Le lingue minoritarie in Rai

Finalmente la Rai darà applicazione alla Legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche e al suo regolamento attuativo. Il 23 gennaio è stato siglato l’accordo tra Governo e Rai per il triennio 2003-2005, in base al quale la concessionaria radiotelevisiva si impegna, tra l’altro,  «ad assicurare una programmazione rispettosa dei diritti delle minoranze linguistiche nelle zone di appartenenza» e ad assumere e promuovere «iniziative per la valorizzazione delle lingue minoritarie presenti sul territorio italiano, in collaborazione con le competenti istituzioni locali». Entro novanta giorni dall’entrata in vigore del contratto stesso, una commissione Rai-Mini-stero delle comunicazioni dovrà individuare le sedi della società a cui sono attribuite le attività di tutela di ciascuna minoranza linguistica riconosciuta nonchè il contenuto minimo di tutela. La mobilitazione delle associazioni espressione delle comunità alloglotte e di almeno una parte delle istituzioni locali territorialmente interessate dalla tutela delle lingue minoritarie ha conseguito un significativo successo.

La bozza del contratto di servizio, infatti, conteneva soltanto un generico e ambiguo riferimento alle “culture locali” e ignorava i contenuti sia della Legge 482/1999 sia del successivo DPR 345/2001. In occasione dell’incontro dell’8 gennaio scorso tra una delegazione delle minoranze e il presidente della commissione parlamentare Rai, Petruccioli, era stato segnalato come un’eventuale omissione del genere avrebbe comportato un forte rischio di illegittimità per il contratto.

L’organismo bicamerale, nel parere approvato il 21 gennaio, ha fatto proprie, con il voto di maggioranza e opposizione, le preoccupazioni e le istanze dei rappresentanti delle minoranze, che sono state così recepite dal Governo. Poiché in base al contratto di servizio, inoltre, la Rai promuoverà « la stipula di convenzioni, con oneri in tutto o in parte a carico degli enti locali interessati, in ambito regionale, provinciale o comunale, per programmi o trasmissioni giornalistiche, nelle lingue ammesse a tutela, nell’ambito delle proprie programmazioni radiofoniche e televisive regionali», per ciò che concerne la lingua occitana è sin d’ora necessario che le istituzioni territorialmente competenti si attivino affinchè le potenzialitá espresse nel contratto di servizio vengano pienamente realizzate.

Marco Stolfo


OUSITANIO VIVO - Anado XXX - n° 1 - janvier 2003 - N° 274