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Per un’estòria religiosa de l’Occitània/25 Le
Sante Marie, evangelizzatrici delle terre d’Oc |
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La navicella senza
vele e senza remi che, secondo la tradizione, trasportava le Tre Marie, terminò
il suo viaggio fortunoso approdando sulle paludose rive della Camargue, presso
quella che oggi si chiama appunto Saintes
Maries de la Mer. Le future Sante, che si erano affidate a quella fragile imbarcazione
per sfuggire alle persecuzioni scatenate contro i primi cristiani in Giudea,
nel 44 d.C., erano, oltre a Marta, Maria di Magdala (Maddalena), Maria Elena
Salomè e Maria Iacopa o di Giacobbe ( o di Cleofa), presunta sorella della Madonna;
erano presenti inoltre Massimino e Lazzaro. Si inserisce qui una tradizione
altrettanto antica di cultura gitana, che associa alle Tre Marie la presenza dell’ancella
Sara, santa protettrice delle genti
gitane, che all’ultimo si aggiunse alla compagnia quando la barca era già in
partenza, raggiungendola camminando sulle acque su di un mantello a lei gettato
dall’imbarcazione. Da questa credenza deriva la tradizione di festeggiare le
feste gitane a Saintes Maries de la Mer (1).
Maria Maddalena
morì nel 63 d.C., all’età di sessant’anni, in quella che oggi è St. Baume, in Provenza, molto lontano dal luogo ove Gesù,
suo possibile marito, aveva trovato la morte (2). Di lei e della sua discendenza
ci parlarono dettagliatamente dapprima l’arcivescovo di Magonza Maar (“La vita
di Maria Maddalena”) attorno ai primi anni del IX secolo, rifacendosi a più
antiche tradizioni, e più tardi Iacopo da Varagine (Varazze), arcivescovo di
Genova, ne “La Legenda di Santa Maria Maddalena” (1250 circa) e nella “Legenda
Aurea”, scritto coevo. Del testo dell’arcivescovo
tedesco approfittò 450 anni dopo il re di Francia Luigi XI per ribadire la posizione
dinastica della Maddalena nella stirpe reale francese. La Legenda Aurea invece
è una raccolta di cronache ecclesiastiche narranti le vite di molti santi ed
era letta regolarmente in pubblico nei monasteri e nelle chiese. In un passo
l’opera parla appunto di Santa Marta di Betania e di sua sorella Maria, la Maddalena.
Così cita il testo: “Santa Marta ospite del Signore Gesù Cristo, era di famiglia
reale. Suo padre Siro e la madre Eucaria
la lasciarono erede con sua sorella Maria
di tre proprietà, o torri: il castello di Betania, di Magdala e di una parte
di Gerusalemme. Dopo l’ascensione di nostro Signore, lei, suo fratello Lazzaro,
sua sorella Maria, con Massimo, si imbarcarono su una nave che li portò sani
e salvi a Marsiglia, da lì si recarono nella zona di Aix, ove convertirono gli
abitanti alla fede”. Il nome Maddalena
o Magdala deriva infatti dal sostantivo ebraico “migdal”, ovvero torre(3).
I primi testi cristiani
descrivono l’apostola, se così si può chiamare, come dotata di una percezione
e sensibilità maggiori di quelle di Pietro, Maddalena era la sposa diletta che
unse Gesù al Sacro Matrimonio (hieros gamos) a Betania. Ignorando tutto ciò
la Chiesa Romana decise in seguito di screditarla, nel tentativo di esaltare
la figura di Maria, madre di Gesù. A tal scopo si servì degli ambigui commenti
nel Nuovo Testamento che descrivevano originariamente la Maddalena come nubile
e peccatrice. I vescovi decisero che una peccatrice (ovvero in attesa di purificazione) dovesse
necessariamente essere una prostituta, e di qui a tutta la tradizione cattolica
successiva il passo è breve.
La chiesa a Rennes
le Chateau fu consacrata a Maria Maddalena
nel 1059, e nel 1096, anno della prima crociata, ebbe inizio la costruzione
della basilica, sempre dedicata alla Maddalena, a Vézelay. Fu qui che San Francesco fondò i
Frati minori, poi Cappuccini, nel 1217, così come nel 1147 San Bernardo di Chiaravalle
vi aveva predicato la seconda crociata alla presenza del re di Francia. L’entusiasmo
per le crociate era in verità strettamente legato alla venerazione per la Santa Maddalena.
I Cistercensi, come i Domenicani e i Francescani poi, pur seguendo stili di
vita diversi tra loro, avevano infatti in comune l’enorme interesse per Maria
Maddalena. Nel redigere la Costituzione dell’Ordine dei Cavalieri Templari, nel 1128, San Bernardo menzionò
specificatamente il dovere per i cavalieri di tutelare la città di Betania,
ove sorgeva il presunto castello di Maria e Marta. E’ facile a questo punto
ipotizzare che le grandi cattedrali erette dai Cistercensi in tutta Europa,
dedicate tutte a “Notre-Dame”, fossero
in realtà non in onore della Maria madre di Gesù, quanto piuttosto della nostra
Maddalena.
Ma ritorniamo alla
nostra storia. Giunte sull’ospitale suolo provenzale, Maria Salomè e Maria di
Giacobbe si stabilirono in quel di St.
Maries de la Mer e si diedero a predicare il Vangelo, mentre i loro compagni si sparpagliarono per
tutta la regione. Marta risalì il Rodano
e a Tarascona si guadagnò l’eterna gratitudine della popolazione ammansendo
la Tarasca, orribile mostro fluviale che terrorizzava la regione. Massimino
evangelizzò gran parte della Provenza, fino alla capitale di allora, Aquae Sextiae,
l’attuale Aix, della quale divenne il primo vescovo, ed ebbe sepoltura in una
località isolata che da lui prese successivamente il nome di Saint Maximin.
Qui, attorno al 410–430 sorse il monastero omonimo, fondato da Giovanni Cassiano,
vero precursore dei Benedettini.
Maddalena si fermò
inizialmente a Marsiglia, l’allora Massilia,
porto di origine fenicia, poi di cultura greca ed infine conquistato
dai romani. Era questo il luogo ideale, proprio per la convivenza di più culture
religiose, ove
predicare le nuove dottrine cristiane.
Sembra che, con l’aiuto di Lazzaro, abbia
avuto un gran successo. Ma la sua storia non finisce qui: mentre Lazzaro si recava presso gli acquitrini dell’Etang de
Berre, la futura santa decise di trascorrere il resto della sua vita in solitudine
e penitenza, e si allontanò verso l’interno della regione, in direzione della
montagna più alta, ultimo limite verso terre ancora tutte da evangelizzare.
Trovò una grotta, e lì si fermò, fino alla morte. Il nome Sainte Baume, che
la località prese in seguito, deriva
appunto dal provenzale Santo Baumo, la Santa Grotta. Il luogo, a partire dal
V secolo divenne meta di frequenti pellegrinaggi, e vi si installarono i monaci
di San Cassiano.
Ma la montagna
era probabilmente considerata sacra già da tempi remoti, e una selva immensa
la ricopriva fino quasi alla sua sommità. Così la descrive Lucano nel I secolo
d.C. nelle sue “Pharsalia”. Le stesse truppe di Cesare, durante la conquista
delle Gallie, cercarono invano di addentrarsi in quei boschi per approvvigionarsi
di legname. Il culto della Maddalena in questa località, come del resto altrove,
fu probabilmente la continuazione di antichi culti precristiani, forse
riferiti alla “Grande Madre”, legati alla passata
presenza dei fenici, ed è la dimostrazione di come il cristianesimo ufficiale
sia riuscito ad inglobare usanze religiose
precedenti, trasformandole in proprie tradizioni.
Attorno alla grotta–santuario
i Benedettini, succeduti nell’XI secolo ai monaci di Cassiano, e i Domenicani
poi, seppero costruire un grandissimo interesse. La località venne visitata
nei secoli da quasi tutti i re di Francia e da molti papi, fino ai tempi dei
lumi e della Rivoluzione Francese, quando lo spirito fortemente laico dello
stato scoraggiò i pellegrinaggi. Dall’ottocento in poi, però, la Grotta venne
ripristinata al culto, ed ancora oggi è ambita meta di viandanti e fedeli.
Paolo
Secco
(1) In realtà il nome Sara sembra doversi attribuire
alla stessa Maria Elena Salomè, proprio come titolo onorifico in qualità di
sacerdotessa di un ordine religioso – misterico ad Efeso.
(2) I Vangeli Gnostici e gli Apocrifi parlano
di Gesù accennando al fatto che fosse sposato appunto con Maria Maddalena. Ciò
è stato chiaramente trascurato o addirittura volutamente occultato dalla chiesa
ufficiale, che, per ovvi motivi di opportunità politico religiosi, aveva preferito portare avanti la successione
apostolica, e quindi la propria legittimazione, a scapito chiaramente della
presunta vera discendenza messianica.
(3) Il
fatto che le tre sorelle possedessero tre castelli o torri è in verità un po’
fuorviante, in quanto molti studiosi interpretano il nome Maria non come un
qualsiasi nome proprio, ma come variante di Myriam, titolo attribuito in alcune
sette ebraiche dell’epoca (Esseni, Terapeuti) a delle sacerdotesse. Le Myriam
partecipavano ad un ministero formale all’interno di queste comunità ascetico-spirituali:
il loro compito era la guida delle donne, ed il possesso di tre torri, o proprietà,
potrebbe simbolicamente rappresentare il raggiungimento da parte loro della
conoscenza, o almeno di tre gradi di iniziazione.
Allo stesso modo il termine ““sorelle” potrebbe riferirsi ad una parità
gerarchica all’interno della comunità. Alle Myriam o Marie non era permesso
possedere nulla, l’eredità comune pertanto potrebbe rappresentare la condizione di sacerdotesse, carica che si
tramandava per via ereditaria.
OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 3- mars 2002 - N° 265