La lingua d’oc è una sola

Chiedendosi provocatoriamente, su un giornale locale della Valle Maira, se dovremo “morire occitani”, Simone Demaria, esponente della “Consulta Provenzale” ha rilanciato la tematica cosiddetta “provenzalista”.

La diffusione nelle scuole di un questionario sulle conoscenze linguistiche dei bambini e dei ragazzi e l’organizzazione di un convegno a Cuneo sono state le iniziative che hanno riproposto all’attenzione dei media la questione.  Alcuni giornali han-no dato un certo rilievo al convegno di Cuneo, ma hanno raccolto solo le informazioni dei comunicati stampa diffusi dalla Con-sulta, poiché non è emerso: che il Convegno ha visto la presenza di poco più di sessanta persone, compresi i numerosi relatori, che è stato in gran parte disertato dai politici la cui presenza era stata data per certa e che alcuni dei relatori hanno sollevato più di un dubbio sulla rivendicazione provenzalista.

In quanto al questionario il suo obiettivo non era certo quello di documentare qualcosa, ma di far parlare del problema, visto che in alcune scuole dove era stato diffuso non è stato neanche ritirato.

Tutto ciò, nell’intento dei promotori, dovrebbe servire a sensibilizzare la gente, ma soprattutto i politici, sulla necessità di inserire la “lingua provenzale” nella legge 482 e far pressione su province e Regione, per dare spazio al provenzale.

E’ questa una vecchia storia che periodicamente viene riproposta, con l’affermazione che l’occitano sarebbe una lingua astratta, inesistente, mentre invece il provenzale sarebbe la lingua parlata nelle Valli, anche se questa volta sembrano ac-contentarsi di veder riconosciuta la “lingua provenzale” accanto a quella occitana, quasi che si trattasse di due lingue diverse, entrambe parlate nelle Valli.

Emergono sempre i soliti argomenti: la falsa tesi che il termine “occitano” sarebbe stato introdotto da Fontan e dai “pericolosi nazionalisti” del MAO; l’esistenza di un supposto dialetto “provenzale alpino”, quando tutti i linguisti sanno bene che le parlate delle Valli, fatto salvo il caso del brigasco, appartengono ai dialetti nord occitani e non al provenzale o al linguadociano.

Si tratta di questioni sulle quali abbiamo più volte fatto chiarezza su questo giornale e che qui non vogliamo riprendere. Diciamo solo, come ha fatto Espaci Occitan rispondendo all’articolo di Demaria sul periodico della Valle Maira, che il termine occitano è storicamente e scientificamente corretto in quanto comprende tutte le parlate della lingua d’oc, è conosciuto sin dal me-dioevo, era utilizzato anche da Mistral e lo è ancora da molti felibres; ed è il termine di gran lunga più usato in tutte le Valli.

Oggi si deve partire dal fatto che esiste una legge che di tutto ciò ha preso atto e che come occitani ci definisce; non si po’ non tener conto che quasi tutti i comuni hanno aderito alla legge e si sono dichiarati di area occitana; non si può non vedere che sono ormai innumerevoli le iniziative economiche, culturali, amministrative che fanno espresso riferimento al dato occitano.

Non si può, infine, confondere la denominazione della lingua con la sua grafia, e cercare di far credere che l’uso di una grafia si sposi con il termine provenzale, mentre l’altra con il termine occitano. Questo giornale ha fatto da tempo la scelta di ospitare scritti nelle due grafie più usate, e a tale scelta si è mantenuto fedele.

Ma questi argomenti sembrano non interessare gli esponenti della Consulta provenzale, come non hanno mai interessato i “provenzalisti” nostrani. Di fronte all’affermarsi ovunque della questione occitana, costoro si sono sempre più arroccati sulle loro posizioni, cercando di tanto in tanto di smuovere i centri di potere e dare la sensazione che nelle Valli sul problema vi sia grande disaccordo.

Sinora ciò ha contribuito più che altro al loro isolamento; bisognerà, come sempre, operare affinché simili posizioni non si affermino e trovino proprio ora le sinergie con chi vorrebbe chiudere la questione occitana in un orticello fatto di mille dialetti orali, in procinto di morire, utilizzando in tal senso proprio la legge 482, magari opportunamente corretta e svuotata.

 

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 05- mai 2002 - N° 267