Intervista all'assessore regionale alla montagna, Roberto Vaglio
Non è la chiusura la nostra forza
Roberto Vaglio, ex leghista, dal 1995 ricopre la carica di Assessore alle Montagna nella giunta regionale di centro-destra. Alle ultime consultazioni è stato rieletto per la Casa delle Libertà nelle liste di Alleanza Nazionale.
Assessore Vaglio, non c'è una contraddizione tra il suo curriculum di autonomista e l'adesione ad A.N., tradizionalmente ostile alle minoranze linguistiche e a tutte le spinte che possano intaccare le "sacre frontiere"?
E' stata una scelta tattica dettata da motivi di visibilità. Ma in A.N. abbiamo avuto ampi spazi e un'autonomia pressochè totale. Sulle questioni delle minoranze e della montagna A.N. si è lasciata prendere per mano in un problematica che non conosceva.
Passiamo alla sua attività di Assessore alla Montagna. Quali i tempi e i finanziamenti previsti per i fondi europei di Agenda 2000?
Devo dire con una certa soddisfazione che la performance sui fondi europei 1995-2000 è stata altissima, con percentuali intorno al 95% delle risorse assegnate. Questo significa un'ottima capacità progettuale dei territori montani e un'imprenditoria in ripresa. Partiamo con il nuovo periodo di programmazione con forti disponibilità finanziarie provenienti dall'obiettivo 2 sull'asse 3, dal Piano per lo Sviluppo Rurale, dai LEADER e dall'INTERREG 3 Italia-Francia e Italia-Svizzera. Siamo partiti su tutti i fronti. Sui LEADER apriamo i bandi all'inizio del 2002. Su INTERREG i progetti possono essere presentati a partire dall'8 gennaio.
A proposito dell'INTER-REG sulle Alpi si parla di un'estensione alle zone non montane. Conferma?
C'è la possibilità di includere territori non montani, fermo restando la centralità delle zone montane. Mi spiego meglio: se le università di Torino e Grenoble presentano un progetto è ovvio che verrano finanziate, ma solo in quanto il progetto ha una ricaduta sul territorio montano. Non c'è pericolo di veder sottrarre risorse destinate ad esso. Anzi, diciamolo chiaramente: noi utilizziamo l'INTERREG, che è uno strumento eminentemente transfrontaliero, per la montagna. E' un po' una forzatura, ma ad oggi non esistono misure europee specifiche per la montagna.
Parlavamo di fondi europei. Il problema però è che le Comunità Montane che dovrebbero cofinanziare questi progetti sono prive di risorse...
Questo problema lo affronteremo nella Conferenza delle C.M. del Piemonte prevista qui a Torino il 15 dicembre. Io proporrò ai presidenti di utilizzare tutte le risorse disponibili del Fondo Regionale della Montagna non per finanziare nuovi progetti, ma # appunto per fornire alle C.M. le risorse per i cofinanziamenti. Gli ulteriori otto miliardi che abbiamo a disposizione per i Progetti Speciali Integrati andranno alle C.M. che utilizzano queste risorse. Sarà una considerevole moltiplicazione degli interventi previsti dall'Unione Europea.
Dopo tanti anni passati a lavorare con le C.M. del Piemonte e con quelle delle Valli Occitane, potrebbe stilare una graduatoria di merito?
Devo dire che le C.M. della provincia di Cuneo hanno una marcia in più, perchè tutte in generale hanno dimostrato di avere capacità progettuale, fantasia, abilità nell'interpretare le potenzialità del territorio. Dalla montagna cuneese arrivano veramente progetti d'eccellenza. Tra queste C.M. ognuna brilla poi per una realizzazione particolare: la C.M. dell'alta val Tanaro ha fatto uno splendido progetto di teleriscaldamento basato sull'utilizzo delle bio-masse. La C.M. val Maira ha presentato dei progetti che hanno avuto una grande ricaduta...
Ci sono però progetti legati all'utilizzo dell'acqua che suscitano forti polemiche, sulle quali il nostro giornale cerca di fornire un'informazione obiettiva. Non solo in val Maira, ma in val Chisone, in val Varaita...
Chi propone di non produrre più nuova energia è un cialtrone! Un paese come il nostro, grande importatore di energia elettrica dall'estero, non può permettersi simili ragionamenti. Per di più buona parte dell'energia che importiamo proviene dalle centrali atomiche francesi, situate proprio a ridosso della nostra frontiera. Non si può assolutamente chiudere la strada a nuove realizzazioni nel settore idroelettrico. Ci deve essere una seria valutazione dell'impatto ambientale, occorrono delle garanzie sul rilascio minimo e precise precauzioni, ma l'egoismo locale non può bloccare questa risorsa. Vedo troppe polemiche originate dalla mera difesa di piccoli interessi locali, gli interessi sovente dei proprietari, nemmeno dei residenti. Su queste si innestano le proteste ecologiste, che però al momento non mi hanno ancora convinto...
Quelle però non può negare che siano in buona fede.
Ma costoro mi devono spiegare... L'idroelettrico non va bene, l'energia da bio-masse non va bene, il nucleare ovviamente non va bene... Quali alternative propongono? Non si può fare la crociata contro tutto quello che è nuovo. Occorrono progetti seri per dare a questi territori gli strumenti per un rilancio socio-economico, e l'energia è una delle principali risorse per questo rilancio. Se vogliamo ingessare tutto, allora paghiamo il traslocco a quelli che vogliono andare via dalla montagna, trasferiamo tutto in pianura, e poi viva il wilderness! Ma questa non è la soluzione per la quale mi sto battendo.
Le CM del territorio occitano in questi anni hanno intessuto una fitta rete di rapporti e di progetti. Ma secondo alcuni c'è un nuovo centralismo, non più da Roma, ma da Torino e dalle provincie, al quale questa alleanza dà fastidio. Insomma i "poteri forti" preferirebbero dialogare con un territorio frammentato e quindi debole.
Se cominciamo con la paranoia del centralismo, allora al centralismo romano si sostituisce quello torinese, a questo quello cuneese e cos" via. Per quanto riguarda la collaborazione delle C.M. dell'area occitana considero un fatto positivo trasformare dei fattori culturali e identitari in strumenti per lo sviluppo.
Ma fino a che punto questa collaborazione tra i vertici delle C.M. trova riscontro nella popolazione locale, per esempio in occasione delle consultazioni elettorali? Non credo giusto fare delle forzature creando, come alcuni propongono, dei collegi elettorali "blindati" riservati alla montagna, anche accorpando zone non omogenee. Noi dobbiamo invece fare un'operazione di "colonizzazione all'inverso" da parte della montagna verso la bassa valle e le città pedemontane.
Ma a proposito della revisione dello Statuto Regionale ci sono interessanti proposte non solo per il riconoscimento delle minoranze linguistiche occitana, franco-provenzale e walser, ma anche appunto per permettere a questi territori di acquistare un peso politico grazie a collegi elettorali basati sull'omogeneità culturale.
E' una proposta che mi proccupa, perch significa chiudere ancora di più queste aree nella marginalità, renderle impermeabili a qualsiasi fenomeno di osmosi culturale. Non possiamo per esempio pensare di "chiudere" la valle Maira a san Damiano perchè quelli di Dronero non sono abbastanza "montani" per determinare certi flussi, o di chiudere la valle Susa a Gravere...
Ma la situazione attuale vede invece queste valli "annullate" in collegi elettorali dominati dalle città di pianura!
Questo riguarda i Collegi camerali, sulle cui perversioni siamo tutti d'accordo. Ma il ragionamento generale è: non è giusto chiudersi. E' sbagliato creare dei "fascioni" di montagna. L'altro giorno un amministratore di montagna, uno che conosco da una vita, mi diceva: "adesso facciamo l'Unione delle Valli Alpine". Ottima idea, dico io, che dimostra che l'esperienza non serve a niente. Pensi ai vani tentativi dell'Union Valdotaine di cercare voti nella montagna del Piemonte. Non è la chiusura la nostra forza: è la permeazione, la riappropriazione di zone pedemontane dove non siamo stati capaci di imporre il riconoscimento della nostra cultura. Perchè il movimento occitanista è riuscito a portare a casa dei risultati? Perch non si è chiuso, ma è "sceso a valle"! Se l'identità occitana sta diventando un patrimonio anche di chi non vive in montagna, non vedo perchè noi viceversa dobbiamo andare a creare delle riserve indiane.
Rimane la constatazione oggettiva di una montagna debolissima sul piano demografico e quindi elettorale...
E di una classe dirigente che le manca! Allora fare le riserve indiane per garantire ad una classe dirigente di poco valore una possibilità di affermazione mi dà fastidio! Io prendo i voti della montagna, ma devo anche andare dalla gente di pianura a spiegarle che esiste una montagna, o dai miei colleghi a spiegare che destinare 36 miliardi di risorse regionali alla montagna è un fatto di buon senso, non una questione di clientele.
Nelle nostre valli ci sono oramai comuni con 10 o 15 residenti effettivi, con 50 o 60 elettori, con amministratori che provengono da altri comuni. C'è oramai un problema di funzionamento dei meccanismi democratici. In questa situazione cosa possiamo rispondere a chi propone accorpamenti, almeno tra comuni confinanti?
Penso che non c'è nessuno che ha il diritto di imporre simili accorpamenti. Questa è una maturità che deve arrivare dal territorio. I consorzi tra comuni sono una risposta a questi problemi: una volta che i servizi sono comuni, la fusione non è più indispensabile. E la presenza di un sindaco e di amministratori permette un continuo monitoraggio del territorio.
Olimpiadi 2006: occasione di crescita o nuovi disastri per il territorio montano? Si sente parlare di un versante della val Chisone scavato per il trampolino del salto, il tutto in cemento armato...
Non entriamo nello specifico dei progetti, perchè a ogni progetto, come sappiamo, corrisponde oramai una reazione uguale e contraria da parte di certi "benpensanti". Diciamo che le Olimpiadi sono un'occasione. Un'occasione che è facile perdere, perchè c'è la possibilità che si trasformino in un deserto, in un deterioramento ambientale. Ma siamo in una fase in cui possiamo ancora determinare il successo di questa operazione. Ci hanno dato questa occasione e dobbiamo gestirla al meglio. Ritengo anche che più saranno coinvolte le popolazioni residenti e le amministrazioni locali e minore sarà il rischio di vedere cattedrali nel deserto.
Si sta facendo strada la proposta, da parte di enti come Espaci Occitan, di associazioni come la Chambra d'îc e del nostro stesso giornale, che nelle Olimpiadi 2006 venga riconosciuta una ufficialità alla lingua occitana, alla pari con le altre lingue.
Erminio Ribet, che si occupa di queste cose nel TOROC, mi ha già mandato una bozza al riguardo. La proposta è interessante. Io credo che, se non lingua ufficiale, come è stato richiesto in un modo un po' forte, sicuramente come lingua delle valli olimpiche l'occitano troverà il suo posto.
Ho accennato a Espaci Occitan. Lei è uno dei padri fondatori di questo grande progetto, l'ha seguito passo dopo passo in questi anni, l'ha difeso e continua ad aiutarlo. Che valutazione ne dà allo stato attuale?
Dico solo che questo progetto può fallire solamente per problemi endogeni. Espaci Occitan non deve cadere nella trappola del veleno associazionista, deve rimanere al di sopra di questo magma, deve riuscire ad essere oggettivamente un riferimento per tutti gli occitani, e non la riserva di qualcuno contro qualcun altro. Se riesce ad essere la casa comune che gli enti pubblici dell'area occitana mettono a disposizione di tutta la cultura del territorio, allora sarà una grande occasione di crescita per le Valli Occitane.
Un'ultima domanda: come valuta l'esperienza di questi sei anni passati a fare l'assessore alla montagna?
Quando uno supera il "complesso di Fort Apache" - accerchiato a difendersi con un fucilino da orde di nemici - allora comincia ad avere qualche soddisfazione. Con orgoglio posso dire che il mio assessorato è quello che spende di più rispetto ai fondi stanziati: siamo intorno all' 85%, contro una media del 50% degli altri assessorati. Ma come montagna abbiamo bisogno di diventare un centro di attrazione per una nuova immigrazione. La mia speranza è che la grande progettualità della montagna piemontese possa consentire un'inversione di tendenza, un aumento e un ringiovanimento della popolazione, un miglioramento della qualità della vita di chi risiede e lavora in montagna.
A cura di Diego Anghilante
OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 11- dezembre 2001 - N° 262