Nuova vita per la casa della meridiana
La
casa della meridiana, che si trova nel capoluogo di Elva, Lou Sere, a 1637 mt.
di quota, è un edificio di singolare interesse.
Non ci troviamo di fronte solamente
ad un bell’esempio di architettura spontanea montana che conserva, nonostante
superfetazioni e ampliamenti, un insieme armonico, ma a una rara testimonianza
di quanto potesse ardire (in area occitana) l’arte edificatoria.
Il contadino montanaro che concepì
e probabilmente edificò buona parte della casa fu un vero maestro in
arti applicate.
Dall’esame dell’edificio, dagli accorgimenti
e dalle tecniche che impiegò, si può dedurre che avesse sedimentato
nel suo bagaglio culturale, consapevolmente o meno, conoscenze diffuse e variegate.
La casa ha caratteri ed influssi tipici
dell’area occitana ma svela richiami di provenienza alpina-walser e in ultima
analisi mitteleuropea. Il risultato è un organismo edilizio in cui tradizione
lignea e magistero lapideo si fondono perfettamente con esiti di grande suggestione
che rimarcano quella peculiarità culturale distintiva di Elva, perla
della valle Maira.
L’edificio presenta sin dal primo
impatto connotazioni ben visibili e per certi versi uniche. Intanto il sito:
un balzo di roccia che degrada verso il ripido pendio, accanto all’altura dominata
dalla parrocchiale di Elva, ben nota per il grandioso ciclo pittorico in essa
contenuto.
La parete rocciosa delimita l’ancoraggio
a monte a cui fa pendant l’altro a fronte valle, sormontato da arditi pilastri,
dal tetto scala su tre piani fino all’affaccio sul prato sottostante in un intreccio
di sporti e di sbalzi in legno quanto mai arditi.
Il tetto a due falde a copertura in
lose è sorretto da grandi travi in larice appoggiate al colmo che si
alletta al muro ed ai pilastri su dormienti.
L’orditura secondaria, formata un
tempo da travicelli lignei, è stata sostituita da un assito sempre in
larice e da un complesso ma assai efficace pacco isolante a più strati
di assicelle in abete alternate a listelli e costane e altri materiali idonei
a garantire un elevato grado di isolamento e di impermeabilizzazione.
Sotto è distribuita su tutta
l’ampiezza della casa la zona dedicata originariamente al ricovero del foraggio,
quindi ben areata per impedire la fermentazione del fieno.
Realizzata completamente in legno,
fungeva da involucro un assito addossato agli arditi pilastri a pianta quadrata,
che avevano il merito di sottrarre il minimo ingombro alla volumetria utile.
Il foraggio serviva altresì da isolante termico alla parte abitata ed
attraverso opportune botole poteva raggiungere per caduta la stalla.
Questa tipologia edificatoria ha radici
antichissime ed è comune a tutta la fascia alpina. Edifici completamente
in legno, costruiti con la tecnica Blockbau, anch’essi presenti sul territori
di Elva, avevano una durata inferiore, anche per la difficoltà di garantirne
una adeguata manutenzione.
L’esempio offerto dalla casa della
meridiana è significativo anche per l’utilizzo dell’altro materiale d’elezione,
la pietra. Si sa che il pietrame consente di assecondare le più svariate
esigenze del fabbricare: fondazioni, muri portanti e di contenimento in quadro
o fuori quadratura e addirittura in curva. Inoltre la pietra è ideale
per il camino e per la cellula del fuoco.
La competenza nella lavorazione della
pietra emerge anche dalla tessitura dei muri: in questo caso la pezzatura è
minuscola ed è quindi trattata con un minimo impiego di malta di legante,
in quanto nella conca di Elva scarseggiano sia le cave da pietra che gli inerti
quali le sabbie di rio.
Fra la stalla e la parte abitata non
esistevano porte, quindi l’unico camino aveva una funzione complementare al
calore animale e più che per riscaldare era usato per cuocere i cibi.
All’interno, ricavata nella roccia,
vi è un accenno di scala a chiocciola, singolare soluzione per mettere
in comunicazione due livelli dell’edificio.
Il quadrante da sole, con tanto di
gnomone che dà il nome alla casa, fu fatto dipingere sul pilastro centrale
da Dau Pietro nel 1895 e resta ancor oggi testimone silenzioso dello scorrere
del tempo in questo lembo di Occitania ed in questa casa che pare voler abbracciare
il carro del sole nel suo percorso.
La Comunità Montana Valle Maira,
il Comune, la Regione Piemonte, con una serie di interventi mirati si sono proposti
di riconsegnare a Elva e a tutta la valle Maira questo gioiello, nel quale potrebbe
trovar sede il museo dei Caviè, oltre ad uno spaccio e a una sala polivalente.
Gli altri volumi a disposizione potranno
assolvere svariate utilità per una comunità di alta montagna con
una forte valenza turistica.
OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 9- outoubre 2001 - N° 260