Sotto i colpi della globalizzazione anglofona
Il russo, lingua in agonia?
Come sostiene Anna Zafesova in un editoriale pubblicato il mese scorso su La Stampa, all’inizio del XXI secolo non sarebbero a rischio di estinzione soltanto le favelle di sparute tribù indigene o le cosiddette lingue minoritarie dell’Europa, bensì anche e soprattutto il russo, un idioma che in base ai numeri e al rigore dei suoi abitanti e della sua grammatica sembrerebbe inattaccabile.
I problemi del russo sono in gran parte i medesimi che si prospettano a quasi tutte le lingue, ovvero la traduzione di termini inglesi relativi alla tecnologia o alle scienze. Dice la Zafesova: “Come si traslitterano in russo definizioni prima sconosciute di fenomeni inesistenti per settant’anni, come business -woman, rating, musical, impeachment, sex appeal? O fenomeni che esistendo nella realtà venivano negati ufficialmente, come minigonna? Il dilemma tormenta i fìlologi, mentre orde di studenti, giornalisti e politici lo risolvono secondo le loro preferenze, ignorando le leggi della grammatica e il buonsenso”. Secondo l’esperta, il russo definito da Turghenev «grande e potente» sarebbe dunque in pericolo: “La lingua di Puskin e Mandelstam, di Tolstoj e Bulgakov, si sta piegando sorto i colpi della globalizzazione anglofona, si involgarisce con l’argot criminale e il gergo giovanile, viene rovinata da star televisive sgrammaticate e giornalisti analfabeti”.
Per discutere la riforma dell’ortografia è stata convocata a Pietroburgo la tavola rotonda «Politica linguistica nella Russia moderna». Professori e studiosi hanno gridato al disastro alla presenza illustre di Liudmila Putina. La first lady, laureata in filologia spagnola e moglie di un politico dall’eloquio perfetto, presiede il Consiglio per la tutela della lingua russa, ma di fronte all’ipotesi di una normalizzazione o di una riforma ha proposto di aspettare: “La riforma di una lingua ancora in fase di cambiamento è inopportuna”.
In Russia la lingua madre è sempre stata un affare politico. Tutti gli sconvolgimenti, dall’occidentalizzazione di Pietro il Grande alla rivoluzione bolscevica, sono stati accompagnati dalla revisione delle grammatiche, tema con cui si è misurato anche Stalin scrivendo il Marxismo e problemi della linguistica. Il tentativo di riforma proposto da Krusciov è invece fallito insieme al suo ideatore. E dalla perestroika di Gorbaciov è in preparazione una riforma dell’ortografia che dovrebbe semplificare una delle lingue più complicate del mondo. Sostiene la Zafesova che secondo molti sarebbe stato proprio Gorbaciov, con i suoi accenti sbagliati e la pronuncia contadina, a dare il via al degrado. I politici, invece di leggere testi già pronti, grammaticamente e ideologicamente corretti, hanno potuto esprimersi liberamente e, secondo i partecipanti alla tavola rotonda, oggi sono loro ad arrecare alla lingua madre il danno maggiore. Liudmila Verbizkaja, rettore dell’università di Pietroburgo, ha proposto di introdurre esami di russo per i burocrati e di multare gli analfabeti, politici e giornalisti. Una giornalista presente ha affermato, fra il preoccupato e il divertito: “Ci rimetteremo tutto lo stipendio”. Queste idee verranno discusse a maggio dalla Duma, che sta varando una legge sulla tutela del russo. Nel frattempo la Verbizkaja ha preparato un dizionarietto di 800 vocaboli da pronunciare correttamente, un lessico fondamentale per i politici. Ma il ministro dell’Istruzione Vladimir Filippov è scettico: “Non riusciranno a ricordarsi 800 parole, al massimo 200”.
Rosella Pellerino
OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 09- outoubre 2002 - N° 271