Per un’estòria religiosa de l’Occitània/28

Giovanni XXII, papa occitano
La lotta contro gli “estremisti” francescani e l’imperatore tedesco

Clemente V si era  appena  spento,  il 20 Aprile 1314 a Roquemaure, nel Gard, durante un viaggio verso la Guascogna, quando, pochi giorni  dopo,  i cardinali si riunirono in conclave nel palazzo vescovile di Carpentras, sede della Curia.  Dal conclave erano emerse tre posizioni contrapposte: quella dei guasconi, che riunivano una dozzina di alti prelati già nominati all’epoca di Clemente, quella degli italiani, che speravano in un rapido ritorno della  sede papale a Roma, e quella dei francesi, appoggiati ovviamente dal Re di Francia, ma che fra loro non erano peraltro sufficentemente uniti. Nessuna candidatura era riuscita a raccogliere un consenso unanime, o almeno maggioritario. Ben presto i cardinali italiani e francesi si trovarono minacciati da truppe finanziate dai nipoti del guascone Clemente. In luglio i cardinali italiani furono costretti a fuggire.

La situazione della Chiesa si presentava molto grave, prossima in pratica ad un vero e proprio scisma. Alla morte di Filippo il Bello, nel novembre del 1314, il figlio Luigi X e il di lui fratello, il Conte di Poitiers, intimarono ai cardinali di riunirsi e decidere per la successione pontificia. Furono chiusi infatti nel convento dei Giacobini di Lione e lì lasciati fino a quando, dopo contrasti, problemi, defezioni di vario tipo,  sembrò finalmente   delinearsi la candidatura  di Jaques Duèse, una figura non di primo piano.  Dopo due anni di vacanza del  potere pontificio venne eletto  il 7 Agosto 1316, con il nome di Giovanni XXII.

Il nuovo papa aveva più di settant’anni e sembrò pertanto a tutti un papa di transizione, destinato a  non incidere nella storia,  ma pochi giorni dopo dichiarò  la sua ferma intenzione di stabilirsi, con la Curia,  ad Avignone,  in quella città che conosceva molto bene, avendovi risieduto in qualità di vescovo. Il nuovo papa era nato a Cahors, presumibilmente nel 1244, da famiglia di notabili molto agiati, e si era dimostrato ben presto un buon studioso di diritto e di teologia, tanto da meritarsi, dopo aver studiato a Montpellier e Parigi, una cattedra all’università di Tolosa. Una brillante carriera, quindi,  da uomo attivissimo,  di viva intelligenza e di notevole e-nergia, al quale fra l’altro era riconosciuta da tutti  una grande integrità di costumi e una grande semplicità di vita. 

Giovanni XXII cercò di combattere  la simonia, ma non riuscì ad eliminare la prassi del nepotismo. Condusse una politica centralista e centralizzante, già propria dei suoi predecessori, ed elaborò, con alcune bolle pontefice, una regolamentazione tale da permettere al papato di raccogliere un maggior numero di tributi. Cercò di mettere fine alla disputa sulla povertà di Cristo, che aveva in realtà come posta in gioco lo statuto delle proprietà ecclesiastiche.  Si era sforzato di risolvere in effetti un’annosa controversia sorta in seno all’Ordine dei Frati Minori (Francescani), fra i sostenitori (la maggioranza)  di un ideale di povertà moderato, e pochi integralisti, i cosidetti “Spirituali”, fautori invece di una povertà assoluta, emuli di San Francesco.  Il papa convocò gli Spirituali ad Avignone e qui essi, rappresentati da Bernard Délicieux, non riuscirono a difendersi dall’accusa di eresia.  Alcuni furono cacciati dall’ordine, altri ancora finirono sul rogo, in compagnia di Beghini e  Fraticelli. Nel 1317 con una bolla il Papa insistette sull’ordine gerarchico delle tre virtù religiose, che vedeva la povertà solamente al terzo posto, dopo l’obbedienza e la castità. Ma i Francescani continuarono in generale a sostenere la povertà di Cristo, mentre i consiglieri del Papa consideravano eretica questa concezione.  Nel 1322 Giovanni fece restituire all’Ordine dei Francescani la proprietà dei beni, fino ad allora gestita dall’autorità pontificia, ma l’anno successivo venne dichiarata eterodossa (e quindi eretica) la posizione sostenuta dall’Ordine.

Michele di Cesena, allora  ministro in carica dei Francescani, fuggì da Avignone, ove era stato convocato per discolparsi, e si rifugiò  alla corte di Ludovico di Baviera.  Il Papa lo scomunicò, con i pochi rappresentanti dell’Ordine che nel frattempo non si erano uniformati, e poco dopo volle approfittare dell’aperto dissidio venutosi a creare fra Ludovico il Bavaro e Federico d’Austria, entrambi eletti contemporaneamente Re di Germania. Seguendo la dottrina teocratica, secondo la quale quando l’Impero era vacante la sua amministrazione ritornava alla Santa Sede, licenziò i funzionari in precedenza nominati dall’imperatore Enrico VII, confermando invece la nomina di Roberto di Napoli a Vicario imperiale in Italia. Ludovico di Baviera ovviamente reagì con durezza, e in un Concilio generale fece dichiarare eretico Gio-vanni XXII  a causa della sua opposizione alle dottrine degli Spirituali. Nel 1328 si fece eleggere Imperatore a Roma, nominando poco do-po come papa uno Spirituale Francescano, Pietro Rai-nalducci, con il nome di Nicolò V.

Ma l’anno successivo Lu-dovico ritornò in Germania, abbandonando a Roma il suo antipapa che, senza più protezione, pensò bene di recarsi ad Avignone per ottenere il perdono del vero pontefice. Giovanni ritornò pertanto papa a pieno titolo, e nel 1329 condannò 28 proposizioni del mistico tedesco Meister Eckhart. I suoi ultimi anni furono turbati da nuove accuse di eresia. Ludovico il Bavaro cercò infatti di organizzare un concilio generale per la deposizione del papa. Ma nel 1334  Giovanni si ammalò gravemente e poco dopo morì, non senza, secondo alcuni, ritrattare sul letto di morte le sue tesi. 

Durante il suo pontificato Giovanni molto fece per Avignone. Decisiva fu la sua scelta di risiedere nel palazzo vescovile, ma in pratica né il palazzo né la città stessa gli appartenevano.  Era ospite infatti di Roberto d’Angiò, Re di Sicilia e Conte di Provenza. Cominciò così a tessere una unità politico-geografica che manifestasse apertamente il potere temporale del papato nella regione del Rodano, a partire dal Contado Venassino che, nel 1274  era stato restituito alla Chiesa da re Filippo di Francia, portando così al papa il titolo dovuto di Conte.  Avvalendosi di tale titolo, Giovanni XXII dette inizio alla riconquista delle terre circostanti, in modo da fornire una solida base territoriale attorno alla città che intendeva eleggere a sua dimora. La città in realtà divenne effettivamente proprietà dei pontefici solo nel 1348, quando il papa Clemente VI la acquisterà da Giovanna, Contessa d’Angiò e di Provenza, la famosa Reino Jano della  nostra tradizione. Di grande impatto fu il cantiere che si aprì a Pont de Sorgues, a nord di Avignone, per la costruzione di un nuovo palazzo, e molto importante fu la decisione di battere moneta, vero simbolo,  per i contemporanei, del potere politico.

 

Paolo Secco tlvsec@tin.it

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 09- outoubre 2002 - N° 271