O l’ETA o la via democratica all’autodeterminazione

Ha suscitato particolare clamore, ben oltre i confini di Euzkadi, la decisione del giudice spagnolo Baltasar Garzon di sospendere per tre anni ogni attività del partito indipendentista basco Herri Batasuna.

Non c’è alcun dubbio che Herri Batasuna sia da sempre il lato politico e istituzionale dell’ETA; è però altrettanto evidente che, pur con risultati elettorali inferiori al passato, questo partito rappresenta una parte non indifferente dell’elettorato basco, che così dimostra di appoggiare il percorso “militare” verso l’indipendenza nazionale.

Herri Batasuna è fortemente radicata nel tessuto sociale di buona parte del Paese Basco e la decisione del giudice Garzon, ispirata dal Governo  Aznar e resa possibile da una recente legge votata dal Parlamento spagnolo, lungi dal facilitare la composizione politica del problema basco, getta benzina sul fuoco e rende probabile una forte ripresa del terrorismo dell’ETA.

E’ di questi giorni la dura presa di posizione del Governo di Euzkadi che ha rigettato la decisione del giudice e ha addirittura richiesto provocatoriamente l’incriminazione dello stesso per la violazione della costituzione spagnola.

E’ ben evidente che la decisione del Governo basco, più che un sostegno ad Herri Batasuna, è il tentativo di reagire ad una decisione pericolosa da parte di Madrid e di gestire democraticamente la rottura politica provocata dal giudice Garzon. In altre parole è il tentativo di evitare una provocazione portata ad arte per sconfiggere il nazionalismo basco, puntando sulla repressione e sulle sue divisioni.

Quale sarà lo sbocco di questa situazione complessa  e delicata oggi è difficile dirlo; certo è che la situazione basca si avvia verso scenari irreali in questa Europa all’inizio del terzo millennio. Scenari che vedono certamente la responsabilità dei partiti spagnoli, ma che l’ETA ha cercato con una pervicacia degna di miglior causa.

L’ETA che, con l’attentato a Carrero Blanco, fu all’origine della caduta del franchismo, non ha poi saputo accettare la via democratica verso l’autogoverno della regione Basca. Non ha accettato una costituzione spagnola tra le più avanzate al mondo in materia di riconoscimento delle minoranze nazionali; non ha accettato un’autonomia basca piena di contenuti importanti; non ha accettato un quadro politico europeo e quindi la costruzione di un rapporto democratico con le altre nazionalità minoritarie dentro e fuori la penisola iberica. Tenendo alta la tensione politica e militare ha certamente legato a sé una parte del nazionalismo basco, ma, anno dopo anno, ha perso consensi e dimostrato di essere incapace, anche attraverso la sua espressione politica, ad adattarsi ad un normale confronto democratico ed a misurarsi sul terreno, certamente poco rivoluzionario, della gestione del potere.

Fatta astrazione di tutta la mitologia rivoluzionaria, l’ETA ha percorso la via militare ben consapevole di voler evitare la gestione del potere nei paesi baschi, non volendo sporcarsi le mani, misurandosi sul freddo terreno della capacità di governo. Per far questo ha dovuto tener alta la tensione sprofondando Euzkadi e l’intera penisola iberica in un terrorismo sempre più incomprensibile e sempre più privo di consensi, sperando di innescare la spirale della repressione.

Per questi motivi abbiamo la sensazione che la messa al bando di Herri Batasuna sia un gioco di sponda di Madrid con questa strategia folle; un gioco che, più che il terrorismo, mira a mettere in difficoltà il nazionalismo democratico basco e le importanti conquiste che questo ha saputo gestire in tutti questi anni.

Dino Matteodo

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 08- setembre 2002 - N° 270