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Per un’estòria religiosa de l’Occitània/27 I
monaci guerrieri |
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Su questo incredibile ordine di monaci guerrieri tante parole sono state dette. Chi erano questi uomini ufficialmente casti e poveri, in realtà appartenenti ad un ordine fra i più ricchi e potenti mai esistiti? Monaci con la spada al fianco, una novità assoluta nelle cultura occidentale.
Hugo de Paganis, detto Hugue de Payens o Payns, nato in Francia da genitori italiani, e Godefrido de Sancto Audenardo, meglio conosciuto come Geodfroy de Saint’Omer, nobili, ex crociati con Goffredo di Buglione, invece di ritornare in Francia decisero di rimanere in Terrasanta, in remissione delle loro colpe, e di operare per proteggere i pellegrini che si recavano a Gerusalemme. Da due divennero presto molti di più, e dopo la morte di Goffredo di Buglione, nel 1118, giurarono di dedicarsi al servizio di Cristo (se tradere servitio Christi) secondo l’uso canonico (more canonico) e di custodire le comuni vie di pellegrinaggio (stratas publicas custodire). Il successore di Goffredo di Buglione nel regno di “Outremer” (Gerusalemme), Baldovino II, assegnò loro un alloggio nei locali sorti sulle rovine dell’antico Tempio di re Salomone. Da qui venne il nome di Cavalieri del Tempio.
Nel 1128 erano in nove, con una truppa di circa trecento volontari, sei di loro si recarono da Gerusalemme a Troyes ove, nel Concilio indetto da papa Onorio II, esposero i loro principi e i loro scopi. Il Concilio approvò l’Ordine, ed incaricò Bernardo di Chiaravalle, che già abbiamo incontrato nella sua dura opposizione ai Catari di Linguadoca, di dare a quei “poveri soldati di Cristo” una regola precisa. Dapprima la regola , ricalcata su quella Benedettina, e più tardi su quella nuova dei Cistercensi, si compose di 72 articoli, che poi divennero ben 686. Tre erano i voti solenni: povertà, castità, obbedienza. Non potevano insomma possedere nulla se non le armi l’abito ed il cavallo, ma quest’ultimo poteva o doveva, se necessario, essere condiviso con altri. Non è pertanto casuale che nel loro primo sigillo i Templari siano rappresentati in coppia a cavalcioni di un unico cavallo. Ricevettero da papa Onorio il mantello bianco e più tardi, da Eugenio IV, la croce rossa da ricamare sulla spalla sinistra del mantello. Il loro motto fu tratto da un versetto dei salmi: “non nobis, domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam” (1). Con uno stratagemma si ovviava al fatto che gli uomini di Chiesa, allora, avevano la proibizione assoluta di partecipare a qualsiasi fatto violento. Bernardo riuscì con astuzia e grandi capacità a giustificare l’esistenza, se non addirittura la necessità di quest’ordine guerriero, teorizzandolo come strumento di Dio sulla terra. I Templari non dovevano odiare il nemico, tantomeno cercare e perseguire la vendetta, ma in nome di Dio risultarono spesso spietati, combattenti feroci e senza scrupoli e, qualche volta, dediti al saccheggio. Proprio per la loro presenza in Terrasanta vennero a contatto con culture diverse, l’Islam e soprattutto le sue sette, come gli Ismaeliti, l’Ebraismo, le sette gnostiche, e questo li portò successivamente ad essere oggetto di pesanti accuse di eresia.
Nel giro di pochi anni, dal Concilio di Troyes in poi, l’Europa cattolica assicurò ai Templari un consenso forte e quasi universale. Lo stesso re di Aragona, Alfonso I, creò un notevole imbarazzo destinando loro in eredità un terzo del proprio regno. L’ordine ricevette in lascito migliaia di proprietà terriere, grandi e piccole, in Inghilterra, Francia, Spagna e si dovette pertanto mettere a punto una nuova organizzazione in grado di gestire queste vaste ricchezze. La gran quantità di privilegi acquisiti in breve tempo lo pose al di fuori di ogni controllo al di là di quello del pontefice, e ciò non fece che accrescere invidie e rancori.
Per le necessità di addestramento, amministrazione, e, non ultimo, per la difesa dei viandanti, furono edificate un gran numero di “magioni templari” in tutta Europa. Nella nostra zona possiamo ricordare le presenza dell’ordine a Valmala, in Val Varaita, in Val Vermenagna, ove sorgeva un ospizio nei pressi del Colle di Tenda, ed è probabile la loro presenza nei pressi di Staffarda, poco dopo la fondazione dell’Abbazia, nel 1135, ove è documentato comunque il loro passaggio a seguito di monache e pellegrini diretti a Rifreddo e Revello. Cavaller-maggiore e Murello furono loro sedi in pianura.
Proprio per l’estremo potere assunto dall’Ordine nel corso del tempo, lo stesso papato cominciò a sospettare della sua effettiva lealtà. Le prime accuse di eresia, ovviamente ben pilotate, vennero a causa del sincretismo religioso che l’ordine assunse, come già abbiamo detto, proprio per i contatti con altre culture. Furono chiaramente appoggiate dal re di Francia Filippo il Bello ai tempi dell’elezione al papato di Clemente V. Le rivelazioni di alcuni ex appartenenti all’Ordine, chiaramente non del tutto spontanee, portarono all’arresto di un gran numero di cavalieri nel 1307. Le motivazioni non potevano che essere di tipo dottrinale, anche perché il regno di Francia era fortemente indebitato con l’Ordine. Quattro furono le accuse principali: iniziazione segreta, con conseguente negazione di Cristo, eresia, sostituzione dell’immagine di Dio con quella di un idolo - il Bafomet - e in ultimo il delitto di omosessualità. Agli arresti seguirono interrogatori, torture, e ovviamente confessioni più o meno forzate, ma fece comunque scalpore l’uso della violenza da parte degli inquisitori, al punto che papa Clemente V avocò a sé il proseguimento dell’inchiesta. Ma nel Concilio del 1311, con la bolla “Vox Clamantis”, con grande rammarico e dolore, come scrisse, abolì l’Ordine del Tempio e tutte le relative istituzioni. A seguito di ciò, il Gran Maestro dell’Ordine Jaques de Molay e i suoi collaboratori ritrattarono le confessioni rese sotto tortura, e per questo fatto, considerati recidivi, vennero automaticamente condannati alla pena capitale. Il 18 Marzo 1314 affrontarono, con estrema dignità, il rogo ap-prontato su di un isolotto della Senna a Parigi(3). Fu la fine ufficiale dell’Ordine e l’inizio di un nuovo periodo per la Chiesa.
Paolo Secco tlvsec@tin.it
OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 08- setembre 2002 - N° 270