OUSITANIO VIVO Janvier 1998

 

INTERVISTA AL PRESIDENTE ROLANDO PICCHIONI SU ESPACI OCITAN

de Diego Anghilante

 

BOX BIOGRAFICO

Rolando Picchioni è nato a Como il 21 maggio 1936. Dopo essersi laureato in Lingue e letterature straniere, è stato dal 1970 al 1975 assessore alla Provincia di Torino e dal 1972 al 1975 anche presidente del teatro Stabile di Torino. Eletto deputato nelle file della Democrazia Cristiana dal 1972 al 1983, è stato Sottosegretario nel primo e secondo governo Cossiga e nel primo e secondo governo Forlani. Ha ricoperto le cariche di segretario della Commissione di Vigilanza per la Rai e di vice Dirigente nazionale dell'Ufficio Cultura della Democrazia Cristiana. Nel 1990 è stato eletto in Consiglio regionale, dove per l'intera scorsa legislatura ha rivestito la carica di Capogruppo della DC. Dal 1991 è vicepresidente del Castello di Rivoli - Comitato per l'Arte Contemporanea. E' stato eletto nel 1995 nella lista maggioritaria del Polo delle Libertà, ed è attualmente Presidente del Consiglio regionale e degli Stati Generali del Piemonte.

 

Presidente Picchioni, può raccontare brevemente ai lettori di Ousitanio Vivo come e quando ha scoperto che nel "suo" Piemonte esiste la minoranza linguistica degli Occitani?

Praticamente da sempre. Un ramo della mia famiglia è originario della Provincia di Cuneo, e per studio e frequentazione personale, posso dire che fin dai miei primi anni sono stato a contatto con l'idioma, i suoni, la cultura e le tradizioni delle Valli Occitane.

Come vede la situazione delle Valli Occitane sul piano economico e culturale?

Molte problematiche delle Valli Occitane sono certamente comuni a tutta la montagna piemontese, e direi anzi a tutto l'arco alpino. Quel che oggi si avverte di peculiare nelle Valli Occitane è piuttosto un insieme di potenzialità finora inespresse: un fiorire di esempi di creatività anche imprenditoriale di estreno interesse, ma ancora acerbi, che ancora attendono la piena maturazione. Mi sembra che la ragione di un tale fermento sia nel valore che di recente da più parti si è voluto dare al tema dell'"identità": un filo d'Arianna che, se ben rintracciato e rafforzato, porterà indubbi benefici alle popolazioni sotto il profilo economico e della qualità della vita.

Passiamo all'Espaci Occitan. Gli Stati Generali del Piemonte, dei quali Lei è presidente, hanno assunto questo progetto tra i loro obiettivi. Qual'è il significato di quest'atto?

Mi pare che si stia finalmente prendendo coscienza della grande ricchezza potenziale che può avere il "marchio Occitania". Stiamo iniziando a vivere i tempi della globalizzazione dei mercati e della strutturazione progressiva dell'Europa come entità economica e politica. Questi fenomeni di grande scala non solo favoriscono i fermenti culturali per il recupero di identità che transfrontaliere lo sono da sempre, come appunto quella occitana, ma forniscono loro gli strumenti per calarsi in una creatività e in una capacità di realizzazione del tutto nuove. E' su queste scale di riferimento che oggi dobbiamo costruire uno spazio, una nicchia nella quale poterci muovere con grande dinamismo: con una nuova gestione delle risorse, con una valorizzazione a tutto tondo di quanto la cultura occitana ha espresso, con l'esaltazione delle potenzialità presenti sul vostro territorio, che è patrimonio autentico di tutto il Piemonte.

Dopo l'approvazione definitiva del finanziamento europeo, quali saranno le tappe per la realizzazione dell'Espaci Occitan? E quale il ruolo svolto dagli Stati Generali?

Il progetto Espaci Occitan gode del patrocinio degli Stati Generali, maturato attraverso una nutrita serie d'incontri di preparazione e approfondimento. Grazie all'intervento determinante dell'assessore alla Montagna, Roberto Vaglio, Espaci Occitan ha ora a disposizione un finanziamento di circa due miliardi, composto da fondi regionali, statali e comunitari. Una delle prime tappe sarà la costruzione di una sede permanente di Espaci Occitan presso i locali dell'ex caserma degli Alpini a Dronero. Si creerà così uno spazio fisico che al tempo stesso sarà un evento permanente: una sede che produca cultura e garantisca una visibilità di alto profilo per il mondo occitano e la sua gente. Il passo successivo sarà quello di rendere finalmente possibile la creazione di un Istituto di Studi per la storia dell'Occitania: un vero e proprio centro di servizi per le popolazioni, che coniughi cultura e ricerca con gli aspetti dell'educazione, della formazione e dell'economia. Il progetto, seguito dagli Stati Generali del Piemonte nella sua riflessione sulle identità regionali, prevede inoltre l'allestimento di un museo dedicato alla valorizzazione della lingua e delle tradizioni occitane: un museo nel quale sono previste diverse postazioni per la produzione e l'ascolto di testi e musiche, sicuramente fra le espressioni più alte e più comunicative della cultura occitana.

In parallelo si deve arrivare alla costruzione di un centro per la promozione di itinerari culturali e turistici, e alla creazione di uno spazio espositivo dei prodotti delle vostre valli. La realizzazione di un museo tutto vostro, moderno e di livello europeo, che sposi ai molti confort uno spiccato 'appeal' per i visitatori, oggi non è più un sogno, ma una realtà sempre più concreta e vicina. Offrendo espressione concreta a tutte queste potenzialità, il museo potrà essere - per così dire - il "grimaldello" per il vostro inserimento nei circuiti turistici d'un pubblico anche internazionale. La crescita in termini d'immagine e notorietà e le positive ricadute economiche costituiranno un circolo virtuoso su cui il progetto dell'Espaci Occitan nelle sue articolazioni mette una seria ipoteca.

Lei ha incontrato più volte il Presidente della Generalità di Catalunya, Jordi Pujol. Quali sono gli elementi che vi spingono a questa collaborazione?

Andando al di là della simpatia e delle cordialità umane espresse dal presidente Pujol, le ragioni di un sentire simile, di una vicinanza che travalica gli attuali confini geografici, affondano le radici in una Storia comune e in un futuro che ci vede sempre più legati nel perseguire obiettivi paralleli. Pensiamo a come il termine stesso "Occitania" compaia per la prima volta nel 1290 a designare l'idioma e la cultura che accomuna i catalani, le popolazioni del Midi francese e quelle delle nostre valli. E' su questo sostrato comune che s'innestano le attuali rivendicazioni per una sempre maggior autonomia delle regioni rispetto ai centralismi statali: un cammino lungo il quale vedo interscambi sempre più intensi e portatori di arricchimento e crescita comune.

In questo secolo la montagna ha conosciuto due guerre che hanno portato via - per dirla con Pasolini - "la meglio gioventù", una fortissima emigrazione, il disinteresse pressocchè totale dei governi centrali e, 'dulcis in fundo', la speculazione selvaggia legata al turismo. Le valli Occitane sono allo stremo sul piano demografico, economico e culturale. Secondo Lei, realisticamente, esiste ancora un futuro per loro?

La risposta va ricercata nella memoria colletiva, nella storia stessa dei territori. Provocatoriamente, si può dire che il futuro delle Valli è scritto nel loro passato: nel legame profondo, che la lingua occitana ben rappresenta, con i popoli e le terre al di là della montagna, in particolare con gli Occitani di Francia. Nell'Europa del Duemila che si va formando - l'Europa delle Regioni, dei territori, dei mercati - il passo da un tenace legame culturale a una fattiva cooperazione economica sarà breve. La cultura è il più efficace volano economico che io conosca. Tocca a noi tutti farci carico dello sforzo necessario a far sì che, anche in questo come in tanti altri snodi della storia, la cultura e d'identità sappiano essere il motore per far ripartire uno sviluppo economico innovativo e sostenibile.


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