Per un’estòria religiosa de l’Occitània/21

I Catari e il Graal
Leggende, suggestioni e inquietanti ideologie di una parte della storia occitana

 

In questo numero del giornale la rubrica di Paolo Secco ospita il contributo sulla religione catara di Franco Ferraresi.

Non vi sono prove alcune che il Catarismo sia stato, oltre che una manifestazione di religiosità eterodossa, alternativa cioè alla Chiesa di Roma, un fenomeno dai forti connotati esoterici per non dire magici. Anzi, i più noti studiosi del fenomeno, da Renè Nelli a Anne Brenon, hanno escluso che il più noto movimento cristiano e dualista medievale fosse legato a riti misterici o, come taluni affermano, a tradizioni druidiche o manichee legate al culto del sole.

La Chiesa Catara rappresentò esclusivamente una decisa sfida teologica al cattolicesimo, connotata al massimo da alcuni elementi tratti dalla corrente filosofica denominata "Gnosticismo".

Nondimeno, tra i cultori di questa "eresia".

L’ingegnere Fernand Niel, il quale collegò la disposizione e la struttura stessa del castello di Montségur ai movimenti solari e astrali e Dèodat Rochè che, oltre a fondare la "Sociètè du souvenir et des ètudes cathares", cercò per tutta la sua vita di trovare prove inconfutabili che legittimassero quelli che lui riteneva fossero stati i rapporti segreti tra Catari e Trovatori, tra Catari e Templari e, soprattutto, il segreto del Graal (la coppa in cui Cristo, secondo il mito, bevve nell’ultima cena ed in cui Giuseppe di Arimatea raccolse il suo sangue dopo la crocifissione), custodito, a detta di Rochè, in quel di Montségur.

Purtroppo a questi innocui sognatori di un catarismo magico, uomini che, a modo loro, hanno contribuito alla diffusione presso i profani di un fenomeno religioso così importante per l’Occitania e non solo, si sono affiancate figure assai più inquietanti, quali il tedesco Otto Rahn, ufficiale delle SS e membro di quella famigerata Società di Thule, organizzazione dalle forti connotazioni antisemite, della quale fecero parte importanti esponenti della destra sciovinista e ultranazionalista germanica come Rudolf Hess, il futuro delfino di Hitler, e che, a buona ragione, può essere considerata tra i principali movimenti ispiratori del partito nazionalsocialista.

Rahn scrisse alcuni testi dedicati al catarismo, cercando di trovare un nesso tra la tradizione germanica e il movimento dualista occitano, escludendo, per motivi puramente razziali, l’opinione corrente, secondo la quale il catarismo era una emanazione della spiritualità bogomila e quindi slava. Dopo avere girato in lungo e in largo il Paese d’Oc, egli si convinse che il Graal non era altro che un simbolo della tradizione celtica, germanica e quindi ariana, preso in prestito dal cristianesimo e stravolto da quest’ultimo in qualcosa di completamente diverso dall’originale mito pagano. Per Rahn i Catari furono addirittura i precursori di quell’evoluzionismo sociale e positivista tanto caro alle teorie hitleriane. Il testo principale di cui si serviva Otto Rahn per le sue ricerche era il "Parzival", un poema medievale composto da Wolfram Von Eschenbach, il quale sembra abbia attinto, per la propria composizione, al racconto di un certo Kyot il Provenzale, che si sarebbe ispirato alla leggenda del Graal contenuta in un antico libro pre-cristiano. Il Graal, secondo questi autori, non sarebbe altro che un simbolo, il ricordo di uno stato primordiale che venne perduto, uno "stato emblematico" il quale può benissimo incarnarsi in una coppa, uno scrigno o una pietra, ma che una volta ritrovato potrà contribuire alla rinascita di una nuova era, di un Nuovo Ordine imperiale.

Rahn era più che mai convinto che le relazioni fra la poesia trobadorica e la mistica catara avessero grandemente influenzato la spiritualità della Germania medievale e che l’amor cortese occitano e tedesco non poteva essere completamente compreso se non attraverso lo studio di un misticismo nato e sviluppatosi nella terra d’origine dei Celti e dei Germani, attraverso un filo diretto che da Montségur conduceva al castello del Parzival tedesco. Assertore di un forte legame tra Catarismo e Manichei-smo, quest’ultimo sì indogermanico, Otto Rahn era certo che la vera storia del Graal fosse arrivata in Germania dall’Occitania.

Le conclusioni a cui giunge il tedesco si possono così riassumere. Montségur è stato il tempio inviolabile del Graal, Esclarmonda di Foix sarebbe stata la guardiana del Graal, che, prima della caduta dell’ultima roccaforte catara, si sarebbe levata in volo sotto forma di colomba per raggiungere l’Asia, patria delle genti ariane, in attesa che i tempi fossero adatti per ricostruire quell’ordine assoluto che avrebbe riportato all’Europa un nuovo impero millenario.

Nel cercare legami tra opere letterarie, realtà storiche e leggende popolari, Rahn credette di identificare tanti e tali collegamenti con la tradizione ariana e germanica che il catarismo finì per venire pericolosamente annoverato, presso alcune società a sfondo magico-razzista, tra le fonti segrete del nazismo.

Le leggende sono una parte della nostra storia; talvolta hanno uno sfondo di verità e affascinano sempre, ma quando vengono manipolate per fini politici e, ancor peggio, razziali, allora possono diventare strumenti di teorie inquietanti e pericolose.

Fortunatamente, seri studiosi di quel formidabile movimento dualista che tanto ha rappresentato per l’Occitania, anche simbolicamente, stanno operando da parecchi anni affinché si restituisca al catarismo la profonda originalità, che lo caratterizzò come cristianesimo razionale ed antitetico ai dogmi papali e della Chiesa romana, e la grande spiritualità che lo pervase.

Franco Ferraresi

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 11- dezembre 2001 - N° 262