DA LEZE
AA.VV., La via occitana-catalana, Ente Turismo Le Terre del Marchesato, 110 pag., Torino 2001
E’ il complemento cartaceo del sito Internet www.viaoccitanacatalana.org presentato nello scorso numero la guida in italiano e inglese che raccoglie i testi ed una selezione delle fotografie presenti in rete. In un centinaio di pagine gli autori del sito offrono la possibilità a chi ha minor dimestichezza con il computer o a chi si trova già in viaggio di compiere una visita virtuale o reale fra i maggiori monumenti di età romanico-gotica che caratterizzano il territorio in cui si parlano le lingue minoritarie occitano e catalano. Un vero e proprio vademecum di formato tascabile, a colori, che abbraccia Spagna, Francia e Italia.
Rosella Pellerino
AA.VV., "L’Alpe", "Terra d’asilo, terra di rifugio", n.5, Priuli e Verlucca, 144 pag., 10.10 E
Considera le Alpi non come terra da cui fuggire, bensì come terra di rifugio il quinto numero della rivista L’Alpe. Diretta da Enrico Camanni e già edita in francese dalla Glénat di Grenoble, la pubblicazione semestrale tocca temi che abbracciano l’intero arco alpino. Come sempre corredato da splendide immagini, diciannove rubriche dedicate a economia, artigianato, ambiente e una decina di interventi di autorevoli esperti, l’ultimo numero in edicola propone saggi e ricerche sul tema riassunto nel titolo. Si va da "Rifugio etnico" a "Rifugio della disobbedienza", da "Rifugio ascetico" e "Rifugio dei filosofi" a "Alpi: un rifugio per i Valdesi?".
Nella concomitanza della prossima Baía di Sampeyre, il consiglio è quello di rispolverare anche i "vecchi" numeri di questa giovanissima rivista nata alla fine del 1999: dopo aver affrontato nei numeri precedenti il tema della montagna Intorno all’anno 2000, il Bestiario alpino e le Donne di montagna, il numero 3 era interamente dedicato alle Feste d’inverno e proponeva anche un saggio (riportato alle pp. 5 e 6 del nostro giornale) sulla festa più antica del territorio occitano alpino a cura di Almerino de Angelis.
R.P.
AA.VV., "Cuneo Provincia Granda", Arciere, 6.50 E
Ancora una rivista, questa volta a tiratura locale, che quest’anno compie mezzo secolo. Fondata nel 1952 da Gino Giordanengo, il trimestrale diretto oggi da Graziano Lingua si presenta graficamente rinnovato e come sempre ricco di approfondimenti sulla cultura, la storia, la letteratura, l’arte e l’ambiente della provincia di Cuneo, con interventi corredati da belle fotografie. Stagione dopo stagione, la rivista mantiene quanto promesso dal direttore nel suo primo editoriale. "lavorare ad un obiettivo di fondo che è oggi più che mai urgente: non limitarsi a declinare al passato l’identità della Granda, raccontando solo la provincia di un tempo, bensì sforzarsi di parlare anche al presente e al futuro. La memoria è certo importante, ma la sua forza sta tutta nella potenza creativa che sa suscitare nella gestione del presente e nella progettazione del futuro. E’ importante quindi pensare alla nostra storia come un serbatoio di occasioni nuove, non semplicemente come una realtà morta da contemplare. E nella linea di quanto già la rivista ha fatto in questo mezzo secolo, intrecciarla con la valorizzazione turistica ed economica del territorio".
R.P.
AA.VV., "Pagine del Piemonte", Priuli e Verlucca, 8
Propone come sempre servizi giornalistici e fotografie di alta qualità il quadrimestrale della Priuli e Verlucca dedicato ad arte, cultura, informazione e turismo in Piemonte. La rivista che annovera fra i propri collaboratori firme quali Vattimo, Rigoni Stern, Rusconi, Ormezzano, ha dedicato ampio spazio alle tematiche occitane: dalle tradizioni musicali delle Alpi (aprile 97) al Maestro d’Elva (aprile 99), da Bardonecchia (luglio 97) al Forte di Fenestrelle (aprile 2000), dal teatro del peveragnese Vittorio Bersezio sino alle Olimpiadi in Val Susa (luglio-ottobre 2000). Un incentivo per ricercare, insieme all’ultimo numero in edicola, anche gli arretrati.
R.P.
LA BEIDANA, cultura e storia nelle valli valdesi, anno 17, n. 42, dicembre 2001.
L’ultimo numero della rivista della Società di Studi Valdesi è dedicato quasi interamente, con una serie di articoli assai documentati, alla "risorsa acqua", problema di grande attualità nella valli Chisone e Germanasca e in tutte le montagne occitane. Secondo la nota redazionale il problema è "urgente" e occorre "fare il possibile per informare la popolazione, denunciare abusi, sottolinearne i pericoli, sollecitare i controlli delle autorità preposte". Prosegue poi la rubrica "Come vivevano... come vivono", basata sul raffronto tra fotografie d’epoca (in questo caso della zona intorno a Perosa Argentina) e fotografie recenti scattate con le identiche inquadrature. Inutile dire che i luoghi sono, sovente, irriconoscibili. Infine Ines Pontet, raccogliendo la provocazione lanciata dall’articolo di Franco Ferraresi "Ma la val Pellice si sente occitana?", comparso su O.V. n. 255, propone alcune interessanti riflessioni e apre un dibattito che ci auguriamo possa proseguire sulle colonne del loro e del nostro giornale.
Diego Anghilante
Joseph Yacoub, AU-DELA’ DES MINORITÉ, Ed. de l’Atelier, Paris, 2000, 120 FF.
Joseph Yacoub, LES MINORITÉS DANS LE MONDE, ed. Desclée de Brouwer, 1998, pp. 980, 480 FF.
Di Joseph Yacoub, professore di scienze Politiche e di relazioni internazionali all’Università Cattolica di Lyon, O.V. ha pubblicato recentemente (n. 261) un articolo sulla composizione etnica dell’Afghanistan. Le sue ultime due opere analizzano l’emergere dell’idea di minoranza, le sue nozioni fondamentali, lo studio dei suoi teorici (tra i quali François Fontan) e quello che lui chiama il "minoricidio" contemporaneo. In effetti, secondo Yacoub, esistono attualmente nel mondo circa 7500 etnie e popoli minoritari e 6700 lingue, ma solamente 185 Stati membri dell’ONU. Esse riguardano più di un miliardo di persone, circa un sesto della popolazione mondiale, disseminate sui cinque continenti. Ma che cos’è una minoranza? Come definirla? Quali sono i suoi elementi costitutivi? Quale approccio teorico tenere a livello planetario?
Nel XXI secolo lo Stato-nazione che non sappia frazionarsi e moltiplicarsi, e dove cittadinanza e nazionalità si confondono a vantaggio dell’assimilazione, è in crisi ovunque. Da qui la necessità di uno Stato, secondo la definizione dell’autore, "autonomico", come alternativa politica e culturale al giacobinismo dominante e al dilagare delle ostilità tra gruppi etnici.
Di. A.
Viaggio mineralogico nella Alpi occidentali di Vitaliano Donati, a cura di Giuse Scalva, Editrice Compositori.
Il libro è la relazione inedita del viaggio mineralogico tra le Alpi occidentali, intrapreso dal botanico padovano alla metà del Settecento. L’opera, fra relazione e racconto, rappresenta il primo contributo dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sulla Montagna di Roma (INRM) alla letteratura di montagna, rispecchiando la vocazione dell’Istituto di dar vita a una serie di pubblicazioni che, accanto al rigore scientifico della ricerca, non tralascino gli aspetti più propriamente sociali e culturali.
Il Viaggio costituisce la storia inedita di una spedizione esplorativa che il re Carlo Emanuele III di Savoia, nell’estate del 1751, ordinò a Vitaliano Donati, direttore dell’Orto botanico di Torino. Nonostante la finalità di ricerca botanica, nelle intenzioni del sovrano la spedizione avrebbe dovuto rivestire un ruolo ben preciso di ricognizione del territorio, in parallelo a quello compiuto dal Di Robilant nell’Europa centrale. Così lo scienziato si sofferma dettagliatamente sulla qualità dei marmi e dei loro impieghi, fornisce precise annotazioni sulla provenienza dei materiali lapidei e nello stesso tempo descrive le attività produttive e le condizioni di vita delle comunità alpine del XVIII secolo.
Uno spaccato su gente, mestieri e risorse della montagna del tempo, annotate da un ricercatore attento. L’INRM ha voluto dare voce e rivalutare la figura di questo scienziato. Le sue osservazioni barometriche e telluriche, le collezioni mineralogiche, botaniche e zoologiche, insieme a quelle di monete, medaglie e iscrizioni dell’antichità, lo collocano a pieno titolo tra i primi viaggiatori scientifici moderni. Per informazioni: INRM, piazza dei Caprettari 70 – Roma, tel. 06/68309437, e-mail pellicori@inrm.it
Massimo Siviero, UN MISTERO OCCITANO PER IL COMMISSARIO ABRUZZESE, Editrice Claudiana, Torino, 2001, 240 pp., 13,00 E
Massimo Sivero, di professione giornalista, vive a Napoli ed è al suo terzo romanzo giallo. Le precedenti inchieste del commissario Abruzzese sono uscite presso Camunia (Il diavolo giallo) e presso Lo stagno incantato (Il terno di San Gennaro). Questo secondo titolo gli è valso il premio "Napoli in giallo" e il premio speciale "Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante".
Perché segnaliamo questo romanzo giallo?
"Un mistero occitano per il commissario Abruzzese" è una storia che si dipana tra i misteri di popoli e lingue diverse, sullo sfondo dello sterminio dei Valdesi in Calabria.
A Guardia Piemontese, enclave occitano-valdese in Calabria, distrutta per volere dell’Inquisizione nel 1561, un feroce delitto e altri strani episodi che fanno pensare a un rituale (la sparizione di un antico libro, la comparsa di oggetti dai molteplici significati, il ritrovamento di strofe e versi inquietanti in lingua occitana) tengono la gente nel terrore. Il capo della squadra mobile napoletana Gabriele Abruzzese, che si trova alle Terme Luigiane per curarsi è costretto a intervenire, mentre nessuno, Pubblico Ministero incluso che non ha esperienza di omicidi, riesce a sbrogliare il bandolo della matassa. La raccapricciante serie nera continua a Napoli, ex capitale dell’ex Viceregno, crocevia del Mediterraneo dove d’improvviso riaffiorano, devastanti, i fantasmi del passato.
E mentre tutti sono convinti che i delitti abbiano autori diversi, il commissario Abruzzese sospetta una matrice comune…
G.A.R.
OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 01- janvier 2002 - N° 263