Dei pappagalli nelle Alpi?
Un atlante parlato e una passeggiata tra i dialetti occitani

Nelle sue "Mémoires d’outre-tombe", Chateaubriand (1768-1848), uno dei precursori del Romantismo francese, dissertava cosi sulla morte delle lingue indiane d’America (parte 1, livro 6):

"Aujourd’hui, le bas breton, le basque, le gaélique, meurent de cabane en cabane à mesure que meurent les chevriers et les laboureurs.

Des peuplades de l’Orénoque n’existent plus: il n’est resté de leur dialecte qu’une douzaine de mots prononcés dans la cime des arbres par des perroquets redevenus libres... Tel sera tôt ou tard le sort de nos jargons modernes... Quelque corbeau envolé de la cage du dernier curé franc-gaulois dira, du haut d’un clocher en ruine, à des peuples étrangers à nos successeurs. Agréez ces derniers efforts d’une voix qui vous fut connue: vous mettrez fin à tous ces discours.

Soyez donc Bossuet (famoso oratore religioso di fine ’600), pour qu’en dernier résultat votre chef d’oeuvre survive dans la mémoire d’un oiseau, à votre langage et à votre souvenir chez les hommes."

Ultimamente i dialettologi francesi hanna avuto l’idea di mettere in gabbia alcuni degli ultimi papagalli delle Alpi francesi.

Il "Centro de dialectologie de Grenoble", università Stendhal, studia le parlate della regione francese Rhône-Alpes. Questo patrimonio linguistico viene presentato di solito negli "atlanti linguistici", raccolte di carte dove le parole sono trascritte in carattere fonetici e, per questo motivo, accessibili solo agli specialisti.

Per la prima volta, grazie all’atlante "parlato" che ci propone l’università di Grenoble, si può scoprire, ascoltando direttamente le parole e le espressioni raccolte, le particolarità delle parlate locali alpine, e le loro variazioni di villaggio in villaggio.

L’atlante parlato, realizzato da Isabelle Marquet, è une delle opere on-line proposte dal 1999 sul sito della casa editrice ELLUG ("Editions littéraires et linguistiques de l’Université de Grenoble"): www-ellug.u-grenoble3. fr/ellug. Consente di sentire liberamente la registrazione di 700 parole o espressioni tali quali sono state pronunciate dagli abitanti dei 25 villagi scelti per rappresentare i due gruppi linguistici delle Alpi sud-occidentali: il francoprovenzale, dalla Maurienne al nord-Vercors, e l’occitano alpino tra Trièves, Gap e il Brianzonese.

Ogni singola parola è accessibile selezionando prima uno dei 15 temi ("il clima", "contare", "coniugare", "casa", "cucina", ecc.), poi una delle parole comprese nella lista del tema scelto (per il clima: "piove", "sta per nevicare", ecc.). Per ascoltare la pronuncia della parola scelta nel dialetto di uno dei villaggi, basta cliccare sulla posizione del villaggio nella carta del territorio.

E, come una famiglia di papagalli instancabili, l’atlante parlato può ripetere, per l’eternità, tutto il suo vocabolario. Un vantaggio per chi vuole familiarizzarsi con l’occitano dal lato francese delle Alpi, dove non è sempre facile trovare parlanti competenti, disponibili e pazienti!

Inoltre 21 cartine dettagliano la ripartizione sul territorio alpino di alcuni tratti fonetici esemplari.

Con pochi movimenti di mouse e qualche "clic", si percorre la parte occitana di quest’atlante, ricostituendo cosi quella che poteva essere la conversazione in un giorno della grande fiera di settembre, quando si trovavano riuniti a Briançon mercanti e clienti venuti dall’Oisans, del Queyras o dal Brianzonese, e ognuno raccontava nella sua parlata il proprio viaggio o il tempo che faceva.

Come allora, si percepisce ancora benissimo l’originalità di alcune parlate, le pronuncie singolari o le parole inaspettate. Ma si notano soprattutto le somiglianze e si verifica l’esattezza della definizione che uno dei padri dell’occitanismo moderno, Antonin Perbòsc (1861-1944), dava della lingua occitana: "Cent parlars que n’en fan qu’un".

Un atlante parlato dell’occitano cisalpino su sito Internet potrebbe rivelarsi un buon strumento per fare conoscere al grande pubblico l’unità dell’occitano delle Valli, e, allo stesso tempo, per testimoniare la ricchezza delle pronuncie e delle forme locali. Inoltre si tratterebbe di uno strumento pedagogico interessante per chi vuole acquisire le basi di una corretta pronuncia dell’occitano locale, fornendo al principiante un ripetitore instancabile e sempre disponibile.

Un atlante parlato, forse un’idea di servizio linguistico da proporre al futuro Espaci Occitan, e che diventerebbe rapidamente utile a tutte le valli, da Bardonnechia a Realdo.

Ma anche un’occasione per finalizzare la ricca esperienza degli universitari torinesi, che lavorano sotto la direzione di Tullio Telmon all’"Atlante Parlato del Piemonte" presentato al Museo della Montagna di Torino nel 1995, alla promozione dell’occitano nelle Valli.

Jean-Michel Effantin

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 8- setembre 2001 - N° 259