Lupi di sinistra e pecore di destra

Da un anno a questa parte non vi è quasi numero di questo giornale senza un articolo sul dibattuto tema delle centraline idroelettriche; naturalmente "Frere 2" in Valle Maira la fa da padrone, ma non mancano punti di polemica in quasi tutte le altre Valli.

L’estate appena trascorsa ha visto nascere addirittura un coordinamento dei comitati contrari alle centraline nelle Valli Occitane.

Molti articoli apparsi su queste colonne hanno espresso posizioni contrarie alla costruzione di nuovi impianti.

Né su questo, né su altri giornali locali, è emerso un momento di riflessione generale, slegato dalle tensioni locali, che fanno notizia, ma che non sempre fanno chiarezza sui problemi.

Ciò è comprensibile per il fatto che ogni intervento si colloca in un contesto determinato, tocca interessi ben definiti, suscita di conseguenza posizioni contrarie variamente articolate. Per restare alle vicende a cui O.V. ha dato voce, è evidente che vi è una certa differenza tra le perplessità espresse da William Pons sulle centrali previste sul Chisone, e la posizione manifestata dal neonato Comitato sorto a Sampeyre, in opposizione all’impianto proposto sul rio Birrrone a Rore, Comitato che rifiuta l’idea stessa che possa essere costruita una centralina, considerandola dannosa a priori, anche se la società che ha richiesto la concessione è composta dai frazionisti ed aperta all’azionariato locale.

Tuttavia alcuni temi sembrano emergere in comune: i progetti previsti porteranno al prosciugamento dei corsi d’acqua, l’ambiente verrà irrimediabilmente compromesso, l’utile sarà unicamente in mano ai privati, la legge che incentiva la produzione di energia alternativa da vendere all’Enel non ha futuro, poiché i prezzi praticati sono fuori mercato; infine, spesso si sottintende l’idea che gli amministratori locali sono inaffidabili, poiché, nella migliore delle ipotesi, incapaci di difendere gli interessi del territorio, nella peggiore conniventi con interessi esterni consistenti.

Il problema di gran lunga più acuto è quello legato all’impianto di Frere in alta Valle Maira, poiché la controparte del Comitato è il Comune di Acceglio e la quasi totalità del Consiglio della Comunità Montana, Comunità che è direttamente impegnata in quanto maggiore azionista della società costruttrice. Anzi, da due amministrazioni a questa parte il progetto è considerato strategico in una politica di sviluppo e di autogestione delle risorse. Così strategico che è stato fatto proprio dalla Regione Piemonte ed inserito nei programmi di finanziamento dell’Interreg II. Oggi, paradossalmente, questo consistente finanziamento europeo è diventato il vero punto debole del "Progetto Frere", poiché, dal punto di vista pratico, salvo proroghe, i lavori dovrebbero essere conclusi entro la fine dell’anno, al pari di tutti i progetti finanziati con la precedente tornata dei fondi europei; ma questo è del tutto impossibile, stante la situazione di impasse in cui versa la costruzione dell’impianto.

Dalla lettura delle cronache dei giornali emerge che quel progetto si è incagliato non per la sua debolezza economica o per motivi ambientali, ma in pastoie burocratiche, pratiche edilizie sbagliate, delibere incomplete, difformità ai piani regolatori, piani particellari di esproprio inapplicabili. A dirla in breve, condizioni che possono bloccare qualunque progetto del genere in contesti amministrativi disastrati come i nostri, soprattutto se questo è proposto da un ente pubblico, che in sé ha già elementi di lentezza burocratica che i privati non conoscono. Non pare un caso che negli anni scorsi a Canosio un progetto, a carattere esclusivamente privato, sia passato senza troppi intoppi, buono o cattivo che fosse.

Vista da fuori la vicenda "Frere" è tanto più emblematica in quanto gestita da un ente pubblico sovracomunale, inserita in una programmazione delle gestione della risorsa, finalizzata a produrre fondi da reinvestire in progetti di sviluppo nella Valle. Da nessun’altra parte nelle Valli Occitane ciò è avvenuto. In un contesto del genere è sconfortante vedere che le offerte di dialogo a suo tempo proposte dalla Comunità Montana non siano neanche state prese in considerazione, contando sulla probabile perdita dei contributi previsti dall’Interreg II.

In questo, come in tutti gli altri casi, emerge una opposizione che si basa su assiomi che si cerca sempre di dimostrare nella lettura tecnica del progetto, ma che ha un a priori ideologico: le centrali distruggono l’ambiente, tengono lontano il turista; bisogna fermarle ed in loro vece proporre la nascita di parchi ecologici.

Queste posizioni trovano pochi sostenitori locali, ma migliaia di firme a favore. Siccome poi di parchi la Regione da anni non vuol più sentir parlare e la popolazione locale ancora meno, va a finire che l’impianto si ferma, in alternativa non nasce nulla, ma la comunità locale ne esce lacerata.

Sicuramente gran parte dei progetti presentati presentano dei problemi e necessitano di profonde correzioni; ma è troppo dire che l’opposizione centraline ed ambiente, centraline e turismo sia tutta da dimostrare? Davvero non è possibile mettere i diversi interessi attorno al tavolo e trovare il punto di incontro?

A Bellino da poco è attiva una centralina, costruita dai privati, concordata con il Comune. Non risulta che l’ambiente, pur di valore, ne abbia patito, tanto meno che il turismo ne abbia sofferto; anzi, il restauro di 30 meridiane fatto dal Comune e l’esistenza di un buon Rifugio escursionistico a quattro passi dalla centralina hanno fatto di Bellino un comune in pieno sviluppo turistico, in cui vi sarebbe spazio per molte altre attività imprenditoriali. Bellino non è Frere; ma davvero a Frere, come a Rore, come in molte altre parti, non è possibile discutere e trovare un punto in comune, invece di dar corda alla canzone di Gaber "destra sinistra", per cui si sa che le centraline sono di destra, mentre i parchi sono di sinistra, così come, in altri contesti, sono di sinistra i lupi e di destra le pecore?

Questi schemi ideologici rispondono bene ad una visione esterna alle Valli, trovano sempre qualche sponsor politico che li cavalca, ma sono di ostacolo a chi intende trovare i migliori criteri per la gestione della risorsa, per affrontare i problemi tecnici ed ambientali del rilasci di acqua, per la riduzione dell’impatto ambientale, ivi compreso quello visivo; non consentono un coinvolgimento diretto dei comitati di base nelle varie fasi di costruzione dell’impianto e nel controllo della sua successiva gestione.

L’acqua, lo diciamo da sempre, è una risorsa strategica per le Valli, il suo utilizzo deve certo essere rapportato all’impatto sul territorio, ma deve comportare benefici per l’economia locale. Oggi non abbiamo altri organismi che i nostri enti locali a cui demandare delle scelte, siano esse sull’idroelettrico che sull’idropotabile. Ciò avviene in scenari generali in grande cambiamento. La privatizzazione dell’ENEL comporta l’entrata in scena di molti altri soggetti imprenditoriali e presumibilmente vanifica la vendita dell’energia a costi non di mercato. La medesima privatizzazione è in corso con l’avvio della Legge Galli nel settore dell’idropotabile dove, più che la sterile protesta dei comuni che si fanno commissariare, serve una strategia comune di tutta l’area montana, avendo ben chiaro, giorno dopo giorno, quali siano gli interessi esterni da contrastare. Nel settore dell’autoproduzione di energia elettrica i soggetti pubblici e privati che hanno investito e stanno investendo, dovrebbero sin d’ora orientarsi per la vettorializzazione dell’energia prodotta e sul suo utilizzo a beneficio di consumatori presenti sull’area. Ben gestita questa operazione potrebbe comportare non pochi benefici per investimenti produttivi nelle Valli.

Ancora una volta si ha l’impressione che, mentre sul territorio ci si accapiglia, creando schieramenti e steccati, altrove evolvono scenari che ci sfuggono e di cui non teniamo conto, perdendo occasioni di sviluppo. In Valle d’Aosta la Regione, proprio per non essere tagliata fuori dalla gestione della risorsa idroelettrica, ha costituito due società con l’ENEL: una per la gestione delle centrali e l’altra per la gestione delle linee. Nel suo piccolo la creazione della "Maira s.p.a" era un tentativo di andare in quella direzione; un tentativo che andrebbe allargato alle altre comunità montane, più che ucciso sul nascere sotto una montagna di ricorsi.

Comunque vada la vicenda di "Frere", la nascita di un coordinamento dei comitati contro le centraline delle Valli Occitane è un fatto politico nuovo di tutto rilievo. E’ ora opportuno che gli enti locali delle Valli Occitane si parlino e definiscano una strategia da sottoporre a Province e Regione, evitando che esperienze come la "Maira s.p.a." restino un patrimonio di una sola Valle, magari in balia a tensioni che, lasciate alla sola gestione locale, le portano a morte traumatica.

Dino Matteodo

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 8- setembre 2001 - N° 259