OUSITANIO VIVO mars 1999
Oggi vale la pena di essere occitani?
Dopo aver raggiunto ambiziosi traguardi nella lingua e nella cultura è tempo di occuparsi di politica e di progettare il futuro delle valli occitane italiane
Pensa globalmente ed agisci localmente: questo motto dei verdi
mi è tornato alla mente mentre riflettevo sulla nuova vitalità
dimostrata da alcuni amministratori delle valli occitane.
Pur ammirando infatti la nuova svolta europea, rimango un po'
perplesso quando vedo che nelle valli, per ora, di ricaduta non
ve ne è molta, almeno se pensiamo in termini globali di economia
e di posti di lavoro. E' vero, i tempi dell'economia e della
politica sono inevitabilmente lunghi, però in certe valli, penso
alla Val Maira, per esempio, di tempo ve n'è più poco. Se si
escludono infatti i vecchi, i bambini e coloro che lavorano nei
servizi (comuni, poste, etc.) credo che da San Damiano in su gli
addetti su attività produttive possano contarsi sulle dita di
qualche mano.
Forse, qualche baco può esserci nell'azione di questi amministratori che spingono il loro sguardo così lontano; forse occorrerebbe anche guardare vicino, ed allora ci si accorgerebbe che gli incentivi per rilanciare l'economia locale sono poca cosa rispetto alle necessità. Facciamo un esempio pratico, un giovane che con pochi mezzi voglia intraprendere un'attività. Se non ha una solida famiglia alle spalle sarà ben difficile per lui ottenere credito dalle banche, pagando comunque interessi elevati rispetto al tasso ufficiale di sconto. Poi si troverebbe a pagare l'energia (gas ed elettricità, per esempio) a prezzi non certo di favore, con bollette gravate da tasse e balzelli di ogni tipo, dal sovrapprezzo termico alla tassa regionale.
E' chiaro che in un'economia spesso di sussistenza ben pochi
possono permettersi inizi così gravosi, con la conseguenza dello
spopolamento e dell'emigrazione.
Allora non sarebbe opportuno fare una grande battaglia politica
per la rinascita economica delle valli che abbia per primo scopo
quello di giungere alla definizione di una regione alpina
occitana autonoma? Una regione cui venga riconosciuta la
possibilità che si concede alle zone depresse meridionali ed a
quelle di statuto autonomo settentrionali di concedere prestiti
di onore ai giovani, di eliminare gabelle e gravami vari per chi
inizia nuove attività, di concedere fideiussioni ai giovani da
parte degli enti, insomma di un pacchetto che consenta di
invertire una tendenza che dura ormai da 40 anni di cui non si
vede la fine.
Non sarebbe opportuno in quest'ottica che gli amministratori,
invece di accentrare il potere nelle mani di pochi si sforzassero
di far nascere gruppi di lavoro sul territorio, demandando ad
essi molte delle loro prerogative?
So certamente di cosa sto parlando, perché insegno da 25 anni ed ho tre figli: spesso mi viene la tentazione di fare tutto da solo, o di demandarlo ai pochi di cui mi fido, perché così ottengo migliori risultati sul momento. Lo scotto da pagare è però quello di non far crescere nessuno e quindi di dover sempre essere l'uomo della Provvidenza. Questo può essere anche gratificante, perché significa potere ed onore, ma alla lunga non paga.
A questo punto, alla vigilia di elezioni per noi importanti come quelle amministrative, occorre quindi mettere dei paletti, ed aprire un dialogo chiaro con i candidati: a noi non bastano più generiche prese di posizione, a noi occorre che chi si presenta nelle valli abbia come obiettivo la crescita dell'economia e di una classe dirigente nuova. Il che significa forse abbassare momentaneamente la qualità della classe amministrativa, ma con lo scopo di farla crescere in futuro. L'obiettivo deve essere la rinascita di una forte borghesia imprenditoriale occitana, a partire da ciò che ci rimane. Messi da parte ambizioni e personalismi ogni risorsa dovrebbe andare in questa direzione.
Abbiamo già fatto grandi passi avanti: abbiamo una classe di intellettuali che ha fatto fare in pochi anni straordinari passi avanti alla cultura occitana, passata dal folklore alla dignità della storia e della cultura. Abbiamo amministratori capaci e lungimiranti, ma pochi e soli. E' assolutamente necessario, a questo punto, far crescere altre persone, sia nell'economia, che nella politica, che nelle istituzioni, e per fare questo c'è bisogno di un grosso sacrificio da parte di molti, sia tra chi già manovra (un passo indietro?), sia tra coloro che ancora sono fuori dai giochi. Per dare un futuro alle nostre valli ed ai nostri figli occorre uno sforzo collettivo, non basta l'impegno dei soliti noti.
Come fare? Chiunque ravvisi in questo appello una base di verità si faccia un esame di coscienza, e si domandi se non può impegnare una parte del proprio tempo e delle proprie energie per fare crescere il territorio in cui vive. Può essere che trovi ospitalità in qualche lista che sia attenta ai nostri valori, e poi, come si diceva un tempo, chi ha più filo tesserà più tela.
E. P.