Il curdo non è più reato

Dopo l’abolizione della pena di morte in tempo di pace, il parlamento turco ha finalmente votato anche il riconoscimento dei diritti culturali della minoranza curda, che ammonta a 12 milioni di persone: il decreto consente la trasmissione di programmi radio-televisivi in curdo e l’insegnamento della lingua in corsi privati. Dopo una seduta di oltre 16 ore e un lungo contrasto con l’opposizione nazionalista il parlamento ha approvato quel pacchetto di riforme sollecitate da Bruxelles per accogliere la richiesta d’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Le riforme sono state condivise dalla maggioranza dei 550 deputati e solo i 126 parlamentari del Partito d’azione nazionalista Mhp hanno votato contro, cercando di opporsi al libero uso della lingua curda perché ritenuta un pericoloso segno di incoraggiamento alle istanze separatiste del Sud-est. Le innovazioni varate dal parlamento sono invece state accolte con grande entusiasmo dalla stampa turca; apprezzamento è stato dimostrato anche da Bruxelles, che ha ritenuto l’evento un grande passo verso la famiglia europea. Il commissario UE all’allargamento, Gunter Verbeugen, ha commentato: «La decisione dimostra che la UE ha ragione a essere molto ferma per quanto riguarda i diritti umani e la protezione dalle minoranze. La nostra posizione comincia a pagare». La Turchia ha ottenuto lo status di Paese pre-candidato all’ingresso nell’UE durante il vertice di Helsinki, nel 1999, ma i criteri per l’allargamento dell’Unione impongono a tutti i candidati «una stabilità istituzionale a garanzia della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti dell’uomo così come del rispetto e protezione delle minoranze». Senza dubbio il riconoscimento della minoranza curda costituisce uno sforzo sostanziale ed un grande progresso in questa direzione: ma in un paese che ancora traffica in organi ed esseri umani sono ancora molti, e non solo sulla via della tutela linguistica, i passi da compiere. Ankara ha fatto progressi in fatto di democrazia, ma ne servono altri più tangibili. Alla vigilia del vertice danese sull’allargamento, previsto per la metà del corrente mese a Copenaghen, il Presidente della Commissione Ue Romano Prodi ha infatti dichiarato “Sulla base delle nostre valutazioni la Turchia non risponde ancora ai criteri di Copenaghen”.

Rosella Pellerino

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 11 - dezembre 2002 - N° 273