Un affascinante studio del dr. Peano dell’Ospedale di Cuneo
“La comunità mondiale
condivide la stessa fonte di vita: il sangue. Essa ha bisogno che ogni giorno
dei donatori generosi siano presenti all’appello perché il loro sangue è necessario
24 ore su 24, anno dopo anno…”
Queste parole fanno parte del discorso pronunciato
dal Direttore generale dell’OMS il 7 aprile 2000 in occasione della Giornata
mondiale della sanità e danno una chiara idea di quanto il sangue sia risorsa
preziosa ed insostituibile in campo medico. La pratica della trasfusione di
sangue, benché abbastanza recente nella storia della medicina (fu messa a punto
dagli americani dopo la seconda guerra mondiale, osservando che le perdite umane
erano ancora più gravi nei giorni successivi agli scontri bellici che sul campo
stesso a causa delle violente emorragie derivanti dalle ferite e fu perfezionata
durante la guerra di Corea) è diventata indispensabile sia nella cura delle
più gravi malattie ematologiche sia in campo chirurgico.
A Cuneo, presso
l’Ospedale Santa Croce ha sede il Servizio Immuno Trasfusio-nale (SIT); il Primario,
dr. Gianmichele Peano e tutti i suoi collaboratori svolgono da anni un lavoro
di sensibilizzazione sull’alto valore del dono del sangue rivolto soprattutto
agli studenti degli ultimi due anni delle superiori. I ragazzi possono recarsi
presso il SIT, dove ricevono in modo chiaro e comprensibile tutte le informazioni
riguardo alla donazione di sangue e sul significato profondo di questa scelta
altruistica. Inoltre vengono informati sulla possibilità di divenire donatori
di midollo osseo; molte gravi malattie ematologiche, infatti, possono essere
trattate con il trapianto di midollo. In questi casi è sempre difficile reperire
donatori compatibili con i pazienti se non esistono vincoli di parentela: avere
un elevato numero di donatori è condizione necessaria per aumentare questa possibilità.
Gli studi sulle
frequenze dei gruppi sanguigni e sul loro corredo genetico (aplotipi) sono indispensabili
per il calcolo teorico della probabilità di trovare all’interno di una particolare
popolazione un donatore compatibile con un paziente; il dr. Peano, con altri
medici del SIT, ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta sulla popolazione
di Cuneo e Valli Pesio, Vermenagna, Stura, Gesso, Grana e Maira rapportata ad
analoghi studi effettuati sulla popolazione italiana e francese: all’interno
del corredo genetico del sangue si sono prese in esame le frequenze degli aplotipi
HLA, A, B; DR. L’ aplotipo esteso più frequente in Provincia di Cuneo risulta
essere A29; B44; DR7 e l’analisi di questa frequenza ha messo in evidenza che
la popolazione cuneese si differenzia da altre popolazioni italiane mentre si
avvicina maggiormente alle popolazioni pirenaiche francesi e in particolare
a quelle di Aquitania, Midi Pyrenèes e Limousin.
Queste le interessanti
conclusioni dei ricercatori: “Potrebbe l’aplotipo A29; B44; DR7, che gli spagnoli
hanno definito come Western European, essere un aplotipo tipico delle popolazioni
della Linguadoca e Provenzali, cioè dell’Occitania?
L’Occitania è,
infatti una regione ben definita che comprende circa un terzo del territorio
francese, delimitata dal mediterraneo, dai Pirenei, dall’Oceano Atlan-tico,
dal Massiccio Centrale francese e che sconfina, sul versante italiano delle
Alpi, in 12 valli delle province di Cuneo, Torino, Imperia. Nelle valli del
Cuneese la cultura e la lingua occitana, una delle nove lingue romanze, sono
ancora radicate, così come sono ancora frequenti i contatti con gli occitani
francesi e dei Pirenei spagnoli (…) Altri aplotipi estesi cuneesi sono presenti
tra gli aplotipi più frequenti francesi e non nei primi 25 aplotipi più frequenti
italiani.
In conclusione,
lo studio effettuato conferma precedenti studi sulle frequenze geniche dei gruppi
sanguigni e indica come la popolazione del Cuneese appaia simile alle popolazioni
pirenaiche francesi e, più in generale, del Sud della Francia, terre in cui
fiorì la cultura occitana ed in cui resistono, soprattutto negli anziani , forme
derivate dall’antica lingua d’Oc.”
Dunque una sorta
di “sangue Occitano” e di continuità genetica dal cuneese fino all’Oceano Atlantico;
ipotesi affascinante e non priva di significati che vanno senz’altro al di là
del puro dato scientifico.
Tuttavia, la profonda
bellezza della biodiversità scompagina
le carte con una notizia bella e toccante; un donatore cuneese (e quindi di
sangue Occitano?) è risultato compatibile con un paziente di Seattle (Usa).
Federica Emanuel
OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 02- febrier 2002 - N° 264