Non bastavano il
crescente muscolarismo del nazionalismo tricolore e la volontà di costituzionalizzare
lo status di ufficialità della sola lingua italiana. Per le minoranze linguistiche
storiche nello stato italiano c’è un nuovo motivo di seria preoccupazione, rappresentato
da un’iniziativa promossa dal Ministero dell’Interno.
Nel mese scorso,
su indicazione del Ministero, le Prefetture di tutte le zone abitate dalle comunità
alloglotte riconosciute dalla Legge 482 del 1999 hanno inviato ai sindaci dei
comuni interessati una richiesta di informazioni volta a quantificare la “rilevanza
dei parlanti la lingua minoritaria”. In particolare si invitavano i primi cittadini
ad indicare la “denominazione della minoranza linguistica” presente nel territorio,
la “denominazione del Comune e di eventuali frazioni” e il “numero dei parlanti
la lingua minoritaria”, precisando a tal proposito che “il dato, che dovrà essere
il più possibile rispondente alla realtà, potrà rivestire carattere indicativo
– stima”. Se diversi amministratori, compresi quelli delle Valli Occitane, hanno
accolto con un certo stupore quello che si configurava come un “censimento linguistico”
effettuato via fax, alcune organizzazioni espressioni delle minoranze linguistiche
storiche hanno visto in esso un potenziale pericolo per la messa in atto delle
azioni di tutela previste dalla Legge 482 e dal suo regolamento di attuazione.
E’ questo il caso
del Comitât /Odbor/Ko-mitat/Comitato 482, costituito da gruppi e associazioni
delle comunità linguistiche friulana, slovena e germanofona del Friuli proprio
per promuovere la corretta applicazione della Legge. Il Comitato ha preparato
un documento sulla questione – dall’eloquente titolo “No al censimento delle
minoranze” – e una sua delegazione lo ha presentato ufficialmente al capo di
gabinetto della Prefettura di Udine lo scorso 6 giugno.
“Siamo contrari
a questa iniziativa per più ragioni”, spiega il portavoce del Comitato, Carli
Pup, che sottolinea: “Non sono chiare le motivazioni che hanno spinto il Ministero
dell’Interno a promuovere questa strana inchiesta. Se l’obiettivo è conoscere
il numero di coloro che parlano le lingue minorizzata, questa indagine è sia
inadeguata, in quanto dipende solo dall’opinione personale di un sindaco e non
è il risultato di una ricerca statistica, sia inutile, perché il Ministero già
possiede dei dati al riguardo”.
Le medesime preoccupazioni
sono emerse anche altrove, ad e esempio in Sardegna. Per Diegu Corraine, che
opera nella promozione della lingua sarda non solo come studioso e insegnante
ma anche come editore, “si tratta di qualcosa di negativo per le minoranze:
non è un vero censimento, non è oggettivo, è inutile e può essere pericoloso
a causa dell’ambiguità dei dati raccolti, che in questo possano essere utilizzati
contro le stesse lingue e comunità”. Lo conferma Pasquale Mereu, il sindaco
di Orgosolo, che si è trovato a dover rispondere alla richiesta di dati formulata
dalla Prefettura di Nuoro. “Quando abbiamo ricevuto questa lettera – racconta
- non siamo riusciti a capirne la finalità. Il personale della Prefettura ci
ha sollecitato a rispondere, dicendo che era necessario per ricevere i finanziamenti
per la lingua”. “Alla fine abbiamo risposto, anche perché per fortuna a Orgosolo
tutti parlano il sardo, c’è una forte coscienza linguistica e non ci sono stati
problemi nel dichiarare che la popolazione del nostro comune fa parte al 100%
della minoranza linguistica sarda”.
Oltre che nel metodo
– la “stima” soggettiva effettuata dai sindaci – la “richiesta dei dati sulla
rilevanza dei parlanti appartenenti alle minoranze linguistiche storiche” è
discutibile anche nel merito, dato che a domande come quelle formulate è facile
rispondere in maniera altrettanto generica, superficiale e contraddittoria.
Come spiega Carli Pup, “La richiesta del Ministero non è chiara e ci sono diversi
criteri per interpretarla: ci si riferisce solo a chi usa correntemente la lingua
o anche a quanti ne hanno una conoscenza solo passiva oppure a coloro che, proprio
perché non la conoscono o non la usano, vorrebbero apprenderla? Per fortuna
la Legge 482 ha già superato questi interrogativi prescrivendo la delimitazione,
con delibera dei rispettivi Consigli provinciali, dei territori interessanti
dall’azione di tutela delle lingue”.
Per questa ragione
il Comitato 482 esprime “la propria contrarietà a qualsiasi censimento, sia
pure condotto con criteri più adeguati”, rileva che “la delimitazione del territorio
non ha bisogno di censimenti”, ribadisce “il giudizio negativo sulla forma e
sulla sostanza dell’indagine condotta” ed invita le autorità competenti “a non
tenerne conto, interpretando invece correttamente la lettera e lo spirito della
Legge 482 del 1999”.
Marco
Stolfo
OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 06- junh 2002 - N° 268