OUSITANIO VIVO Maggio 1997
Intervista a Sergio Berardo
a cura di Ines Cavalcanti
D. Parliamo del 1° Rescontre di sonaires che hai tenuto alla Fiera
di San Marcelin a L'Arma - Macra, domenica 25 aprile. Era veramente impressionante
vedere la quantità di suonatori, eppure pochi conoscono questa tua
attività di tipo pedagogico.
Faccio periodicamente questi incontri di suonatori, molto informali in
genere; sono stato contento di farne uno a Macra, aperto alla gente e nel
medesimo tempo ufficiale e organizzato. A Macra abbiamo lavorato sui pezzi
e li abbiamo suonati per la gente. Ci sono stati suonatori di semitoun,
di cornamusa, di galoubet, di ghironda, suonatori di percussioni (non dimentichiamo
che il tamburo rullante è uno strumento discretamente usato nella
nostra tradizione), ed anche strumenti di nuova introduzione quali la batteria.
D. Quali sono i Corsi Musicali nei quali attualmente lavori?
Lavoro in Valle Maira: all'Istituto Musicale di Dronero ed al Convitto
Alpino di Stroppo, con allievi che vengono un po' da tutte le valli e anche
da fuori.
D. Noto che nonostante i successi esterni dedichi sempre molta energia
al lavoro nelle valli.
E' molto importante. Potrei elencare molti motivi ma ne dico uno soltanto:
mi piace, mi gratifica lavorare nella realtà in cui è nato
il mio gruppo. Non mi stuferò mai di dire che "Lou Dalfin"
non è un gruppo nato a tavolino ma è nato in anni di concerti
e balli, in un continuo contatto con la gente, soprattutto la gente delle
vallate. Senza questo continuo rapporto, Lou Dalfin non esisterebbe.
D. Si può dire allora, senza forzature, che nei tuoi concerti
la gente percepisce l'energia delle valli, sente la forza di un popolo che
non è per nulla vinto?
La gente nella mia musica sente l'energia della musica popolare che è
ricerca di vitalità, di divertimento, di occitanismo, di crescita
di coscienza. Il motivo fondamentale della musica popolare è proprio
uno scambio di energie e di vitalità che sono assolutamente incompatibili
con esercitazioni accademiche, giri ristretti di collezionatori di danze.
Io voglio che cresca la coscienza occitana nelle vallate, io suono per quelli
che ballano ma voglio che ci sia la gente che ascolta, che si diverte, che
ci sia un dare e avere, che arricchisce chi fa e chi ascolta.
D. Passiamo al tuo lavoro fuori dalle valli. Parlami del progetto Radio
Occitania Libra
E' un progetto nato al Salone della Musica 1996 di Torino, organizzato
da Fabrizio Gargarone di Hiroshima Mon Amour, un progetto di collaborazione
e scambio di esperienze tra il nostro gruppo e il gruppo basco Sustraia.
5000 persone al Salone della Musica, poi abbiamo avuto un secondo momento
alla Radio Svizzera e in queste due occasioni si è registrato quanto
si è fatto. Abbiamo avuto concerti insieme nei paesi baschi, spagnoli,
francesi, abbiamo partecipato alla Biennale dei Giovani Artisti di Torino
con un pubblico di 10000 persone ed abbiamo chiuso a Saluzzo con un frequentatissimo
concerto. Da tutto questo è nato un nuovo disco: "Radio Occitania
Libra". E' stato soprattutto un incontro tra due culture minoritarie,
tra due modi di fare musica. Noi siamo un gruppo che trae origine dalla
musica tradizionale, trovando forme ritmiche e armoniche attuali con un
"mixage" tradizionale-rock, i Sustraia invece sono un gruppo rock.
Nei paesi baschi si suonano tutti i tipi di musica, lo spartiacque che contraddistingue
se un gruppo è basco oppure no è la lingua. Quindi si fa la
musica tradizionale, la musica leggera, il pop, il punck ecc.., l'importante
è che sia cantanta in basco. Qui da noi invece si identifica la musica
occitana non con la lingua (forse perchè il discorso linguistico
sta incominciando appena ora a montare), ma con la musica tradizionale.
E' un modo riduttivo di intendere la creazione artistica di un popolo, la
lingua deve esprimersi in tutte le sua forme anche nusicalmente. Ci vogliono
gruppi che facciano tutti i tipi di musica. Qui la musica tira, facciamo
tirare anche la lingua e facciamola amare dalla gente anche attraverso la
musica.
D. Quando possiamo trovare in commercio il vostro nuovo Disco e qual'è
il suo contenuto?
Dal 15 maggio si può trovare in commercio ed il disco contiene
solo pezzi dal vivo, due pezzi solo "Lou Dalfin", due pezzi solo
"Sustraia", una decina di pezzi cantanti insieme, soprattutto
in occitano perchè la lingua basca è molto complicata.
D. In generale in passato avevamo una forte tendenza a conservare più
che a diffondere e creare. Noti dei cambiamenti attualmente?
Certamente, tutto sta nella tua forza, in quello che tu sei sul posto.
La paura nasce dall'insicurezza, dalla mancanza di coscienza. Bene come
facciamo noi occitani la nostra musica non la farà mai nessun altro,
così come nessuno eguaglierà mai un suonatore cubano di salsa
o un ballerino argentino di tango, ma lo scambio in condizioni di parità
è vitale per la crescita di un popolo. Daltronde vediamo che questa
circolazione tra l'interno e l'esterno aiuta la stessa gente della valli
a essere cosciente dei suoi valori.
D. A Carsetti, il Sindaco di Macra ho chiesto di guardare nel Maira,
a te chiederò di guardare nell'incavo della tua ghironda: cosa vedi
nel futuro delle Valli?
Vedo molti segnali positivi, ho letto con interesse l'intervista ad Allocco
e mi piace questa nuova voglia di fare che percorre le valli, vedo dei progetti
e vedo un atteggiamento diverso della gente nei confronti dell'occitanismo.
Una volta gli "occitan" erano dei tipi strani, erano quelli che
si interessavano dellae questione occitana, ora è la popolazione
delle vallate che si sente occitana, e questo senso di appartenenza, di
identità è il più importante risultato raggiunto. Vedo
dei segnali veramente positivi di coscienza, e penso di aver dato il mio
contributo, sono orgoglioso di questo.
D. Tu sai che esiste un progetto ESPACI OCCITAN, pensi potrà servire
al lavoro musicale?
Penso proprio di si, questo può essere lo spazio che darà
riconoscimento a tutto il lavoro di cui abbiamo finora parlato, come ai
corsi di formazione di educatori. Quanti bambini ci sono nelle valli? Io
non posso più correre su e giù a insegnare a tutti "Se
Chanto", i primi rudimenti del flauto dolce, dell'organetto, della
vioulo, ecc.. Bisognerà fare un progetto organico in cui la formazione,
e l'animazione trovino una loro dignità di collocazione, un progetto
che vada oltre il volontariato e l'improvvisazione. Penso all'ESPACI OCCITAN
come ad un grande contenitore in cui anche il lavoro musicale può
trovare una sua dignità.
D. Un'ultima domanda: Fontan amava molto i giovani, pensava che il futuro
delle valli dovesse passare anche attraverso la presa di coscienza e l'amore
dei giovani per la questione occitana. Ai tuoi concerti sono sempre più
i giovani e i ragazzi che vengono. Cosa pensi che direbbe Fontan se potesse
vedere tutto questo?
Io mi ricordo di una volta che Fontan mi ha detto: "Dovresti fare come
Alan Stivell". Eravamo alla fine degli anni 70, lui andava forte con
il suo rock bretone e io l'ho preso in parola perchè mi sembrava
una cosa giusta di creare una musica che fosse proponibile a tutti. Posso
dire di aver fatto quello che mi piaceva conciliandolo pienamente con quello
che Fontan mi aveva consigliato di fare. A lui che amava così tanto
i giovani credo piacerebbero molto i miei concerti.