L. Rangoni,
La montagna nel paiolo
L’Arciere, Dronero 2001, 120 pag., 13 €
Dopo le abbuffate
natalizie e carnascialesche, ancora cucina con questa raccolta illustrata a
cura di Laura Rangoni dal sottotitolo “Le zuppe tradizionali”. Laureata in Lettere,
l’autrice “indaga il mondo della montagna in uno dei suoi aspetti più caratteristici:
le tradizioni culinarie”. “Il cibo del popolo della montagna era poco vario
e legato alla stagionalità dei prodotti della terra, caratterizzato da una produzione
tendente all’autoconsumo, e integrato, sempre seguendo il ritmo delle stagioni,
dalla raccolta occasionale di alimenti vegetali, di alimenti animali e dall’attività
venatoria”, scrive l’autrice nella prefazione: non solo ricette tradizionali,
quindi, ma un modo per conoscere maggiormente la vita quotidiana della gente
delle valli.
Rosella
Pellerino
L. Rangoni,
A tavola con i re. Storie, curiosità e misteri sabaudi
L’Arciere, Dronero 2000, 6.5 €
Della stessa autrice,
una raccolta di ricette ed aneddoti ambientati a corte: un volume complementare
al primo che permetterà di conoscere inedite implicazioni socio-gastronomiche
del Piemonte Settecentesco.
r.p.
S. Osella, Storia&Ricette
Editrice Esperienze, 2001, 80 pag., 9
Sull’esempio dei
più grandi chef nazionali, affida a un libro le proprie ricette anche Silvano
Osella, titolare del ristorante Fontana Blu di Boves e vice presidente dei cavalieri
di Aleramo, ordine legato all’arte culinaria. La raccolta di ricette della cucina
piemontese tradizionale, frutto di otto anni di ricerca in campo gastronomico,
«farà rivivere quelle sensazioni che erano “una volta” e vuole essere un contributo
per difendere e dare voce alla nostra storica cultura culinaria che purtroppo
non apprezziamo più perché una generazione ha corso, forse troppo, senza fermarsi
a studiare quest’arte».
r.p.
AA. VV., Il
cuoco piemontese
Artistica Savigliano, 2001, 420 pag., 26 €
AA.VV., La cuciniera
piemontese
Artistica Savigliano, 2001, 136 pag., 18 €
Non solo libri
da leggere, ma veri e propri oggetti da collezione le due ristampe anastatiche
di opere edite rispettivamente nel 1831 e 1834. Acquistabili abbinati o separati,
i volumi dalla veste grafica e dai materiali ricercati si avvalgono della prefazione
di Carlin Petrini dello Slow Food, che afferma: “Il cuoco piemontese e La cuciniera
piemontese erano nel 1831 e nel 1834, una coppia destinata a grande successo.
Certifica-vano l’importanza di una cucina professionale a quattro mani, maschili
e femminili, in cui le competenze acquisite dall’uomo nel corso di un tirocinio
nelle cucine di grandi case (la ristorazione è agli albori) potevano passare
ad esecutrici altrettanto raffinate ma meno avvezze a sostenere il peso di banchetti
di lusso. Questi due domestici sono designati piemontesi per sottolineare l’esistenza
di una impronta gastronomica originaria. Ho sempre difeso la storia della nostra
cucina, ed invito qui a leggerla per saperla, all’occasione, riconoscere”.
r.p.
E. Schena e
A. Ravera, Castagne per ogni stagione
Blu edizioni 2001, 64 pag., 6.20 €
Il sottotitolo
del volume, recita “Un ricettario completo creato intorno alla castagna per
l’intenditore attento ai prodotti genuini e naturali legati al ritmo delle stagioni
e al territorio”. Come la polenta, i ceci, i fagioli e altri cibi tradizionalmente
considerati poveri, la castagna, idealmente collegata alla vita modesta che
si conduceva sulle montagne, è stata per lungo tempo trascurata e snobbata.
Gli autori hanno voluto evitare che la cucina delle nostre nonne cadesse nell’oblio
e hanno raccolto una quarantina di ricette che utilizzano come ingrediente principale
questo frutto dell’autunno. Un modo per scoprire gusti e sapori perduti, ma
anche per recuperare una parte della nostra tradizione e quindi della nostra
storia.
r.p.
E. Schena e
A. Ravera, Patata sovrana
Blu edizioni 2001, 64 pag., 7.70 €
La rapida ma faticosa
diffusione della patata in Europa, la rivoluzione sulle mense, i pregi del tubero
e naturalmente 40 ricette, per un libro da leggere e da usare nell’ultima fatica
della più celebre coppia gastronomica del cuneese. Un volume che nobilita bòdi
e trifolas, arrivate nel nostro continente nel XVI secolo, ma coltivate e consumate
nelle valli solo a partire dal 1820 perché ritenute velenose e da quel momento
divenute basi dell’alimentazione contadina.
r.p.
Grande Dizionario
Italiano dell’Uso
a cura di Tullio De Mauro, Utet 2001.
Secondo un recente
studio, ben l’86% della lingua usata da Dante Alighieri è costituita da parole
che ciascuno di noi continua a usare ancor oggi nella vita di tutti i giorni.
Ma il futuro delle “parole antiche” non è roseo, perché la metà della lingua
oggi in uso è nata nel nostro secolo. Come stanno dunque le nostre lingue? C’è
ancora voglia di mantenere la propria identità linguistica, o tutte le favelle,
neolatine e non, sono destinate a diventare lingue minorizzate dall’inglese?
Chi teme la scomparsa della nostra lingua stia comunque tranquillo: su una massa
di oltre 60.000 vocaboli entrati in circolazione in Italia nel nostro secolo,
meno di 4.000 sono di origine inglese. Lo rivela il “Grande Dizionario Italiano
dell’Uso”, sei volumi più’ Cd Rom, curato da Tullio De Mauro.
r.p
GARDENIA, fiori,
piante, orti e giardini
mensile, ed. g. Mondadori, 3,60 €
Il numero di aprile
della rivista Gardenia dedica un ampio reportage illustrato alle vicende al
pastel (Isatis tinctoria), vegetale da cui si ricava il pigmento blu che nel
secoli XV e XVI fu all’origine del rinascimento tolosano e albigese. Intitolato
“Il signore del blu”, racconta le iniziative di una coppia belga-americana che
a Lectoure, in Guascogna, ha riportato in auge la coltivazione del pastel e
la tintura del blu in collaborazione con importanti couturiers.
La Reis, LA
CHARAMAIO MAI,
Sande 9 d’abril,
dins son país, Sant Damian en val Maira, la corala La Reis a presentat lo novèl
CD La charamaio mai. Après un chamin que vai anant já da dotze ans, polem dir
que dins aqueste CD se tròba una maturitat artística que salh dins un’identitat
clara e definia, testimoniança d’una memòria que vai al delai des memas originas
dal grop per arribar a l’istòria entiera de la val Maira.
Lo títol de l’òbra
es un omatge a la lenga d’òc, totjorn element fòrt dins la produccion de la
corala, e al meme temps, vòl èsser lo símbol dal respect e de la reconoissença
que lo grop a per un famós compositor e musicaire occitan, Masino Anghilante.
Da sa produccion es estaa pilhaa e interpretaa la chançon del 1962, La charamaio
mai, que duèrb e dona lo nom al novèl disc, mas trobem decò Vien devisà Marieto.
En occitan i a tanben Nissa la Bela de Menica Rondelli e Lo mes de mai (tradicional).
La reculhia es
lo resultat de l’impenh, de l’aplicacion e des nòvas experienças viscuas dins
lhi derriers ans. Ai tòcs en occitan, que son un element portant de l’òbra,
s’ajontion tèxts de la tradicion alpina, chants que se auçavon e se auçon encara
dins lhi òstes e dins las velhaas, chançons de la tradicion dal Natal piemontés
e d’autri tòcs d’autors, da De Marzi a Maiero, per fenir abo A Diosa en sard,
formidabla chançon d’amor e testimoniança e omatge a l’amistat que lïa La Reis
a la corala sarda de Ovodda.
Sensa desmentiar
que sas raiç esfonson dins l’estòria e lhi paisatges de la Val Maira, La Reis
a demostrat de saber eslarjar son asuèlh sie musical sie uman en se fasent estrument
d’eschambi d’emocions, mesan de comunicacion des nòstras tradicions e des nòstras
costumas, motiu d’orguelh per la comunitat tota e ben de valor artística da
exportar, protegir e valorizar.
Roberto
Bianco
IL GOTICO NELLE
ALPI
Trento, Castello del Buonconsiglio, dal 20 luglio al 20 ottobre 2002.
Prima dell’avvento
del turismo, le Alpi, a partire dalle fonti greche e romane, hanno evocato l’immagine
stereotipata di terra inospitale, piena di insidie, popolata di uomini incivili.
In realtà, le regioni alpine sono connotate da una millenaria tradizione di
attraversamento e interscambi. Con il gotico, uno dei periodi fondamentali della
storia dell’arte (1200-1450), emerge l’importanza delle Alpi come snodo culturale
fra nord e sud. Il “Gotico nelle Alpi” è il tema di una mostra internazionale
organizzata a Trento presso il Museo Castello del Buonconsiglio (www.buonconsiglio.it)
e il Museo Diocesano Tridentino. L’esposizione, visitabile dal 20 luglio al
20 ottobre 2002, nasce da una straordinaria testimonianza del gotico internazionale
conservata a Trento, il Ciclo dei Mesi, affrescato attorno al 1400 su commissione
del principe vescovo Giorgio di Liechtenstein in Torre Aquila, nel Castello
del Buonconsiglio. Il ciclo offre l’immagine della vita quotidiana sulle Alpi,
dal lavoro dei contadini nei campi, agli svaghi dei signori delle corti, intenti
alla caccia con i falchi, al gioco delle palle di neve nel mese di gennaio.
L’esposizione riunisce per la prima volta circa centosessanta testimonianze
artistiche del gotico, provenienti da tutto l’arco alpino, dalla Francia alla
Slovenia. Particolare attenzione è dedicata a quelle produzioni peculiari che
vennero profondamente influenzate ed ebbero ampia diffusione nelle regioni alpine,
come i Crocifissi dolorosi, le Schöne Madonnen (le belle Madonne) o i Fastentücher
(i veli quaresimali).
F.V.
DARE GIOIA È
UN MESTIERE DURO
Trent’anni più due di Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti. Caraglio,
Convento dei Cappuccini, dal 19 maggio all’8 settembre 2002.
La mostra, organizzata
dal CeSAC (Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee), documenta attraverso
le strabilianti marionette ideofore, le locandine degli spettacoli, gli oggetti
e le scenografie originali, l’attività del Teatro dei Sensibili, sicuramente
uno fra i più originali e importanti eventi teatrali italiani degli ultimi trent’anni.
Ideato da Guido
Ceronetti, scrittore, drammaturgo, marionettista, traduttore, cronista e elzevirista
dissacrante, figura centrale della nostra cultura contemporanea, il Teatro dei
Sensibili è stato un percorso artistico collettivo in cui attori, scenografi,
pittori di fama o sconosciuti hanno profuso anima e poesia dando vita all’unico
esempio di teatro povero in Italia.
Gli spettacoli
di marionette - definite ideofore - parte dall’idea di cogliere “il tragico
celato nella marionetta, emblema della libertà negata all’uomo da chi ne tiene
i fili”.
Dice ancora Ceronetti:
“le mie marionette non sono maschere ma grumi di vita nel tempo”; “Il mio teatrino
è un fiore sulle rovine capace di regalare tenerezza a queste città morte e
disperate”.
Federica
Emanuel
OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 04- april 2002 - N° 266