una scarsa propensione degli organi politici ad identificarsi con l'istituzione e ciò sarebbe da attribuirsi al sistema di nomina indiretta. Ritiene fondate queste osservazioni?
Penso sia del tutto evidente che l'elezione diretta del Presidente della Comunità Montana rappresenterebbe un salto di qualità ed il raggiungimento di un livello di autorevolezza del tutto nuovo e positivo. Ritengo, nello specifico, che l'autorevolezza dei nostri enti sia direttamente proporzionale alla loro capacità di essere vicino ai problemi delle popolazioni alpine ed allo sforzo di dare risposte concrete. Sono in ogni modo favorevole all'elezione diretta del Presidente delle Comunità Montane.
Le Valli Chisone e Germanasca offrono al visitatore una duplice immagine. Da una parte una bassa valle industrializzata, fortemente antropizzata. Dall'altra le alte valli, con la presenza di importanti giacimenti minerari e di un notevole bacino turistico. Un buon esempio di economia integrata?
Non so se l'economia delle nostre due valli si possa definire un buon "esempio di economia integrata", ma so per certo che da almeno dieci anni si sta operando testardamente per giungere a tale obiettivo. La nostra Comunità Montana è stata segnata, ed in buona parte lo è ancora, da una forte presenza della grande industria, il che ha rappresentato un fattore di crescita e di ricchezza, ma anche un fenomeno economico ricco di pericoli. Ancora oggi la nostra economia poggia su poche entità produttive di grandi dimensioni: il territorio risulterebbe del tutto impotente di fronte ad una ritirata anche solo parziale di tali entità. E' molto probabile che, se il tessuto economico fosse viceversa ricco di piccole entità, gli investitori locali potrebbero avere uno spazio decisivo in momenti di crisi. Con occhi attenti a questo fenomeno, si sta tentando di privilegiare ed aiutare la piccola industria/artigianato, il turismo, il commercio con particolare attenzione alle naturali vocazioni delle diverse aree delle nostre due valli. Tutto ciò presuppone un decisivo recupero della nostra identità, una riscoperta delle capacità imprenditoriali locali, un impegno ed una fiducia in noi stessi che spesso, in passato, non abbiamo dimostrato di avere. E' un processo che non può prevedere scorciatoie, ma sul quale stiamo camminando con convinzione. Penso che già oggi si possa apprezzare una maggiore vitalità della nostra Comunità ed alcune importanti iniziative in cantiere rappresentano il migliore segnale di consenso verso questa strategia.
Dopo anni di oblio, il problema culturale, ma anche politico della minoranza occitana sta riaffiorando nelle nostre vallate. In un clima diffuso di omologazione, ritiene sia positivo questo riaccostarsi alla propria matrice originaria, nello spirito dell'unità nella molteplicità? Che ruolo pensa possa avere l'occitanismo nell'ambito di un'auspicabile Europa delle Regioni?
L'Europa delle Regioni è l'unica Europa possibile. In questo contesto occorre costruire un'entità che sappia cogliere il meglio delle centinaia di culture, etnie, lingue presenti sul vecchio continente. La forza di questo progetto non può ricondursi al tentativo di imporre una cultura dominante, ma, viceversa, nella capacità di costruire insieme un soggetto che è migliore perchè ha saputo capitalizzare la storia, la lingua, la cultura dei popoli che ci hanno preceduti. Nello specifico, l'Occitania rappresenta già una grande regione (circa 12 milioni di cittadini europei) distribuiti in tre nazioni, anche se oltre il 90% concentrati in Francia. Sono assolutamente convinto che il ruolo che l'Occitania saprà recitare non è però legato alla sua storia (che pure è ricca e importante), ma alla volontà, alla capacità di credere di avere un futuro.
La vostra Comunità montana è l'unica ad avere una biblioteca occitana_
Il Centro François Fontan è diviso in due sezioni: una dedicata alle etnie di tutto il mondo, con una panoramica molto ampia di testi, e l'altra più specifica sull'Occitania. La quantità e la qualità del materiale sono notevoli, ma la necessità di ampliare il suo bacino d'utenza è l'obbiettivo che ci piacerebbe raggiungere. In pratica, attualmente, è frequentata quasi esclusivamente da addetti ai lavori. Sarebbe auspicabile, secondo me, che collegata all'Espaci Occitan anche la nostra biblioteca riuscisse ad avere un incentivo ed un rilancio.
Cosa pensa dell'attività pulsante nelle valli occitane, di questi tempi?
Oggi si sta verificando una vera e propria resurrezione della cultura d'oc, e questo fatto è secondo me positivissimo. Aderimmo sin dall'inizio al progetto Espaci Occitan, anche se ci furono non pochi problemi, per giustificare il nostro sostegno ad un'iniziativa, che qui è vista da molti piuttosto distante. Dronero è oltretutto in una provincia diversa dalla nostra. Comunque l'adesione è stata confermata, perchè sono queste iniziative che, annullando i confini ed unendo un territorio omogeneo, rappresentano forse l'unica strada verso il nostro futuro. Anche il lavoro della Chambra d'Oc è fondamentale, e il nostro ente sta facendo e farà di tutto per sostenerlo. D'altronde ho visto che numerose sono state le risposte positive, da parte dell'imprenditoria delle nostre due valli. In particolare, la nostra Comunità Montana si è impegnata ad individuare progetti che possano rientrare in questa strategia e che possano pregiarsi del "marchio" comune. Si tratterà di vedere se la Regione, oltre all'interesse finora dimostrato, saprà e potrà agire con dei finanziamenti che facciano decollare l'idea.