Al Parlamento Europeo
Nuova risoluzione per le lingue minoritarie
L’anno europeo delle lingue non è passato invano. E’ quello che viene da pensare alla luce dell’approvazione di una nuova Risoluzione del Parlamento europeo dedicata alla tutela delle lingue minoritarie. L’iter parlamentare si è concluso lo scorso 13 dicembre, quando ad ampia maggioranza l’aula di Strasburgo ha espresso il proprio consenso a favore di un testo definitivo, nel quale sono confluite ben cinque Proposte di risoluzione, presentate, rispettivamente, da Socialisti, Popolari, Liberalde-mocratici, Verdi-Alleanza libera europea e Comunisti. Il testo si richiama alle precedenti prese di posizione del Parlamento europeo in materia, dalle due Risoluzioni Arfè di 1981 e 1983 alla Risoluzione Killilea del 1994 e ribadisce che più di 40 milioni di cittadini degli Stati membri dell’Unione "utilizzano regolarmente una lingua regionale o minoritaria".
Il Parlamento europeo, "esprimendo soddisfazione" per la partecipazione all’Anno europeo delle lingue da parte delle comunità di minoranza, sollecita la Commissione a proporre misure concrete "per la promozione della diversità e dell’apprendimento delle lingue" e a presentare entro la fine del 2003 un programma pluriennale a favore del plurilinguismo, prevedendo fondi specifici per le lingue minoritarie, esortandola altresì a garantire un uso corretto ed efficace del milione di euro del bilancio 2002 destinato alla loro promozione. Il Parlamento europeo si rivolge anche al Consiglio, che invita a garantire l’applicazione dell’articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e a vigilare affinché gli Stati membri dell’Unione e quelli candidati a diventarlo mantengano una condotta coerente con esso. Nella risoluzione c’è anche un accenno agli Stati membri, invitati, se non lo hanno ancora fatto, a firmare e ratificare la Carta europea delle lingue minoritarie e regionali adottata dal Consiglio d’Europa quasi dieci anni fa.
Nel testo definitivo si vede, a partire dalla terminologia (si parla di "lingue regionali", "meno diffuse", "minoritarie" e talvolta anche di "dialetti"), quanto abbia inciso il compromesso tra le diverse Proposte presentate. Il Parlamento europeo dà l’impressione di "muoversi" più in nome di principi di pluralismo culturale che di democrazia linguistica. Per queste ragioni è condivisibile il parere espresso al riguardo dalla Presidente dell’Intergruppo per le lingue minoritarie, la laburista gallese Eluned Morgan, per la quale si tratta di "un documento valido, ma un po’ debole". In compenso si tratta di un nuovo segnale di quanto per una reale integrazione continentale sia importante la tutela e la promozione della diversità linguistica a tutto tondo.
Marco Stolfo
OUSITANIO VIVO - Anado XXIX - n° 01- janvier 2002 - N° 263