L'acqua è una risorsa, ma per chi?
Fedele alla teoria
dei corsi e ricorsi storici si affaccia nuovamente sulla scena politica delle
Valli Occitane il problema dighe. Come sempre il problema investe principalmente
le Valli Maira e Stura, con le ormai leggendarie proposte di invasi su Macra-Stroppo
e Moiola.
Questa volta l’occasione
del rinnovato interesse è dato dalle procedure politico amministrative innescate
dalla Legge regionale 21 del 1999 che, di fatto, mediante una complessa procedura
di riordino delle competenze e delle funzioni dei consorzi di bonifica e dei
consorzi irrigui, dà a questi i soldi e la possibilità di progettare non solo
le reti distributive, ma anche gli invasi a e le captazioni a monte.
E’ così che l’agricoltura
posta ai piedi della montagna occitana si ritaglia un ruolo apparentemente importante
e smuove con rinnovato vigore forze politiche, amministrazioni locali e sindacati
agricoli, per attivare progetti, nella speranza di trasformarli in opere.
Dopo che per decenni
l’aspettativa di acqua della pianura ha portato allo scontro più o meno aperto
con i territori montani e le loro amministrazioni, oggi pare emergere la volontà
di dialogo, mediante il conferimento alle Comunità Montane, da parte dei consorzi,
delle deleghe ad operare. Questo emerge in Valle Maira, la valle in cui con
maggior enfasi il problema viene ora nuovamente dibattuto.
In effetti, al
di là delle parole, c’è da chiedersi se tutto ciò può portare a qualcosa di
concreto. Vi è di che dubitarne, almeno se il problema è posto solo dai consorzi
irrigui, per un uso agricolo della risorsa acqua. Il motivo è semplice: a fronte
di investimenti colossali in dighe e rifacimenti delle reti di distribuzione
l’impatto economico su un’agricoltura, come quella della pianura a noi circostante,
a basso valore aggiunto e caratterizzata da colture estensive eccedentarie non
può trovare altro che parole di incoraggiamento da parte dei politici e mille
condizioni poste dagli amministratori montani.
Un’agricoltura
in gran parte di zootecnia intensiva, di colture foraggere, di mais, ma anche
di frutticoltura, non giustifica investimenti del genere. La fine di Agenda
2000 nel 2006, nuovi accordi internazionali, per i quali il continente americano
ormai preme con sempre maggior vigore, la espongono ad una crisi in cui la carenza
idrica diventa il più piccolo dei problemi.
Altra cosa se le
dighe devono servire per l’uso idropotabile. Qui il valore aggiunto che si crea
è ben diverso e le Valli Occitane sono potenzialmente tutte una risorsa da sfruttare.
D’altra parte l’avvio a pieno regime della Legge Galli, ed il conseguente innesto
di consistenti capitali privati, rendono l’ipotesi verosimile, se non probabile.
Ma, nel caso, che spazio avrà l’uso irriguo dell’acqua delle Valli? Nessuno.
Allora la Legge
regionale 21/1999, da queste parti, non può essere altro che un ballon d’essai
per saggiare una volta di più la capacità reattiva del nostro territorio e,
magari, uno strumento per far pagare, con fondi agricoli, progetti ed opere,
per poi regalarle agli oligopoli che si spartiscono la risorsa idrica sulla
sete delle città, più che delle campagne.
Dino
Matteodo
OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 06- junh 2002 - N° 268