Quando Strasburgo si trasformò in Babele
A 20 anni dalla Risoluzione Arfè

"Ieri l’aula di Strasburgo si è trasformata nella Torre di Babele". Fu questo il commento scandalizzato pubblicato su un quotidiano francese uscito il 17 di ottobre dal 1981. Il giorno prima il Parlamento Europeo aveva approvato per la prima volta una risoluzione sulla tutela delle minoranze e molti parlamentari dichiararono il loro voto favorevole parlando nella loro lingua propria: in occitano, in bretone, in gallese…. Quelle lingue, diverse da quelle maggioritarie e "nazionali" degli stati e pertanto ignorate da parte delle istituzioni oppure esplicitamente osteggiate, considerate come macchie di sporco sull’abito buono della nazione "una d’arme, di lingua, d’altare", erano state utilizzate in un’occasione ufficiale e in un luogo ufficiale e prestigioso. E soprattutto era stata data approvazione ad un documento che riconosceva l’importanza di tutte le espressioni culturali d’Europa. A vent’anni da quel venerdì di ottobre, la Risoluzione su una Carta delle lingue e culture regionali e una Carta dei diritti delle minoranze etniche, meglio nota con il nome del suo relatore, Gaetano Arfè, mantiene ancora un grande valore, sia dal punto di vista storico, sia sotto il profilo dei suo contenuti.

L’importanza storica della prima Risoluzione Arfè per le minoranze (nel 1983 ne venne poi approvata una seconda, il cui relatore fu ancora il parlamentare socialista italiano) dipende da più fattori. In primo luogo la sua approvazione si inserisce pienamente nel quadro di un momento di avanzamento del processo d’integrazione europea: nel 1979 per la prima volta i cittadini degli stati membri della Comunità si recarono alle urne per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo. Ciò rappresentò un’evidente crescita in senso democratico, in quanto, nonostante le limitate competenze, si andava profilando un Parlamento "nuovo", il quale trovava forza nella legittimazione ricevuta con il voto popolare e quindi poteva interpretare e cercare di soddisfare meglio le istanze e le esigenze dei cittadini che rappresentava. Proprio quel Parlamento già il 26 ottobre 1979 cominciò a lavorare su un testo in grado di affrontare compiutamente una questione di libertà, eguaglianza sostanziale e progresso come quella riguardante la tutela delle minoranze etniche e linguistiche.

La prima Risoluzione Arfè ha anche il merito di aver indicato con chiarezza un percorso che tutte le istituzioni europee hanno in qualche modo seguito. In particolare la sua approvazione comportò l’inserimento di queste tematiche nell’alveo delle politiche comunitarie, con l’apertura di una linea di bilancio a supporto di iniziative e progetti in questo ambito. Essa, inoltre, contribuì con la quasi contemporanea (approvata il 7 ottobre) Raccomandazione 928 dell’Assemblea consultiva del Consiglio d’Europa ad avviare il processo che ha portato all’adozione della Carta europea delle lingue minoritarie e regionali.

La Risoluzione Arfè rappresenta una svolta epocale per i suoi contenuti. Essa in maniera organica e articolata affronta i temi dell’effettivo pluralismo linguistico non soltanto dal punto di vista culturale, bensì nella sua interezza, cioè anche collocandolo in un contesto politico, giuridico e di orientamento chiaramente europeista. In sintesi: ogni componente linguistica e culturale europea è un valore comune "a tutto tondo" per un’Europa che è, vuole e deve essere "una e plurale"; dare attuazione di politiche di tutela delle minoranze e di promozione delle loro lingue, da utilizzare in ogni ambito della vita quotidiana, significa riconoscere diritti e attuare principi di democrazia sostanziale; ogni comunità etnica minorizzata è una risorsa per la costruzione dell’Europa unita.

Una Risoluzione quanto mai d’attualità, soprattutto in tempi di euro nel portamonete.

Marco Stolfo

 

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 9- outoubre 2001 - N° 260