DA
OUVIR
L’Escabot, Fasem Festa, Viva Qui Sona, 2002, € 15
Non basterebbe
da sola la passione per fare un disco come “Fasem Festa”, non basterebbero la
pur grande voglia e tenacia di un gruppo di dilettanti (nel senso nobile, e
letterale, del termine), e neppure sarebbe sufficiente, come accade, conoscere
bene il repertorio popolare delle valli occitane di qua e di là delle Alpi.
Il primo volume della collana prodotta e curata da Sergio Berardo e Stefano
Degioanni è infatti un’opera di grande respiro ed estremamente efficace, costruita
con sapiente cura e interpretata con altrettanta generosità. L’Escabot è una
formazione corale attiva dal 1999 e qui, sotto la direzione di Fabrizio Simondi
(non solo tra i fondatori dell’esperienza Lou Dalfin, ma anche direttore del
Coro de la Cevito), dà il meglio di sé con un ricchissimo repertorio tradizionale
e con arrangiamenti e costruzioni vocali di alto livello. Tra i cantori ritroviamo
Paola Giordano (già con Charta de Mar, Compagnon Roulants ecc…), Alice e Paco
Conforti, Rossana Costa Giani, Daniela Dalmasso, Antonio Deidda, Piergiorgio
Sandroni, Federica Vacca, Bruno e il già citato Fabrizio Simondi. A parte la
relativa novità di un repertorio esclusivamente vocale, interpretato però con
una musicalità e una freschezza armonica inedite, “Fasem Festa” convince soprattutto
sul piano espressivo, a partire dalla meravigliosa opening track “Rigaudon dau
calinhaire”, passando per i drammi popolari di “A la ruàa de Rore”, per l’anthem
nizzardo di “Niça la Bella” della Rondelly, i noel di “Pastres de i nostas montanhas”
e “Anem Anem a Nosta Dama”, i canti valdesi di “L’armée espagnole dans nos vallées”
e quelli guasconi di “O bergera de la r’aiga” fino al passo obbligato di “Se
chanta”.
Una grande intensità
espressiva, un rigore musicale ineccepibile, un ascolto che richiede concentrazione
ed una vera e propria “lettura” per svelare i propri mille percorsi, le numerose
sfaccettature di un’opera che inaugura felicemente quella “collezione discografica
di musica tradizionale dedicata ai suoni, agli strumenti e alle voci della nostra
terra” che “Viva qui sona” vuole essere.
Andrea
Dani
Felmay/Alìe, 2002, € 15
Ennesima testimonianza
della grande serietà del percorso artistico dei Senhal, “La Cavalio” è un’opera
che trova nella propria estrema essenzialità e nel rigore espressivo ed interpretativo
una grande ricchezza. Quasi scarno nelle strutture strumentali, sin dal brano
di apertura che dà il titolo all’intero disco e ne segna il clima espressivo,
decisamente asciutto ed efficace nell’organizzazione sapiente del materiale,
degli arrangiamenti e dei contributi vocali, il nuovo disco della formazione
di Silvio Peron (organetto, semitoun e voce), Gianrenzo Dutto (organetto, armonica
a bocca, scacciapensieri, percussioni, voce) e Gabriele Ferrero (violino, mandolino,
percussioni, coro) non ricerca ennesime, forzate e improbabili variazioni sul
tema, e non esorcizza l’horror vacui di questi tempi con abbondanza di sproloquianti
ingredienti. Tutti i dodici brani si nutrono del grande equilibrio strumentale
del trio che, senza fretta alcuna, allinea il proprio repertorio tra interessanti
recuperi dal patrimonio popolare delle valli (courentas, rigodons, balets, chansons…),
sorprendenti riferimenti ad una tradizione strumentale tanto recente quanto
volentieri rimossa (quella assai poco “nobile” dei balli a palchetto) in “Baìo”,
ed un brano della tradizione degli esuli occitani del cosentino (Guardia Piemontese)
“La piov e la fai soulelh”. Tra gli altri brani l’occitano piemontesizzzato
di “L’avia ‘n jeu ‘d soque” tratto dal repertorio della collina bovesana, la
carnascialesca “Parisia coumanda” e “La reino Jano”.
Sono proprio l’essenzialità
degli arrangiamenti, la nitida naturalezza nell’uso degli strumenti, che evitano
esibizionismi ed inutili esasperazioni dinamiche ma perseguono una rigida aderenza
espressiva ai contenuti lirici, a fare di “La Cavalio” un’opera dalla sorprendente
energia e dalla grande libertà, scevra da falsi intellettualismi e da didascalismi
da folk club e dotata di una vitalità che solo una sincera passione per la ricerca
e l’invenzione nell’alveo del patrimonio popolare possono dare.
A.D.
Bagarre, 2002, € 13
La contaminazione
degli elementi linguistici, lirici e musicali dell’area occitana con i suoni
del sincretismo sonoro contemporaneo è sempre stato uno degli obiettivi cardine
del percorso artistico dei Gai Saber. “Electroch’Oc” giunge ad affrontare in
modo esplicito l’ossessione del campionamento, del groove elettronico e dell’universo
jungle, senza rinunciare al recupero di antiche parole trobadoriche (Jaufre
Raudel), del respiro lirico di poeti vecchi e nuovi d’Occitania (da Barba Tòni
Bodrìer a Bronzat), sempre con un approccio filologicamente il più possibile
corretto e rispettoso della materia d’origine.
La genesi ritmica
dei brani è radicata senza indugi nel mondo della scansione metrica d’oc, ma
è il vestito espressivo che si nutre ora della scuola di Bristol di fine anni
Novanta, ora della ricerca campionatoria dell’Europa post techno, ancora dei
miraggi mobyani d’ispirazione sintetica.
La verve del gruppo
mantiene i propri punti di forza, e la grande generosità strumentale evita i
rischi dell’affollamento grazie ad un uso attento e controllato degli ingredienti
sonori. L’operazione di reciproca decontestualizzazione avviene con risultati
convincenti e, senza dubbio, offre ai Gai Saber il miglior risultato della propria
carriera, soddisfazione accresciuta dal’originalità della propria proposta all’interno
della multiforme scena sonora d’Occitania (almeno del versante italiano). “La
dancarem pus”, “Sentiment embrolhat”, “Quora sarej jà luenh” alcuni dei migliori
tra i dieci episodi del disco.
A.D.
DA
LEZE
Antoine De Saint-Exupéry,
Ël pchi Prinsë, Ambou lou disen dl’oteur
Traduí da Giovanna Jayme, Wesakedition, Imprimerie Valdôtaine d’Aoste, 2001
Franco
Bronzat
Auba novèla, 2002, € 15
Una setmana ordinària…
Aquela d’un policier “de proximitat”, dins la periferia de Niça (ma polaria
èsser lo mesme dins la periferia d’una autra vila…). Es la vida d’un òme que
trucha chasque jorn la misèria de son quartier e fa çò que pòl, ambè lhi siei
paures mejans, per evitar que tot pilhe fuèc, que tot esclòpe d’un colp solet.
Es lo romans del quotidian d’aquel òme confrontat a la vida de chasque jorn
ambè lhi siei pichòts problemas qu’an una importança de l’autre monde per la
gent del quartier. E donc per lo policier. Una escrichura mincatant desconcertanta,
desconcertada coma lo paure diau que, malgrat ele, n’es l’eròi.
Lo romans policier
en niçard pòl èsser comandat a Auba Novèla, La-Roguiera–83143-Lo Vau, al cost
de 15 ¤ + 2 ¤ d’espesas postalas. Per mai d’inf. http://perso.libertysurf.fr/toscanoreinat
Rosella
Pellerino
OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 05- mai 2002 - N° 267